Tutte le mie recensioni sono scritte in modo impersonale, senza usare verbi in prima persona o considerazioni personali. Per la prima volta, qui su The Cine Crows, romperò la regola, perché credo che abbiate bisogno di leggere questo testo attraverso le mie emozioni e il mio cuore; che Nolan sia un ottimo regista non si mette in dubbio, può piacere o meno, ma la sua bravura è reale. Detto ciò, vi prego di prendere la mano che vi sto tendendo, per raccontarvi com’è stato vedere The Odyssey e sì, vi darò anche un po’ di contesto personale, tenete gli occhi aperti.
Da piccola mi addormentavo spesso leggendo la mitologia greca. Ero affascinata da qualsiasi storia, il canto di Omero non ha mai parlato solo alla mia testa, ma soprattutto a quell’organo palpitante che versa sangue in tutto il nostro corpo. Sognavo battaglie e tutti quegli ideali intersecati nelle fitte trame di un mondo ormai seppellito dalla memoria e dalla contemporaneità. Per anni ho cercato di trovare un ruolo fondamentale alle tante leggende che ho letto, ero quasi riuscita a inserirle nel mio percorso di studi, ma poi ci sono state così tante giravolte – i classici vicoli della vita che ti catturano – che sono rimaste nel cassetto della mia infanzia e della mia adolescenza. I miei genitori mi hanno fatto vedere tutti i possibili film a riguardo, perché ero affamata di vedere quelle storie vivere davanti ai miei occhi. Successivamente, ora, ai miei quasi trent’anni, Nolan decide di partorire l’idea di portare al cinema la pellicola in 70mm che solo pochi di noi potranno vedere, ma lo sappiamo, lui è fatto così. La sua premessa è precisa: dare una sua versione del famoso poema epico, non si preoccupa minimamente delle polemiche cresciute negli ultimi mesi, delle dichiarazioni di Lupita Nyong’o su quanto le donne siano centrali o meno; delle critiche sul cast proveniente da diverse etnie. Nolan riporta il poema epico nel 2026 e questo dovrebbe bastare per andare in sala, non pensare alle polemiche e semplicemente guardare uno degli eventi più importanti della storia.
Sì, gli do questa importanza, perché chi altro si sarebbe arrischiato così tanto da ricreare l’Odissea in questo modo? Siamo onesti, Christopher può stare sulle scatole a molti, ma chi l’avrebbe fatto, nella nostra contemporaneità, se non lui? Il suo punto forte è : “Non mi importa cosa dite, io faccio” ed è esattamente il motivo per il quale questa pellicola esiste.

Ora, venendo per gradi, mi vorrei soffermare su una polemichetta spiccia creatasi negli ultimi mesi riguardo al cast, tra i tanti ruoli, prendiamone uno a caso, che ha pochissima importanza e non è la ragione per la quale tutti sono andati in guerra.. Elena di Troia è nera! Non solo! Nolan le ha addirittura dato due figure da portare sul grande schermo: Lupita Nyong’o personifica anche la sorella di Elena, Clitemnestra. Uno shock culturale, per molti. Possiamo fermarci a riflettere un attimo? Essenzialmente, quand’è che Nolan ha detto a qualcuno, nell’orecchio, in segreto, evidentemente, che la sua sarebbe stata una rappresentazione storica? Fate trapelare questa informazione, perché in quel caso dovremmo fargli notare anche che forse i Ciclopi non sono mai nemmeno esistiti. Forse, per evitare di rinchiudersi nelle polemiche, sarebbe meglio se si andasse a vedere direttamente un documentario REALE sulle sirene. Ah no, mi sa che non si può fare.
Ironia a parte, credo che il passatempo preferito del 2026 sia criticare qualsiasi cosa che possa apparire lontana e minacciosa. Elena di Troia deve essere bianca perché rappresenta una cultura “reale”; non esiste che gli africani o i cinesi siano presenti nel film. Perfetto, quando si troverà un documentario girato in camera a mano sulle vicende di Atene e Sparta, sarò la prima a vederlo. Un po’ impossibile, vero?
Quello che mi viene da dire è che, con tutto quello che sta succedendo nel mondo, ognuno di noi ha bisogno di tenere care le tradizioni, i poemi, le mitologie. Si ha paura del diverso, ancora, dopo secoli, e si vuole proteggere il proprio retaggio bianco. Ogni cosa deve essere come già era stata rappresentata, altrimenti è come se perdessimo potere su quella determinata cosa. Dove finisce e dove inizia la nostra “riappropriazione culturale”? Vi posso giurare che, se riuscirete a vedere The Odyssey senza pensare a queste polemichette, riuscirete a godervi il film per quello che è: un’espressione artistica.

