The Odyssey: capolavoro o flop annunciato?

The Odyssey di Christopher Nolan non è ancora arrivato nelle sale. Eppure è già diventato uno dei film più discussi degli ultimi anni. Non per quello che mostra, ma per quello che ognuno immagina che sarà. C’è chi contesta il casting, chi grida all’inaccuratezza storica, chi si scandalizza per alcune dichiarazioni del regista e di Lupita Nyong’o, chi ha già deciso che sarà un capolavoro e chi invece che sarà un disastro.

L’inaccuratezza storica

Una delle critiche che ho letto più spesso su The Odyssey è “Non è storicamente accurato”. La mia domanda è: storicamente accurato rispetto a cosa?L’Odissea non è un testo storico. È un poema epico attribuito a Omero, composto probabilmente nell’VIII secolo a.C., che racconta eventi ambientati in un passato ancora più remoto, mescolando elementi della civiltà micenea, tradizione orale e mito. C’è un uomo che acceca un ciclope, una maga che trasforma gli uomini in animali, sirene, mostri marini, divinità che intervengono continuamente nelle vicende umane. Quello che possiamo discutere, semmai, è la coerenza con l’immaginario dell’opera o con il contesto storico che Nolan sceglie di rappresentare. Se decide di ambientare il film in una Grecia dell’Età del Bronzo, è legittimo chiedersi se costumi, armi, architettura e cultura riflettano quel periodo. Ma questa è una discussione diversa dal pretendere un’accuratezza storica assoluta da un racconto che nasce come mito.

Il cinema, poi, vive di reinterpretazioni. Se chiedessimo una fedeltà assoluta a ogni adattamento, dovremmo criticare anche altri film molto amati dal pubblico. Quentin Tarantino, in Bastardi Senza Gloria, riscrive completamente la fine della Seconda guerra mondiale, assassinando Hitler in un cinema. Nessuno ha mai pensato che il problema fosse l’accuratezza storica, perché era evidente che quella fosse una scelta narrativa. Questo non significa che ogni libertà creativa sia automaticamente una buona idea. Alcune modifiche possono arricchire un’opera, altre possono tradirne lo spirito. Ma questo lo si può giudicare solo vedendo il film.

Il casting

Qui il discorso è diverso. Ognuno ha il diritto di avere le proprie preferenze e di discutere se una scelta funzioni o meno. Ma troppo spesso il dibattito si trasforma in una guerra ideologica dove nessuno parla più del film. Poi ci sono le dichiarazioni. Alcune uscite di Nolan e di Lupita Nyong’o, personalmente, le ho trovate piuttosto infelici. Sembrano fatte apposta per alimentare una discussione che ormai vive più sui social che sul cinema.

Dichiarazioni infelici

Durante un’intervista Lupita Nyong’o – che vestirà i panni di Elena di Troia – ha dichiarato che, se potesse sedersi accanto a Omero dopo la visione del film, gli chiederebbe cosa ne pensa del maggior spazio dato ai personaggi femminili rispetto a quello che aveva riservato loro lui. Il problema è che questa osservazione parte da un presupposto discutibile. L’Odissea è uno dei poemi antichi che dedica maggiore attenzione alle figure femminili. Penelope non è una semplice moglie che aspetta il marito: è il contraltare di Odisseo, intelligente, strategica, capace di tenere a bada i proci per vent’anni. Atena è il vero motore dell’intera vicenda, interviene continuamente per guidare Odisseo e Telemaco. Circe e Calipso non sono personaggi ornamentali: cambiano il destino dell’eroe. Nausicaa rappresenta uno dei momenti più delicati del poema. Perfino le ancelle e le serve hanno un ruolo preciso nell’economia narrativa. È ovvio che l’Odissea sia figlia della mentalità del suo tempo. Nessuno pretende che un poema composto quasi tremila anni fa rispecchi i valori del XXI secolo. Ma leggerlo soltanto attraverso la lente del “c’è poco spazio per le donne”, significa ignorare quanto quelle figure siano centrali nella costruzione del racconto. Se Nolan ha deciso di espandere ulteriormente alcuni personaggi femminili, ben venga. Il regista fino ad oggi non ha mai offerto caratterizzazioni di spicco alle donne dei suoi film. Ogni adattamento interpreta il testo originale, ma non c’è alcun bisogno di far passare Omero come uno scrittore che aveva dimenticato le donne, perché semplicemente non è così.

