Halloween Special: 31 giorni di cinema horror

L’immagine rappresentativa del trio dietro questo sito è quella di un corvo. Ci identifichiamo in questa misteriosa creatura che nel corso degli anni ha ispirato poeti e registi, dando vita a racconti orrorifici. E dunque eccoci qui, all’alba di questo ottobre, pronte a sfoggiare tutta la nostra conoscenza e passione in merito ad un genere cinematografico che ci ha in qualche modo cresciute, arricchendo il nostro immaginario: l’horror, signore e signori.

Siamo fiere di presentarvi una lista di ben 31 titoli che potranno tenervi compagnia durante questo mese. Ovviamente sono tutti film horror, alcuni strizzano l’occhio alla commedia, altri invece vi terranno svegli la notte, ma è proprio la varietà di questa selezione (e del genere horror) a rendere questo viaggio ancor più stimolante. Armatevi di pop-corn, coperta tattica per coprirvi gli occhi all’occorrenza e spegnete le luci. Inizia lo show!

  • Ho Sposato una Strega, dir. René Clair (1942)

L’horror ha varie sfaccettature e per quanto il primo pensiero vada sempre verso quei film ricolmi di jumpscare e musica intensiva, è bello scoprire titoli assolutamente non terrificanti ma che richiamano comunque il genere attraverso vari archetipi. In questo caso è una strega la protagonista del film in bianco e nero di René Clair, interpretata dall’affascinante Veronica Lake. Ho Sposato una Strega è una commedia frizzante e avvincente, dove sarà impossibile non nutrire simpatia per le creature fantastiche che rubano la scena ai comuni babbani. È sicuramente un ottimo modo per iniziare settembre all’insegna delle atmosfere horror.

  • Frankenweenie, dir. Tim Burton (2012)

Un mix di lacrime e vibes halloweenesche. Un piccolo gioiello della produzione di Tim Burton, di cui si parla poco rispetto agli altri titoli ed ecco perché lo inserisco nella lista. Un concentrato di atmosfere autunnali nella storia di un simil Frankenstein emotivamente coinvolgente. Il rapporto tra umano e animale di compagnia viene ampiamente analizzato, facendoci intenerire e allo stesso tempo disperare per la sorte di Sparky, il cagnolino che verrà riportato alla vita da Victor, il suo padrone.

  • Summer of 84, dir. François Simard, Anouk Whissell, Yoann-Karl Whissell (2018)

Cavalcando l’onda nostalgia anni ‘80 di Stranger Things, l’horror mystery del 2018 Summer of 84 segue le vicende di quattro adolescenti dell’Oregon che iniziano a sospettare che un loro vicino di casa, l’ufficiale di polizia Wayne Mackey, sia in realtà un famoso serial killer che aveva causato la morte di altri 13 adolescenti un decennio prima. Se siete fan di titoli come IT e I Goonies e non volete ancora dire addio alla “80 nostalgia”, allora non vi resta che seguire Davey, Eats, Woody e Farraday nelle loro macabre investigazioni.

  • Una Pagina di Follia, dir. Teinosuke Kinugasa (1926)

Torniamo indietro nel tempo e nuovamente al bianco e nero con questo mastodontico cult del cinema horror giapponese, adattamento di un racconto breve di Yasunari Kawabata. Difficile riassumer la trama di un’opera che gioca sul continuo andirivieni tra passato e presente, realtà e allucinazione, e sull’intercalare di visioni oniriche scaturite dal delirio. Tutta la narrazione prende forma attraverso una sinfonia di immagini, in un turbinio dato da un montaggio serratissimo e con frequenti sovrapposizioni. Attuale, universale nei temi trattati, coraggioso e innovativo dal punto di vista della messa in scena, Una Pagina di Follia è un vero e proprio patrimonio artistico della settima arte.

  • Frankenstein Junior, dir. Mel Brooks (1974)

Un must per questo periodo, vi farà venire i brividi facendovi ridere con l’ironia di ogni personaggio. Una commedia americana ad hoc, che rivisita il mito di Frankenstein di Mary Shelley dandogli tinte divertenti e mai scontate. Tra castelli che sembrano infestati, figure che si aggirano per la notte e tradimenti in vista, il film presenta tutte le carte per essere, al contempo, un film divertente e un’inquietante storia halloweenesca.

