#Venezia83: L’Estranea (2026), recensione in anteprima: quando l’orrore bussa alla porta di casa

Il genere horror non è solo un’incubatrice di jumpscare, mostruosità e terrore. Può essere anche uno strumento, un mezzo per veicolare una narrazione più intima, profonda, personale. Con L’Estranea (The Spiral), Paolo Strippoli conferma di essere una delle voci più interessanti del nuovo cinema di genere italiano. Presentato in concorso alla 83ª Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, il film parte come un thriller familiare dai contorni quasi realistici e scivola progressivamente verso l’horror soprannaturale, costruendo una storia nera e crudele sul bisogno di apparire perfetti, sulla paura del fallimento e soprattutto sull’illusione di poter controllare il destino.

Al centro della storia c’è Anna (interpretata da una Jasmine Trinca straordinaria), una madre che ha costruito tutta la propria esistenza intorno alla famiglia e all’idea di garantire ai propri figli un futuro migliore. È una donna che vuole controllare ogni cosa, convinta che amore e protezione significhino anche scegliere per gli altri. Ma quando una tragedia sconvolge il suo mondo, Anna si trova davanti ad un incontro con una misteriosa donna (Valeria Bruni Tedeschi in stato di grazia), che le offre una soluzione. Naturalmente, ogni dono ha un prezzo.

Il titolo internazionale, The Spiral, racchiude perfettamente la filosofia del film. I personaggi credono continuamente di poter tornare indietro, di poter correggere un errore, di poter rimettere le cose a posto. Ma ogni tentativo di risolvere un problema ne genera un altro, e ogni nuovo compromesso conduce ancora più vicino al centro dell’incubo. È una spirale narrativa, ma anche emotiva e visiva.

La regia ha un’eleganza che non cerca mai di nascondere la propria natura spettacolare. Al contrario, L’Estranea sembra divertirsi a costruire immagini memorabili, alternando momenti di inquietante normalità a improvvise esplosioni di orrore. La fotografia, le scenografie, il montaggio e soprattutto il sound design concorrono a creare un universo nel quale qualcosa sembra essere sempre leggermente fuori posto. È proprio questa sensazione a rendere il film così efficace: l’orrore non arriva soltanto quando appare il mostruoso. È già presente nelle case, nelle relazioni, nei ricordi e soprattutto nei rapporti tra i membri della famiglia.

Strippoli riesce inoltre a trovare un equilibrio particolarmente felice tra paura e umorismo nero. Alcune situazioni sono autenticamente inquietanti, altre hanno una componente grottesca che provoca quasi una risata nervosa. È un tono difficile da controllare, ma il regista lo governa con grande personalità, evitando che il film venga ingabbiato nella categoria del semplice horror psicologico.

E poi ci sono loro: Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi. Il film vive letteralmente della loro presenza. Trinca costruisce Anna come una donna progressivamente divorata dalla propria ossessione. È una performance fisica, dolorosa, capace di comunicare contemporaneamente amore, paura, senso di colpa e una crescente incapacità di distinguere ciò che è necessario da ciò che è semplicemente desiderato. Valeria Bruni Tedeschi, invece, è qualcosa di magnifico, conturbante. La sua estranea è inquietante proprio perché non assomiglia al classico demone cinematografico. Non ha bisogno di trasformarsi continuamente, di alzare la voce o di ricorrere a effetti spettacolari per dominare una scena. Può essere elegante, ironica, divertente, e un attimo dopo diventare terrificante. È una creatura che sembra conoscere le debolezze umane meglio degli esseri umani stessi, ed ogni sua apparizione porta con sé una sensazione di pericolo. Il duello tra le due attrici è quindi il vero cuore pulsante del film: da una parte una madre convinta di poter controllare il destino, dall’altra una presenza che sembra sapere perfettamente che il destino non appartiene a nessuno.

“Io comunque tifavo Francia” – Valeria Bruni Tedeschi in L’Estranea

Ma L’Estranea funziona anche perché Paolo Strippoli non dimentica mai che l’horror deve essere, prima di tutto, materia. Ed è qui che il lavoro sugli effetti pratici e prostetici merita un applauso particolare. In un’epoca in cui molte produzioni affidano quasi automaticamente le proprie trasformazioni fisiche alla CGI, Strippoli sceglie di dare al suo orrore un peso concreto, carnale, tangibile. Ferite, deformazioni e alterazioni del corpo hanno una presenza fisica che rende le immagini molto più disturbanti: sembrano appartenere realmente allo spazio davanti alla macchina da presa. Non è soltanto una questione di realismo: gli effetti prostetici contribuiscono alla poetica stessa del film. La paura diventa materia, carne, pelle, cicatrice. Il corpo non è più semplicemente il contenitore dei personaggi, ma il luogo nel quale si manifestano le conseguenze delle loro scelte. Il lavoro di prosthetic design di Denise Boccacci e Andrea Leanza, con la supervisione di Olivier Afonso, è perciò uno degli elementi che aiutano L’Estranea a distinguersi all’interno del panorama dell’horror italiano contemporaneo.

L’Estranea non sembra chiedere il permesso di essere un horror italiano. Non cerca di nascondere il genere sotto una patina di rispettabilità, né considera il body horror, il grottesco o il demoniaco come elementi da giustificare. Li usa per parlare di famiglia, classe sociale, narcisismo, genitorialità e bisogno di controllo. Alla fine, il diavolo è quasi la parte più onesta della storia: fa una proposta, mantiene la parola e presenta il conto. Gli esseri umani, invece, continuano a chiamare amore il proprio bisogno di controllo. Ed è proprio qui che L’Estranea trova il suo morso più velenoso: non ci chiede se saremmo capaci di fare un patto con il demonio, ma quanto saremmo disposti a sacrificare pur di non accettare che le persone che amiamo non ci appartengono.

Forse è questo il vero patto che propone L’Estranea: non quello con il diavolo, ma quello che stringiamo ogni giorno con l’idea che il dolore possa essere evitato, che ciò che amiamo possa essere trattenuto, che ogni perdita abbia un prezzo con cui possiamo venire a patti. E allora l’estranea smette lentamente di sembrarci una presenza venuta da altrove. Forse era già lì, dall’inizio, ad aspettare soltanto che qualcuno le aprisse la porta.

L’Estranea di Paolo Strippoli arriverà nelle sale dall’8 ottobre, distribuito da 01 Distribution.

-Angelica

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