Per molto tempo lo Spider-Man del Marvel Cinematic Universe ha vissuto nell’ombra del suo stesso universo. Ogni film sembrava chiedergli di condividere la scena con qualcun altro: mentori, Avengers, multiversi, eredità ingombranti. Peter Parker era spesso definito da ciò che lo circondava più che da ciò che era.
Spider-Man: Brand New Day rompe finalmente questo schema. Per la prima volta il film sembra davvero interessato a raccontare Spider-Man, e non semplicemente un’altra avventura ambientata nell’MCU. Non è più il ragazzo che cerca di conciliare scuola, amicizie e responsabilità. Quel Peter è ormai scomparso. Al suo posto troviamo un uomo segnato dalle perdite, costretto a vivere quasi esclusivamente attraverso la maschera. L’identità civile è diventata un’eco lontana, mentre quella dell’eroe rischia di assorbire completamente la persona. È proprio qui che il film trova la sua forza.

Sotto l’apparenza di un cinecomic tradizionale si nasconde infatti un racconto sorprendentemente intimo, che parla di solitudine, crescita e del difficile equilibrio tra ciò che mostriamo al mondo e ciò che custodiamo dentro di noi.
L’azione, pur presente, non rappresenta mai il vero centro del racconto. Ogni combattimento sembra piuttosto riflettere un conflitto interiore. I nemici non sono soltanto ostacoli da sconfiggere, ma incarnazioni delle paure, dei sensi di colpa e delle ferite che Peter continua a portarsi addosso.
Da questo punto di vista, Brand New Day recupera lo spirito delle storie di Stan Lee e Steve Ditko. Lo Spider-Man delle origini non è mai stato un supereroe invincibile: è sempre stato un ragazzo che, dietro il costume, continuava a fare i conti con il dolore, con la responsabilità e con il peso delle proprie scelte. Il film sembra ricordarsene.


Anche Bruce Banner si inserisce naturalmente in questo discorso. Più di qualunque altro personaggio del Marvel Universe, Hulk rappresenta la convivenza con il proprio mostro interiore e avrebbe potuto diventare uno specchio perfetto per Peter. Purtroppo questa intuizione rimane solo parzialmente sviluppata. Il suo arco narrativo appare sacrificato, quasi schiacciato dalla quantità di temi che il film desidera affrontare. È probabilmente l’aspetto che lascia maggiore rammarico, perché le possibilità erano enormi.
La sceneggiatura, in alcuni momenti, sceglie percorsi prevedibili. Alcune sottotrame vengono introdotte con interesse senza trovare uno sviluppo altrettanto incisivo, e il racconto avrebbe probabilmente beneficiato di un ritmo più paziente, disposto a concedere maggiore respiro ai suoi personaggi. Eppure questi limiti non compromettono il cuore dell’opera.

Ciò che colpisce davvero è il cambio di prospettiva. Brand New Day rinuncia all’iperattività narrativa e all’umorismo incessante che avevano caratterizzato la trilogia Home, scegliendo invece un tono più contenuto, malinconico e riflessivo. Lascia finalmente spazio ai silenzi, alle conseguenze delle azioni e al peso emotivo che Peter porta sulle spalle.
Anche Tom Holland sembra beneficiarne enormemente. Liberato dalla necessità di rincorrere continuamente il ritmo del Marvel Cinematic Universe, può finalmente costruire uno Spider-Man più maturo, vulnerabile e autonomo. Un eroe che non ha bisogno di essere definito dagli altri per esistere. È forse questo l’aspetto più sorprendente del film.


C’è poi un altro elemento che contribuisce a restituire al film il sapore delle storie classiche di Spider-Man: New York. Più che in qualsiasi altro capitolo dell’MCU dedicato all’uomo-ragno, la città torna a essere una presenza viva, quasi un personaggio silenzioso che accompagna Peter nel suo viaggio. Non è soltanto lo sfondo delle sequenze d’azione, ma il luogo in cui la sua solitudine prende forma. I tetti, i vicoli, le strade illuminate dalle insegne notturne e i grattacieli attraversati dalle sue ragnatele restituiscono quella dimensione urbana che da sempre definisce Spider-Man. Peter Parker non è un eroe che protegge il mondo intero: è un ragazzo che appartiene profondamente alla sua città, ed il film sembra sottolinearlo in ogni inquadratura.

Brand New Day utilizza il linguaggio del blockbuster, ma il suo interesse principale è altrove. Non racconta soltanto di un uomo che combatte i supercriminali. Racconta di qualcuno che cerca disperatamente di non perdere se stesso mentre il mondo continua a chiedergli di essere soltanto un simbolo. Per questo motivo, al di là delle sue imperfezioni, è il film dell’MCU che più mi ha restituito la sensazione di ritrovare il vero Spider-Man. Non quello delle grandi battaglie o degli eventi spettacolari, ma quello che Stan Lee aveva immaginato fin dall’inizio: un eroe che salva gli altri mentre cerca, ogni giorno, di salvare anche se stesso.
Osservando il percorso di Peter, viene spontaneo chiedersi quale sia il destino di un eroe che ha sacrificato così tanto della propria vita. Brand New Day non offre una risposta definitiva, ma lascia intuire che alcune ferite non siano destinate a guarire. Peter sembra ormai appartenere a quella categoria di protagonisti per cui l’eroismo non coincide con la vittoria, bensì con la perseveranza. Continuare a indossare la maschera, nonostante tutto. Continuare ad amare una città che forse non saprà mai davvero chi la protegge. Continuare a essere Spider-Man, anche quando questo significa rinunciare, ogni giorno, a una parte di Peter Parker.
-Angelica


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