  • Creep, dir. Patrick Brice (2014)

Si sa, l’horror è il genere perfetto per realizzare film validi a bassissimo budget, e Creep ne è uno dei tantissimi esempi. Si tratta di un found footage psicologico del 2014 lungo appena un’ora e un quarto e con soli due attori nel cast, un film breve ma carico di tensione, che diventa sempre più inquietante col passare dei minuti. Aaron, un giovane videomaker, trova l’annuncio online di uno sconosciuto che offre 1000$ per essere filmato per 24 ore. Trattandosi di una somma esorbitante per una sola giornata di lavoro, Aaron si fionda nell’impresa senza pensarci due volte e conosce Josef, che gli spiega l’idea dietro il suo progetto. Tuttavia non ci vorrà molto tempo prima che Aaron capisca che in Josef c’è qualcosa che non va.

  • Terrifier 2, dir. Damien Leone (2022)

Almeno un film con un clown terrificante deve pur apparire in questa orrorifica lista e nonostante ci siano pagliacci ben più noti e consolidati nell’universo cinematografico (Pennywise in primis), è il mimo Art the Clown ad avere la meglio oggi, protagonista del trucido e divertente Terrifier 2, film che lo scorso anno ha suscitato molto interesse nel pubblico dopo la pubblicazione di vari articoli riguardanti gente fuggita dai cinema a metà proiezione della suddetta pellicola. D’altronde come dargli torto? L’opera coraggiosa di Damien Leone è un tripudio di sangue e budella, occhi strappati dal cranio e decapitazioni. Ma è un gioiellino del genere che non può non essere visto e preparatevi ad innamorarvi della final girl, mai così bella e tenace!

  • The House, dir. Emma de Swaef, Marc James Roels, Niki Lindroth von Bahr, Paloma Baeza (2022)

Uno degli ultimi film in stop-motion usciti che, seppur essendo un lungometraggio unico, presenta tre storie separate, ma in qualche modo comunque interconnesse tra di loro. Un’attenta analisi dell’umanità e dei suoi aspetti più oscuri e raccapriccianti – anche terribilmente fastidiosi – che formano un racconto da cui ci si sente attratti, ma anche fortemente toccati in modo negativo, come se aprisse un piccolo spiraglio sulla nostra morale e i nostri pensieri.

  • L’Occhio che Uccide, dir. Michael Powell (1960)

Non giriamoci intorno: questa è una pellicola imprescindibile per qualsiasi discorso sul cinema necrofilo e autofagico. Il titolo originale Peeping Tom significa letteralmente “guardone” (voyeur nella versione francese del film) ed è come meglio si può descrivere il suo protagonista interpretato da Carl Boehm. La pellicola di Powell è sicuramente controversa e dimostra come spesso siano proprio i film di cosiddetta serie B ad influenzare maggiormente i grandi autori e a spianare la strada per tutta una serie di temi e problematiche, destinati a diventare punti fermi nella cinematografia (horror e non solo) a venire.

  • Marrowbone, dir. Sergio G. Sánchez (2017)

Posso affermare con certezza che chiunque abbia visto questo film, me compresa, l’ha fatto in quanto fan di uno dei quattro attori protagonisti. Marrowbone è infatti un horror mystery psicologico che vede come protagonisti George MacKay, Anya Taylor-Joy, Mia Goth e Charlie Heaton, quattro nomi piuttosto noti nel panorama horrorifico e non solo. Ambientato nel 1968, il film racconta dei quattro figli della famiglia Marrowbone che, dopo la morte della madre, si ritrovano a vivere da soli in un’enorme villa che, a detta loro, è infestata da un fantasma. Un film perfetto per gli amanti di film come The Others o della serie antologica The Haunting!

  • Scappa – Get Out, dir. Jordan Peele (2017)

Una narrazione lenta che porta all’esasperazione, fino a quando non arriva la notte, che diventa una sorte di svolta nella storia del protagonista. Il contrasto tra giorno e notte personifica il tema del razzismo, ampiamente descritto, sia visibilmente, che nel sottotesto del film, ridonando all’America l’ideale che immerge la società nel dilemma più grande: pensare di essere in grado di accettare ciò che è distante di noi, mantenendolo però sempre in una cornice che sostiene un quadro utopistico.

  • Faces of Anne, dir. Kongdej Jaturanrasamee, Rasiguet Sookkarn (2022)

Immancabile anche nella lista di Halloween il film tailandese di turno. In questo caso si tratta dell’horror psicologico Faces of Anne, in cui la protagonista è interpretata da 27 attrici diverse nel corso della pellicola e la sua faccia cambia ogni pochi minuti di film. Anne è intrappolata in una struttura misteriosa senza alcun ricordo (inizialmente non si ricorda nemmeno il suo nome) e i suoi tentativi di fuga vengono ostacolati da un inquietante demone. Tra ricordi sbiaditi, strane visioni e loop temporali, Faces of Anne è un vero e proprio trip mentale che nasconde al suo interno una dura verità sulla vita moderna.

