Tutti conosciamo, bene o male, la vita di Michael Jackson. In molti casi, più che sulla nascita del suo talento, ci si concentra sulle disgrazie e sulle voci di molestie che sono esplose da quando era in vita, fino a dopo la sua morte e tuttora echeggiano nel nostro presente. Poco riflettiamo sulla sua vita prima di queste tematiche, prima delle bugie esterne e prima della violenza mediatica.

Il biopic di Michael ha proprio questo compito: far conoscere l’artista dalla sua infanzia, fino all’inizio del Bad World Tour del 1987. Il film si concentra sulla nascita e crescita della star, su come sia diventato la leggenda che conosciamo tutti e cosa abbia sacrificato per arrivare fino a quel punto. Un altro tassello importante per la sua vita, è sicuramente la pressione rigida e soffocante del padre, Joseph. In alcune interviste, Michael ha ammesso di essere stato picchiato durante la sua infanzia, perché la figura paterna era alla ricerca della perfezione costante; questo fattore, nel film, non appare – o meglio, non appare a livello visivo. Ci sono alcuni momenti nei quali si capisce che Joseph si comportava in maniera violenta, ma è come se la produzione avesse voluto evitare le pieghe negative materiali, createsi durante lo sviluppo della figura di Michael.
Non è strano, di conseguenza, osservare che la pellicola non si auto-battezza minimamente come verità assoluta della vita del performer, ma come addolcimento di tutto quello che è accaduto. È come se il regista, Antoine Fuqua, e i produttori (John Branca, John McClain e Graham King), abbiano guardato in faccia il pubblico, dicendo: “Sappiamo perfettamente che volete la verità su ogni vicenda misteriosa della vita di Michael, ma tali rimarranno”.
È stato giusto o sbagliato? Non credo che ci sia una risposta precisa. La vita di Michael non si è conclusa con la sua morte e molti parenti vicini (tra i quali la figlia, Paris Jackson), hanno precisato che non vogliono avere nulla a che fare con il biopic. Sono da biasimare? Probabilmente no; è chiaro che il ricordo di Michael, come persona, più che come artista) differisca a seconda di chi lo ricorda e questo, effettivamente, non è un aspetto che il film va a placare o illustrare, perché, difatti, non è la missione che si propone.
La persona che ci viene mostrata è dolce, ma precisa, ambiziosa, tagliente nelle decisioni che prende. È un giovane uomo che ogni mattina si sveglia e scrive ciò che vuole manifestare, scrive del suo talento e della missione – quasi religiosa – di divulgare la sua musica. Il fatto che Michael scrivesse ci è noto, ma vedere il modo nel quale, attraverso la scrittura, veicolava i pensieri su se stesso, per trarne una visiona positiva e fortificante, è meraviglioso. È affascinante che per dare amore attraverso la musica, sapeva perfettamente di doverne dare prima a se stesso, per poter propagare la luce che sentiva dentro di sé.

In un film del genere, è importante sottolineare la bravura di Jaafar Jackson, nipote di Michael, nel ruolo dello zio. Se molti hanno criticato la scelta, parlando di nepotismo, si può anche dire, senza ombra di dubbio, che il ruolo di Jaafar è più che meritato, non per la somiglianza fisica, visto che si tratta di genetica, ma per la bravura del giovane attore di mostrare suo zio nei suoi movimenti. Nonostante le canzoni non siano state cantate da lui, ma siano quelle originali (e mi viene a dire, menomale), le sue movenze gli conferiscono una presenza scenica scioccante. Per anni ha studiato non solo i movimenti dello zio durante le esibizioni, ma anche nel quotidiano, così da restituire un’immagine chiara e veritiera. In effetti, a guardarlo performare, crea un senso di angoscia, per quanto riesca ad assomigliarli.
Questo biopic non è utile, nel senso che non svela nulla che non sapessimo, ma, da fan, posso anche dire che forse, a livello emotivo, era necessario. Durante tutto il film, si avverte il senso di condivisione che Michael immaginava e che voleva ricreare con la sua musica e, come ci è riuscito durante la sua vita, continua a riuscirci dopo la sua morte. A fine proiezione, in ogni parte del mondo, la gente in sala è rimasta a cantare e a ballare sulle sue canzoni, portando un grande senso di appartenenza, un amore spropositato nei confronti di una star che era molto più umana di quanto ancora crediamo.
Michael vi aspetta al cinema dal 22 Aprile 2026, distribuito da Universal Pictures International Italy!
Foto: Lionsgate e IMDb ©
-Francesca
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