Ora veniamo ai miei occhi e al mio cuore, che non hanno mai smesso di piangere per tutto il film. Vorrei evitare l’esperienza personale, ma, come vi ho detto, questa volta non ce n’è modo, anzi, forse l’unico tramite che ho di parlarvene è proprio questo.
Immaginate una bambina che entra nella sala, si mette nelle file in alto e aspetta che la sala diventi buia. Una bambina, non una donna di quasi trent’anni, specifico; appena ho messo i piedi in quella sala, guardando il poster del film, con il cavallo di Troia, Odisseo di fronte e il fuoco tutto attorno, la bambina che leggeva quelle storie ha preso il mio posto, così come l’adolescente arrabbiata col mondo intero, che si chiedeva cosa servisse per farsi ascoltare da quelle divinità greche.
Riuscite a rimanere con me? Il mio corpo sparisce e qualsiasi pensiero esterno viene filtrato dalla questione più importante del mondo: un essere umano guarda un’opera e si emoziona. Riuscite a percepire quanto sia importante questo evento nella sua vita? Bene, ora spostatelo su di voi o su chiunque vogliate e lì troverete la vera magia: vi renderete conto di quanto sia potente ricreare un poema epico simile nel 2026. The Odyssey riporta a galla tutte quelle sensazioni primitive che ci hanno reso esseri umani; il film diventa una storia raccontata attorno al fuoco, come sia nata la nostra fede verso lo sconosciuto, la religione dedicata ai fenomeni naturali, credere che il nostro destino sia scritto da qualcosa più grande di noi. Vedere The Odyssey al cinema non vuol dire guardare le storie che una persona ha raccolto nel corso della sua vita (o più persone, visto che non c’è sicurezza che Omero fosse un uomo solo), vuol dire sentire quello che i personaggi avrebbero provato in una situazione simile. Vuol dire far parte dell’acqua che li ha trascinati via di casa, sentire le lance sulla pelle, una volta usciti dall’ingegnoso cavallo, avvertire il fuoco di una città che viene demolita per amore, possessione, potere, fede. Vuol dire guardare Odisseo e pensare se ognuno di noi diventerà mai un’Itaca per un’altra persona, nel poco tempo che abbiamo disponibile su questa Terra.
Il cast è meraviglioso, niente di negativo da dire (almeno per quanto mi riguarda). Tutti rientrano perfettamente nel loro ruolo e si vede che c’è una forte regia dietro.
Il film, stilisticamente parlando, funziona benissimo. Nolan trova il modo di raccontare il poema diversamente, intrecciando le linee temporali e spaziali della narrazione, dando respiro anche ai momenti più lunghi e necessari per trasferire la storia. La fotografia non può non stupire. Qualsiasi cosa oggettivamente quantificabile rientra in una bellezza particolare.

Nolan amplifica il tempo, esso stesso diventa una metamorfosi continua e colpisce nel punto esatto che desiderava il regista: renderlo appetibile e coinvolgente per un pubblico del 2026, ormai abituato a effetti straordinari e una cgi mostruosa. Il film entra nel cuore perché non promette niente, se non essere una storia che funziona da sola, che parla per sé, anche se non fosse un riferimento stretto alle parole di Omero (vedete la differenza?).
Parlando anche di questo, è così irrispettoso il fatto che Nolan abbia voluto creare qualcosa che riuscisse a catturare il nostro cervello, ormai completamente dipendente dalla dopamina di contenuti di durata insignificante? È così da demonizzare la scelta di creare un’opera cinematografica che catturi il nostro cervello per 2 ore e 52 minuti e non per mezzo minuto su instagram (e bella compagnia)?
Sarà che forse stiamo guardando tutto da una posizione sbagliata, criticando il fatto che i pochi geni rimasti nel mondo, cerchino di avvicinarsi a un pubblico permanentemente anestetizzato, attraverso la loro arte? Io stimerei l’impegno e la scelta di provare a farci riconnettere con la materia grigia che ci rimane.
Francesca, questa non è la tua solita recensione professionale e oggettiva.
Beh, la verità è che farò un po’ come Nolan, non mi importa.
The Odyssey è stato creato per farvi sentire qualcosa, qualsiasi cosa! Vi disgusta? Vi fa arrabbiare? Lo odiate per come è stato fatto? Benvenuti nel mondo dell’arte. Qualunque cosa sentiamo guardando il film, Christopher Nolan ha vinto, perché ci avrà fatto provare provare delle emozioni e il nostro cervello sarà riuscito a emettere qualche bip di empatia verso le storie e verso tutto quello che ci rende umani.
The Odyssey vi aspetta al cinema da oggi, 16 Luglio 2026, distribuito da Universal Pictures!
Bellissima recensione!
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Grazie di cuore! Felice che sia piaciuta
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