  • It’s the Great Pumpkin, Charlie Brown, dir. Bill Melendez (1966)

Ciò che contraddistingue Linus, oltre alla coperta che si porta sempre dietro, è la sua fede nel Great Pumpkin (“Grande Zucca”), un’entità che si presenta sui campi di zucche elargendo doni ai bambini credenti e buoni d’animo. Altro non è che una metafora delle speranze e delle delusioni incarnate dalla figura di Babbo Natale. Ogni anno, ad Halloween, mente i suoi amici escono per il rituale di “dolcetto o scherzetto”, Linus aspetta la Grande Zucca in un campo di zucche ma rimane deluso dall’assenza della creatura.  Questo corto animato, che tanto comico non è a pensarci bene, funge da satira nei confronti di Babbo Natale e delle leggende a lui correlate.

  • Il Labirinto del Fauno, dir. Guillermo del Toro (2006)

Guillermo del Toro crea una storia horror e folcloristica ambientandola dopo la guerra civile spagnola del 1944. Tramite la protagonista, una bambina chiamata Ofelia, vediamo quanto incubi e sogni spesso si mescolino tra di loro. In questa storia, il confine tra terrore e realtà diventa sempre più blando, fino a formare una realtà unica popolata da inquietanti accadimenti che mi hanno tenuta sveglia per moltissimo tempo: I mostri di Guillermo del Toro sono incubi così reali da essere diventati parte anche dei miei.

  • Deathgasm, dir. Jason Lei Howden (2015)

È bello quando i film horror fanno spaventare, ma è altrettanto bello quando fanno divertire. E cosa c’è di più divertente di un ragazzino metallaro che evoca per errore un demone in grado di possedere gli esseri umani? Forse solo una scena di combattimento che vede come armi una motosega e un’intera stanza di sex toys. Insomma, se la premessa di Deathgasm vi ha convinti, non perdetevi le avventure dei metallari Brodie e Zakk nel loro disperato tentativo di fermare un’apocalisse demoniaca (e guardatelo in lingua originale per aggiungere al pacchetto anche un meraviglioso accento neozelandese).

  • Dolls, dir. Stuart Gordon (1987)

Sempre sia lodato Stuart Gordon, geniale regista che ha dato vita a pietre miliari del cinema horror come Re-Animator (1985), From Beyond (1986) e Castle Freak (1995). Ma a far parte di questa variegata lista è Dolls, che non è solo un film su delle bambole assassine – badate bene, sono letali e spietate! – ma una fiaba sulla difficoltà di essere bambini e crescere in un mondo di adulti che hanno perso la capacità di vedere con uno sguardo più sognatore. In qualche modo Dolls è un audace Toy Story dalle tinte horror.

  • The Rocky Horror Picture Show, dir. Jim Sharman (1975)

Un musical piccante che con ironia porta temi riguardante la vita di coppia, l’identità di genere e i rapporti sessuali tra i personaggi. In un frizzante frangente temporale, tra scienziati pazzi e personaggi che sembrano provenire dallo spazio, Rocky Horror appare come una canzone rock insulsa, disturbante, divertente e tremendamente melo-drammatica allo stesso tempo.

  • Ghost Stories, dir. Jeremy Dyson, Andy Nyman (2017)

I fantasmi esistono o è il cervello che vede ciò che vuole vedere? È questa la domanda fondamentale che si pone Ghost Stories, horror britannico del 2017 in cui il protagonista, il professore di filosofia Philip Goodman, dedica la sua vita a smascherare finti sensitivi e a trovare spiegazioni razionali a eventi apparentemente paranormali. Un giorno gli viene richiesto di investigare su tre casi di paranormale rimasti irrisolti, per cui sembra non ci sia alcuna logica giustificazione. Tre storie apparentemente scollegate tra loro che convergeranno in un unico incredibile finale.

  • Dumplings, dir. Fruit Chan (2004)

Nel film di Fruit Chan la soluzione per avere un aspetto sempre giovanile, anche se la carta d’identità afferma ben altro, è un buon piatto di ravioli cinesi dall’ingrediente segreto: feti umani. Dumplings è la versione estesa dell’omonimo episodio che fa da apripista nel film collettivo Three… Extremes a cui hanno collaborato anche Park Chan-wook e Takashi Miike. Pur destando un certo disgusto per gli stomaci più delicati, piacque così tanto che il regista cinese decise di svilupparne la storia, approfondendo la psicologia delle protagoniste, due donne che hanno ben chiaro cosa vogliono e non si fanno problemi a lasciarsi dietro di se una lunga scia di sangue e squallore. Ed udire il sonoro sgranocchiare fra i denti di quei ravioli non è mai stato così terrificante!

