Terrifier 3 (2024), recensione in anteprima: all I want for Christmas is… Art the Clown!

Ammettiamolo: il genere horror ha per diverso tempo campato grazie al riciclo di iconici villains – Michael Myers, Ghostface, Freddy Krueger su tutti – ma il vento sta cambiando e si avverte un’esigenza impellente di un nuovo volto, marcio e spietato, che ci faccia aggrovigliare le budella e tinga di rosso i nostri incubi. Damien Leone ha provveduto a trovare una soluzione al problema di noi cinefili assetati di buon cinem horror (e che per troppi anni ci siamo dovuti accontentare dell’inappetenza di titoli privi di guizzo creativo). Art the clown, il killer che non vorremmo mai incrociasse il nostro cammino, dato che il pagliaccio interpretato da David Howard Thornton non risparmia proprio nessuno, è il nuovo volto del male che ci meritiamo, una figura carismatica che non ha bisogno di proferir alcuna parola per esprimersi – il sorriso beffardo e le sue gestua cruente parlano da sole!

Terrifier 3 di Damien Leone torna a distanza di due anni dal capitolo precedente che ha riscosso un gran successo grazie anche ad un passaparola smisurato fra i fan del genere, rimasti piacevolmente sorpresi e deliziati dal glow up qualitativo di Terrifier 2, un sequel la cui trama non si limita esclusivamente ad una scia di cadaveri ma s’inoltra nel subconscio dilaniato della controparte femminile dello spietato clown: Sienna Shaw, la final girl definitiva di questa nuova era orrorifica, che porta il volto di Lauren LaVera – protagonista quest’anno dell’horror made in Italy The Well di Federico Zampaglione.

Siamo nuovamente a Miles County, cittadina americana oramai ben nota per la lunga lista di vittime trucidate brutalmente da Art the Clown. Sono passati anni, eppure l’onta color rosso sangue sembra non esser svanita dalla memoria dei suoi abitanti, anzi, il dolore di coloro che sono sopravvissuti viene strumentalizzato come se fosse mero intrattenimento per i curiosi, tanto da farci podcast true crime e rubriche caricate su YouTube. Siete sorpresi? È la nostra realtà quotidiana del resto…

Sienna, fresca fresca di ritrovata libertà dopo un periodo di terapia psicologica sotto stretta sorveglianza, tenta di ricostruire la propria vita, trasferendosi dagli zii nella speranza di trascorrere un piacevole Natale mentre cerca di riallacciare i rapporti col fratello Jonathan (Elliot Fullam) che, a differenza di Sienna, ha deciso di voltare pagina e lasciarsi alle spalle ogni dramma vissuto. Ma il nostro spiritoso serial killer mascherato che fine ha fatto? È vivo e vegeto ovviamente, la sua testa – partorita dal corpo sempre meno umano di Victoria Heyes (Samantha Scaffidi) – si è ricongiunta al suo corpo ed entrambi sono pronti a rendere indimenticabile questo Natale.

Se i primi due film vi avevano inorridito per la violenza scenica, tenetevi forte: in Terrifier 3 Damien Leone si è superato, il gore è teatrale e sfrenato, sarete spettatori di omicidi ancor più feroci e assurdi, una goduria per i fan dello splatter che devono semplicemente lodare il meraviglioso lavoro dietro ai vari pratical fx. Vediamo Art brandire un’accetta, costruire nuove armi partendo da un estintore, fare una strage di innocenti in un centro commerciale e calare topi dentro alla gola delle sue vittime – un riferimento a 2 Fast 2 Furious? Se avete lo stomaco debole e siete facilmente impressionabili non fate come me, che ho divorato un sacchetto di patatine mentre stavo ammirando questo film. Poi non dite che non vi ho avvertito!

Uno dei maggiori miglioramenti in Terrifier 3 è il modo in cui gestisce le sue vittime. Nei film passati sono sorte alcune critiche relative a come le donne sopportavano brutalmente il peso del tormento di Art. Questa volta, tuttavia, la violenza è propagata e servita in maniera più uniforme, risultando meno sfruttatrice e conferendo al film un’atmosfera più equilibrata (ma comunque assolutamente terrificante). Le uccisioni sono implacabili e brutali, ma sono distribuite in modo da apparire una progressione naturale per il franchise.

Ma Terrifier 3 non si limita ad essere un semplice spettacolo di violenza. Come il film predecessore, solca altri generi come ad esempio il fantasy, presentandoci a tutti gli effetti creature demoniache avvolte nel mistero, come Art stesso e Victoria. La mia è stata un’intuizione – rivelatasi veritiera – partorita durante la visione del secondo film in cui erano evidenti le prove di una possessione ad opera di un male superiore. Gli occhi gialli che facevano capolino nell’oscurità altro non erano che tangenti conferme di una possessione, tipico espediente stilistico adoperato nel cinema horror. Ciò nonostante resta un mistero l’origine e la natura di Art. È un demone? La rappresentazione dell’Anticristo? Il servo fedele di Satana? Difficili a dirsi, ma il terzo capitolo esplicita (per tutti coloro che non l’avevano intuito) il ruolo di Victoria e Sienna, la prima marionetta demoniaca sotto il controllo di Art, la seconda amazzone angelica, colei che è destinata a porre fine alla tirannia del clown.

