Un misto tra una pellicola surrealista, una narrazione appartenente al realismo magico, con dinamiche care alla cultura originale dello “Spaghetti Western” e un film queer all’avanguardia, che racconta identità diverse tra loro, ognuna carica di una vita lasciata alle spalle. Lo sguardo misterioso del fenicottero (La misteriosa mirada del flamenco) prende il suo spazio nel deserto del Chile, un luogo lontano e remoto, nel quale è possibile ricominciare, annegare il passato e trovare la bellezza nel seme del futuro, non senza dolore.
Diego Céspedes crea un film che definirei necessario. Nonostante l’intento del regista fosse quello di raccontare un tema che gli sta a cuore, senza alcuna pretesa, finisce per dare vita a un intrigo narrativo che avvicina lo spettatore alla queerness e al significato di appartenere a una famiglia scelta (perché sì, nel film si tratta proprio di legami familiari).
Siamo in un’area dispersa nel nulla, ci troviamo nel deserto di Atacama, una distesa che si estende in America meridionale, dal Perù meridionale al Chile Settentrionale. Un’identità sabbiosa e piena di oscurità, nella quale proliferano leggende e miti, storie che incutono terrore e spaventano le terre circostanti. Ci troviamo negli anni ’80 e la più grande paura degli uomini ha un nome: l’AIDS o, come viene chiamato nel film, la Peste.

Secondo le storie, portate avanti anche dai minatori del luogo, la malattia si contrarrebbe con uno sguardo ricambiato e innamorato nei confronti dei “Travestiti”, la parola spagnola per riferirsi a persone trans, cross-dresser e drag queen. I Travestiti abitano in una piccola abitazione nel mezzo del deserto, è la casa delle anime perse, di chi vuole ritrovare la speranza e non si lascia morire nei ricordi di una vita ormai lontana.
In questo piccolo, forse e al contempo fragile ecosistema, troviamo Lidia (interpretata da Tamara Cortés), l’unica bambina che vive lì, figlia di Flamenco (Matías Catalán). Il film inizia con la visibile malattia nel corpo di Flamenco, che si capisce, fin da subito, essere l’icona della libertà, della passione, della bellezza; la sua vita sprona ogni persona attorno a sé e tra lei e Lidia c’è un legame impressionante, tenero e reale. Flamenco ha un grande istinto da leonessa nei confronti di Lidia, è la sua parte più dolce. All’esterno si avverte la sua rabbia, il suo dolore, il peso di abbracciare un’identità che ha sempre sentito sua; il suo corpo è stanco, ma la sua mente è vivace e si inebria dei legami familiari evidenziati nella piccola abitazione. Ognuna sembra dipendere dall’altra e, al contempo, ogni persona conserva una grandissima indipendenza.

Lo sguardo misterioso del fenicottero abbraccia una cultura che rimane tutt’oggi incompresa, per questo diventa così necessario guardarlo. Il film, permeato da un desiderio abbondante di rinascita e identità, è segnato anche dal dolore e dalla violenza. Ogni abitante della casa ha il nome di un animale, questa forza ferina e spietata si riflette in ciascuna di loro. Lasciano la loro vecchia identità a vagare da sola nel passato e il nuovo nome, donato ad ognuna di loro da Mama Boa (Paula Dinamarca), la matriarca incaricata del benessere della casa e delle persone che vi abitano all’interno, è impregnato di una forza concettuale magnifica. Questo tipo di forza è il motore che fa girare il film e lo rende così intimo. I colori degli anni ’80, la grana, i dettagli che Céspedes attenziona in ogni inquadratura, rende questo film magico, eppure così reale da far male.

Anni di incomprensioni, derisioni, allontanamenti, ma anche la riscoperta dell’amore, della possibilità di incontrare la vera essenza della propria personalità, il riconnettersi con qualcosa che possa parlare la nostra lingua e mostrarci al mondo così come siamo, fino nelle ossa. Lo sguardo misterioso del fenicottero è un viaggio magico e realista in una condizione di dolore reale; magistrale la direzione e l’attorialità, che portano il film ad essere non solo un’indagine attenta sui pensieri – tristemente – comuni sulla diffusione dell’AIDS, ma anche un percorso onirico dell’identità e del dolore che essa si porta dietro.
Vincitore del Un Uncertain Regard del Festival di Cannes 2025, Lo sguardo misterioso del fenicottero vi aspetta su Mubi dal 15 Maggio 2026!
-Francesca
Lascia un commento