  • Sinister, dir. Scott Derrickson (2012)

Nonostante all’apparenza possa sembrare essere il solito horror, in cui fa da protagonista un’entità negativa, Sinister ci catapulta all’interno di un horror tutt’altro che spaventoso, non tramite i soliti jumpscares, ma entrando nella mente del protagonista, facendogli distorcere la realtà e creando a noi spettatori ansia e preoccupazione. La particolarità del film risiede nel fatto che, nonostante sia ambientato ai giorni nostri, è la tecnologia vecchia ad essere veicolo di terrore, attraverso le videocassette, dandoci ancora di più la sensazione di estraneità con quello che sta accadendo, facendoci dissociare dalla quotidianità e avvicinandoci ancora di più al protagonista.

  • #Alive, dir. Cho Il-yung (2020)

Immaginate rilasciare internazionalmente un film su un’apocalisse zombie causata da un nuovo virus sconosciuto nel bel mezzo della prima ondata di COVID nel 2020. Ebbene, è proprio quello che ha fatto la Corea del Sud con il blockbuster #Alive, il cui protagonista, Joon-woo, si trova costretto a chiudersi nel suo appartamento a seguito di un’epidemia zombie nel suo quartiere. In poco tempo, tuttavia, i viveri iniziano a scarseggiare e, proprio quando sta per perdere le speranze e farla finita, riceve dei messaggi da una vicina di casa ancora viva, ma anche lei intrappolata. #Alive è un horror d’azione imperdibile per gli amanti degli zombie, che ora sicuramente può essere visto con più tranquillità rispetto a quando è stato inizialmente rilasciato.

  • Ghostwatch, dir. Lesley Manning (1992)

Il 31 ottobre 1992 nel Regno Unito in tanti la sera decisero di sintonizzarsi sul primo canale della rete pubblica nazionale, l’autorevole e rispettatissima BBC che annunciò la messa in onda di un film testimonianza dell’apparizione di fantasmi nel corso degli anni. Ma quello che successe in quei novanta minuti fu un vero e proprio esperimento sociale in cui in molti non si accorsero che di finzione si trattava, e milioni di persone, bambini ed  adulti, credettero di vedere i fantasmi in diretta sulla tv nazionale.  Ghostwatch altro non è che un mockumentary horror, ben congegnato, ma le conseguenze di quella proiezione furono assurde: telefonate disperate, gente che ha allarmato sintomi di stress post-traumatico, addirittura un suicidio. Che dire? Non potevamo non inserire questo titolo nella nostra lista.

  • Nessuno ti salverà, dir. Brian Duffield (2023)

Psicopatici, serial killer, spiriti, demoni, zombie… mancavano solo gli alieni! A sopperire a questa mancanza ci pensa Nessuno ti salverà, un film horror fantascientifico rilasciato da pochissimo su Disney+ che vede come protagonista Brynn, una ragazza emarginata dalla società in cui vive per via di un evento passato, che dovrà difendersi da sola da un’invasione aliena. Mentre è intenta a non farsi catturare dagli alieni, tuttavia, si ritroverà anche a dover fare i conti con il suo passato. Nessuno ti salverà è un film privo di dialoghi, ma che tiene incollati allo schermo grazie alla costante tensione che riesce a creare sin dai primissimi minuti, merito anche dell’incredibile interpretazione di Kaitlyn Dever.

  • The Village, dir. M. Night Shyamalan (2004)

Suspense e paure dell’inconscio sono le protagoniste di questo film. Un’incertezza continua su quello che sta accadendo caratterizza il lungometraggio per tutta la durata: sta accadendo realmente? È tutta finzione? Tutto quello che vediamo avviene in un villaggio che appare isolato dalla civiltà esterna, dandoci l’idea di star partecipando a una sorta di rituale continuo contro il male e contro quello che ci spaventa di più: non sapere realmente che forma abbia ciò che può farci soffrire e strapparci dai nostri affetti.

  • The Voices, dir. Marjane Satrapi (2014)

Ugh, voi non odiate quando avete finalmente la possibilità di stare vicino a crush perché la sua macchina si è rotta e ha accettato il vostro passaggio a casa, ma per errore spaventate crush a morte e, sempre per errore, la uccidete mentre state cercando di rassicurarla sul fatto che non siete pericolosi? Insomma, a tutti è capitato almeno una volta di ritrovarsi nella stessa situazione del povero Jerry, un uomo schizofrenico che parla con i suoi due animali domestici a causa delle allucinazioni dovute alla sua malattia. Scherzi a parte, The Voices è una black comedy con protagonista Ryan Reynolds che diventa a mano a mano sempre più assurda, ma che risulta anche molto disturbante nella sua comicità. Ah, e preparatevi mentalmente alla scena finale che vede tutti i protagonisti in meravigliosi outfit di color fucsia e arancione fluo che cantano e ballano insieme a Gesù, io vi ho avvisati.