In questo film Sienna viene più volte correlata alla figura dell’angelo, legata e marchiata dal divino come dimostrano anche i palmi delle sue mani, trafitti dalla sua stessa spada e miracolosamente guariti. Sienna è la rappresentazione della purezza e della bontà e, soprattutto, della forza di spirito. I demoni che possiedono Art e Vicky la vogliono così tanto perché sarebbe un’ulteriore conquista finale: corrompere l’anima di un angelo. Sienna si rivelerà essere una vera sfida per le entità ossessionate dal caos e dal dolore che spingono Art e Vicky nella loro furia omicida.

Gran parte del pubblico, troppo impegnato ad esaltarsi dinanzi le prodezze violente di Art od al contrario a rimanerne profondamente disgustati, non hanno ricercato negli innumerevoli elementi iconografici religiosi inseriti nel secondo film una profondità, un tentativo sussurrato del regista di voler conferire maggior spessore ad un’opera che non vuole essere il classico splatter di serie b. Ed è in Terrifier 3 che Damien Leone sceglie di non parlare più attraverso allegorie e libere interpretazioni, chiarendo una volta per tutte i dubbi dei fan, ponendo fine alle infinite teorie sulla natura dei protagonisti dell’universo di Terrifier. Forse per me questa è stata l’unica nota stonata dell’intero film, poiché ha tolto il piacere della ricerca, di approfondire tematiche che sfociano nella religione e nella filosofia dantesca, come il riferimento a fine film a The 9th Circle – che non è solo il cortometraggio del 2008 in cui Art appare per la prima volta, ma anche il nono cerchio dell’Inferno di Dante Alighieri, abitato dai più impuri e imperdonabili fra gli uomini: i traditori.

Mettendo da parte l’inclinazione fantasy, Terrifier 3 è – anche – un film sull’elaborazione del lutto da parte di coloro che si sono visti portare via tutto, ogni legame umano a loro caro. Sienna e Jonathan, uniti nel dolore ma divisi nella sua eredità. Vediamo Sienna faticare a trovare pace nel proprio cuore, vittima ingiusta dei fantasmi del passato, spettatrice dell’orrore che ha subito sulla propria pelle, e le cicatrici sul suo volto ne sono la prova inconfutabile. Jonathan invece non ha alcuna intenzione di precipitare nell’oblio, ora studente al collage, tenta in tutti i modi di uniformarsi ai suoi coetanei, partecipando alla vita sociale universitaria, disfandosi di tutto ciò che potrebbe ricondurlo con la mente a Miles County. Eppure il terrore è sempre lì in agguato, ha solamente cambiato vestito – quello di Babbo Natale – ma è bramoso di traumatizzare nuovamente i suoi “vecchi amici”.

Per la prima volta fa la comparsa il padre di Sienna, figura avvolta nel mistero che appare attraverso i ricordi della figlia. È chiaro che egli e Art siano legati in qualche modo e che la discesa nella pazzia del padre di Sienna possa essere opera del clown. La scena iniziale del film che mostra lo sterminio di una famiglia durante la vigilia di Natale potrebbe in realtà essere la prova di un primo incontro di Art col subconscio di Sienna? Come la sequenza del sogno nel secondo film si è rivelata essere una prova divina della forza spirituale di Sienna e il battesimo della spada regalatale dal padre – unica arma in grado di contrastare Art – probabilmente anche quest’omicidio consumato fra le quattro mura casalinghe è metafora di qualcos’altro a noi sconosciuto.

Il passaggio ad un’ambientazione natalizia? Assolutamente geniale. C’è qualcosa di decisamente inquietante nel calore delle luci natalizie e delle allegre decorazioni contrapposte al caos implacabile di Art. Damien Leone abbina abilmente l’atmosfera festosa con gli orrori che si svolgono tutt’attorno, trasformando la stagione dei regali impacchettati sotto l’albero in qualcosa di molto più sinistro. Questo duro scontro amplifica il terrore, facendo sembrare il fascino accogliente del Natale una fragile illusione che potrebbe frantumarsi in qualsiasi momento. Dopo questo film non sarete più in grado di guardare gli addobbi natalizi nello stesso modo!

Uno dei momenti più indimenticabili del film è la scena della doccia che trasuda classiche vibrazioni horror, traendo chiaramente ispirazione da Psycho di Alfred Hitchcock. La suspense è quasi insopportabile poiché le vittime, completamente esposti e vulnerabili, percepiscono la minaccia avvicinarsi. Invece di tuffarsi immediatamente nel sangue e nelle viscere, Leone aumenta abilmente la tensione. È una sequenza agghiacciante che dimostra come il regista sa esattamente come entrarti sotto la pelle.

Essendo un film horror indipendente, Terrifier 3 spacca di brutto – triste gioco di parole, I know! È la prova che non hai bisogno di un enorme budget hollywoodiano per creare qualcosa che ti resta impresso, ti entra dentro e si rifiuta di andarsene. Art the Clown è rapidamente diventato una figura iconica dell’horror e con ogni film diventa sempre più memorabile. Questo franchise è una sanguinosa montagna russa, impenitente nella sua carneficina, e Terrifier 3 porta tutto al livello successivo. Se sei un fan dell’horror, preparati ad essere elettrizzato. Art the Clown non andrà da nessuna parte, e onestamente? Sono qui per questo. Questo è l’indie horror nella sua forma migliore: audace, sanguinoso, brillante e impavido.

Terrifier 3 di Damien Leone vi aspetta al cinema dal 31 ottobre, distribuito da Midnight Factory.

– Angelica

P.S.: siamo tutti concordi che QUEL personaggio non sia realmente morto perché se non c’è cadavere non c’è conferma? Parliamone.

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