Memoir of a Snail (2024), recensione in anteprima: se non puoi essere un supereroe, trasformati in una lumaca

Conosciuto per le sue opere mature e tragicomiche che hanno – come lui stesso definisce – disegni robusti di personaggi con palesi stranezze in ambientazioni tetre, i film di Adam Elliot hanno avuto una viva risonanza con il pubblico per anni, grazie alla loro capacità di abbracciare la malinconia e l’angoscia di tutti i disadattati e gli sfavoriti, sentirsi losers ma non più soli.

Sono passati sedici anni da Mary Max, ma lo stile di Elliot non è cambiato per nulla. Si potrebbe pensare che la mancanza di evoluzione possa avere una connotazione negativa sul suo lavoro, ma nel caso dell’estetica tanto cara ad Adam Elliot, potremmo consolarci con quel abbraccio agrodolce che le sue opere ci fanno dono, ora più che mai durante questi tempi incerti e traballanti.

Come nella maggior parte dei suoi film, scopriamo la vita di un protagonista trascurato che sperimenta il terrore esistenziale. In Memoir of a Snail, ultima fatica del regista australiano, seguiamo le drammatiche vicende di Grace Pudel (la voce è di Sarah Snook), gemella di Gilbert (Kodi Smit-McPhee al doppiaggio). Grace e Gilbert vengono separati in giovane età dai servizi sociali a causa della tragica scomparsa dei loro genitori. Gilbert, ora in una fattoria di mele gestita da estremisti religiosi, farà tutto il possibile per ritrovare Grace. Tuttavia, questa non è la storia di Gilbert, ma quella di Grace. Vediamo come la sua infanzia traumatica l’ha influenzata: è diventata un’eremita che accumula spazzatura ed evita ogni conflitto. Grace è nata con il labbro leporino ed è stata vittima di bullismo da bambina, venendo chiamata “coniglio” a causa del suo aspetto. Eppure ella si identifica con un altro animale: le lumache, tanto care alla sua defunta madre. Con il suo cappello a forma di lumaca e una collezione di tutto ciò che è malacologico, Grace si sente protetta in quel piccolo universo.

“Life can only be understood backwards, but we have to live it forwards.”

Memoir of a Snail viene narrato da Grace alla sua lumaca preferita, Sylvia, dopo quella che sembra essere l’ennesima tragedia all’inizio del film. Impariamo a conoscere Grace, la sua infanzia, com’è cresciuta senza i genitori, le sue passioni, i suoi vizi ed altro ancora. Grace non ha molti amici al di fuori di Sylvia, del fratello Gilbert e dell’eccentrica Pinky (doppiata da Jacki Weaver), una persona molto più anziana che ha condotto una vita bizzarra ma esaltante.

Sebbene sia uno sguardo folle e volutamente esagerato ai mali della società, gran parte di Memoir of a Snail sembra parlare a tutti noi. È facile vedere in che modo il film sia autobiografico per il regista, e questo va ben oltre la sua semplice affinità con quella che sembra essere una magnifica citazione. Grace aspira a diventare un’animatrice in stop-motion; tuttavia, in questo film, non riesce a liberarsi dalla tristezza di essere viva e oppressa dalla depressione. C’è anche una sottotrama che coinvolge il disprezzo della società nei confronti dell’omosessualità. Mi piace pensare che Adam Elliot non abbia mai sperimentato un tale bigottismo in vita sua, ma è difficile non ipotizzare che questa storia derivi dal tipo di odio e tormento che ha dovuto sopportare.

Del resto, il film sembra un’estensione stravagante delle difficoltà che affrontiamo come esseri umani. Proprio come le lumache, tutti abbiamo un guscio, una conchiglia. Certo, la nostra è mentale più che fisica, ma è comunque una conchiglia e, proprio come l’umile mollusco, quella conchiglia cresce con noi durante il corso della nostra vita, offrendoci rifugio e un luogo sicuro dove pensare. Ma può anche trasformarsi in una prigione se ci ritiriamo dentro e non riusciamo a trovare la via d’uscita. Il bellissimo, commovente racconto in stop-motion di Memoir of a Snail parla del guscio che creiamo e ci portiamo dietro per tutta la vita.

Ciò che ho apprezzato di più dello stile di Memoir of a Snail è che ogni tristezza è interiorizzata, quindi nessuno urla esteriormente le proprie emozioni. Nella maggior parte dei casi, la depressione può essere letta sui volti dal cuore spezzato, in particolare della piccola Gracie. Mentre siede in silenzio con le lacrime che le sgorgano dagli occhi, Grace non ha bisogno di dire nulla per farti comprendere la portata delle sue emozioni. Sebbene Memoir of a Snail a volte possa farci credere che la casualità della vita ci definisca come persone, il film modella Grace in modo da tradurne facilmente il carattere e la mentalità. Con una svolta importante sul finale, si ha la sensazione che Adam Elliot ci stia rivelando che il nostro domani inizia oggi. Non possiamo più aspettare che ci accada qualcosa di buono. Dobbiamo farlo da soli. Il mondo è un luogo crudele, ma spetta a noi renderlo migliore nel suo insieme e per noi stessi.

Naturalmente, non è così facile rendere i sogni concreti, ed Adam Elliot non ti mente mai dicendo che lo è. Capisce che la depressione è una bestia famelica e che alcune soddisfazioni sono piccole vittorie che ci aiutano ad arrivare alla fine della giornata, ma anche queste contano.
Una lumaca striscia a un ritmo molto lento. Non possono tornare indietro ma andare solo in avanti. Nonostante siano intrappolate in un circolo vizioso, stanno ancora andando avanti, anche se in modo così lento. Se non puoi essere un supereroe, è sufficiente essere una lumaca, e questa è una lezione preziosa che molti di noi potrebbero apprendere grazie all’ultimo, meraviglioso film di Adam Elliot.

-Angelica

Un pensiero riguardo “Memoir of a Snail (2024), recensione in anteprima: se non puoi essere un supereroe, trasformati in una lumaca

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  1. Adam Elliot è un grande artista e le sue opere dovrebbero essere riconosciute maggiormente proprio per la forza con cui narra certe tematiche, con un umorismo tragico che alla fine però riesce a scaldare il cuore e a risultare di una maturità incredibile.

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