  • …e tu vivrai nel terrore! – L’aldilà, dir. Lucio Fulci (1981)

Ogni volta che si parla del grande horror all’italiana si tende quasi sempre a tessere lodi sui capolavori di Dario Argento e Mario Bava, giustamente, visto che si parla di due titani del genere. Ma Lucio Fulci fu una figura spesso ostracizzata, rivalutata post-mortem come solitamente avviene con i grandi incompresi, che ha saputo regalarci opere d’immenso spessore. …e tu vivrai nel terrore! – L’aldilà mette al centro di tutto la paura della morte e della solitudine. Lo splatter tocca in questo film vertici che persino il Dario Argento più folle all’epoca si sognava, esplicando così il lato concreto della morte e della disgregazione della psiche di fronte a un orrore troppo grande per la mente umana.

  • Midsommar – Il Villaggio dei Dannati, dir. Ari Aster (2019)

Un viaggio dapprima paradisiaco si tramuta in un percorso all’interno della paura del diverso, una sorta di xenofobia che fa da cardine alla storia, associata all’ineluttabile verità e paura della morte, che sembra sempre così distante da noi, ma qui prende tinte fin troppo reali. Il finale forse non regge il tono della narrazione, ma nonostante ciò, regala comunque una visione interessante sui terrori più primitivi della menta umana.

  • Chronicle, dir. Josh Trank (2012)

Andrew è un adolescente con mille problemi: preso di mira dai bulli a scuola, picchiato dal padre in casa e con la madre malata di cancro, il ragazzo decide di comprare una videocamera e girare un vlog sulla sua vita (esatto, si tratta di un film in stile found footage). Un giorno, durante una festa, Steve, un popolare atleta della scuola, chiede a Andrew e a suo cugino Matt di andare con lui a riprendere uno strano tunnel che ha scoperto nel bosco, dentro cui si trova una sorta di cristallo luminescente. Giorni dopo essere entrati in contatto con l’oggetto misterioso, i tre ragazzi iniziano a sviluppare poteri paranormali, ma ognuno di loro ha idee diverse su come sfruttarli. Con le sue atmosfere cupe e i suoi personaggi moralmente grigi, Chronicle è il film perfetto per gli amanti di film sovrannaturali come Carrie, Donnie Darko e Unbreakable.

  • Non Sarai Sola, dir. Goran Stolevski (2022)

A guidarci in questo folk-horror sono i pensieri di Nevena, ragazza sedicenne che ha vissuto sempre in una grotta a causa del maleficio di una strega che l’ha privata della parola sin quando era una bambina. Nevena, che non ha mai conosciuto la compagnia dei suoi simili, si ribella e, sfruttando i poteri di mutaforma, si trasforma in altre persone assumendo così varie identità che le permettono di fare esperienza del mondo degli esseri umani. L’opera prima di Stolevski utilizza i topos del genere per imbastire un discorso sui confini labili dell’identità e, in seconda battuta, sulla condizione subalterna delle donne nelle società rurali tradizionali. Poetico nonostante la sua brutalità, onirico, un racconto quasi sussurrato di vita e morte da non perdere.

  • I Fratelli Grimm e l’Incantevole Strega, dir. Terry Gilliam (2005)

Una storia colma delle leggende dei fratelli Grimm, con mille riferimenti letterari. Le favole della buonanotte diventano creature da esorcizzare e con cui fare i conti. Non ci sono finali felici, i mostri sono reali e vivono al limite della realtà con l’umanità. Un film che riesce a coinvolgere gli appassionati del mondo del folclore e delle fiabe, usando le storie dei fratelli Grimm come veicolo di magia e inquietudine.

  • Halloween – La notte delle streghe, dir. John Carpenter (1978)

Dopo avervi consigliato un po’ di tutto, passando dall’animazione ai mockumentary, dai titoli più cruenti a quelli più scanzonati, non potevamo esimerci dal citare il re del cinema horror, Halloween, il primo di tanti ma il solo a poter esser considerato un film con la f maiuscola. Perché ancora oggi la figura di Michael Myers terrorizza il pubblico e questo slasher è oramai cult indiscusso. E diciamocelo, è perfetto da guardare durante la notte di Halloween per concludere ottobre in bellezza!

Angelica, Francesca, Tiziana

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