La cosiddetta “questione omerica” è aperta da secoli. Per alcuni Omero è stato un unico poeta; per altri è il nome convenzionale dietro cui si cela una lunga tradizione orale composta da generazioni di aedi e rapsodi. In altre parole, non sappiamo con certezza se Omero sia esistito come individuo, né se sia stato l’unico autore dell’Iliade e dell’Odissea. Per questo trovo un po’ superficiale attribuirgli intenzioni o idee personali come se stessimo parlando di uno sceneggiatore contemporaneo. L’Odissea è il risultato di una tradizione culturale complessa, stratificata nel tempo, non il manifesto ideologico di una singola persona.

La presa di posizione contro gli influencer

Un’altra scelta che ha fatto discutere è quella di non invitare influencer e content creator alle anteprime stampa di The Odyssey. E, sinceramente, capisco il perché. Negli ultimi anni, soprattutto in Italia, molte anteprime stampa hanno perso parte della loro funzione originaria. Quelli che dovrebbero essere momenti dedicati alla critica e all’analisi del film si sono spesso trasformati in eventi social, con red carpet, sfilate, photo opportunity e creator che, in molti casi, nemmeno si occupano di cinema. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Il giorno dopo l’embargo i social si riempiono di contenuti praticamente identici: “Film incredibile!”, “Capolavoro!”, “Dovete assolutamente vederlo!”. Pochissima analisi, pochissimo spirito critico e, molto spesso, nessun elemento che aiuti davvero lo spettatore a capire se quel film possa fare per lui. È comprensibile, quindi, che una produzione voglia riportare l’attenzione sul film e non sull’evento.

Allo stesso tempo, però, questa scelta rischia di fare di tutta l’erba un fascio. Esistono content creator che studiano il cinema, conoscono la storia del mezzo, fanno divulgazione di qualità e costruiscono recensioni argomentate, spesso più approfondite di quelle pubblicate da alcune testate tradizionali. Escludere anche loro significa rinunciare a una parte della comunicazione cinematografica che oggi ha un valore reale. La cosa che trovo più ironica, però, è un’altra. Pur avendo deciso di limitare la presenza degli influencer alle anteprime, è proprio grazie ai social e ai content creator che The Odyssey sta dominando la conversazione online da mesi. Trailer analizzati fotogramma per fotogramma, indiscrezioni sul casting, dibattiti sull’accuratezza storica, reazioni alle interviste del cast: gran parte dell’hype è stata alimentata proprio da quell’ecosistema. Forse, quindi, il problema non sono gli influencer in sé, ma il modo in cui vengono scelti e coinvolti. Tra chi usa il cinema come semplice sfondo per creare engagement e chi invece lo racconta con competenza, la differenza è enorme. E sarebbe un errore continuare a fingere che siano tutti la stessa cosa.

C’è speranza alla fine di questo viaggio?

Chiudo con una considerazione del tutto personale. Non parto con aspettative particolarmente alte nei confronti di The Odyssey, semplicemente perché il cinema di Christopher Nolan, per quanto ne riconosca il valore tecnico e l’ambizione, non è mai riuscito a coinvolgermi davvero. Apprezzo il lavoro dietro la macchina da presa, la costruzione delle immagini, ma raramente riesco a creare un legame emotivo con ciò che racconta. È una questione di gusto personale, non di qualità. Andrò comunque a vedere il film, soprattutto per Robert Pattinson, un attore che ha costruito una filmografia estremamente interessante e che riesce sempre a incuriosirmi, indipendentemente dal progetto in cui è coinvolto.

La mia unica paura è che The Odyssey possa rivelarsi un gigantesco cavallo di Troia: un’opera impressionante dal punto di vista tecnico, costruita con riprese monumentali… ma che, una volta superato l’impatto visivo, nasconda una scrittura meno solida di quanto sembri. Spero sinceramente di sbagliarmi, perché un film del genere merita di essere ricordato non solo per la sua spettacolarità tecnica, ma soprattutto per la forza del racconto. Alla fine, è sempre la storia ciò che rimane. Tutto il resto, per quanto straordinario, è solamente un mezzo per raccontarla.

Forse il vero errore è un altro. Pretendere di sapere già che film sarà. L’Odissea racconta un viaggio. E ogni viaggio merita di essere vissuto prima di essere giudicato. Non ci resta che attendere il 16 luglio per sciogliere ogni dubbio, andando al cinema! E noi ci rivediamo qui, con la nostra recensione in anteprima che non si risparmierà affatto.

Angelica

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