Sette anni dopo l’ultimo capitolo e ben trentuno anni dopo l’originale, la celeberrima saga targata Pixar sui giocattoli animati torna sul grande schermo per la gioia di grandi e piccini con personaggi vecchi e nuovi, un’emozionante avventura e soprattutto un messaggio assolutamente contemporaneo.
Toy Story 5, co-scritto e diretto da Andrew Stanton, vede finalmente la cowgirl Jessie come personaggio centrale, affiancata però ugualmente dagli storici amici Buzz e Woody. Bonnie, la nuova padroncina della nostra banda di giocattoli preferita, ha ormai otto anni, ma per lei crescere è dura: la piccola si sente sola e non ha veri amici. In un disperato tentativo da parte dei genitori di farla legare con i suoi coetanei, la bimba riceve Lilypad, uno smart tablet a forma di ranocchia che ben presto la fa integrare con un gruppo di bambine della scuola di danza. Bonnie, tuttavia, si aliena sempre di più dal mondo reale, iniziando a trascurare i suoi giocattoli. Jessie, vedendo la bambina succube della tecnologia e per niente felice delle nuove amicizie, decide che la sua missione sarà quella di trovare alla piccola Bonnie un amico vero!

La grande novità di questo quinto capitolo è la centralità di Bonnie nella trama: se nei film precedenti prima Andy e poi Bonnie erano assolutamente marginali ed era sempre qualche imprevisto esterno a mettere in moto la trama, qui è Bonnie stessa a dare il via all’azione. Per quanto siamo tutti affezionati a Andy, non si può certo dire che fosse un personaggio ben caratterizzato: ad eccezione – parzialmente – del terzo film, Andy è sempre stato una figura mistica che rappresentava un po’ tutti i bambini, ma non c’era nulla che gli conferisse una personalità ben definita. In Toy Story 5, invece, Bonnie non potrebbe essere sostituita con una qualsiasi bambina della sua età, perché qui non si tratta più del semplice rapporto tra lei e i giocattoli, ma delle sue insicurezze e difficoltà a fare amicizia, a trovare qualcuno che la capisca davvero e con cui si possa sentire a suo agio.
Toy Story 5 ci racconta un meraviglioso viaggio nelle relazioni umane attraverso gli occhi di Jessie, il giocattolo che più volte ha subito un abbandono da parte del suo bambino e da cui è stato profondamente segnato. La cowgirl, infatti, ha già perso Emily e Andy, e non permetterà a lei e ai suoi amici di perdere anche Bonnie. Ma quella che nasce come missione puramente egoista – ovvero il desiderio di non essere nuovamente abbandonata – si trasforma presto nella volontà di Jessie di vedere la bambina davvero felice: Bonnie è speciale e merita molto di più di amicizie superficiali.

Qui entra in gioco la vera morale del film, che va ben oltre il semplice “se ami qualcuno, lascialo andare”. Il giocattolo non è un semplice passatempo, ma un primo compagno di vita. Emily è cresciuta, poi Andy, e adesso anche Bonnie sta crescendo, ma Jessie si renderà presto conto che lei ha fatto la differenza per ognuno di loro, lasciando in ciascuno dei suoi bambini qualcosa di indelebile. Il giocattolo è, dunque, un po’ un maestro di vita, che accompagna il bambino nella crescita lasciando un segno profondo nel suo cuore anche a distanza di decenni.
Altro tema centrale nel film è, ovviamente, la tecnologia: inizialmente nemica giurata dei giocattoli, ma che a un certo punto diventa addirittura uno strumento di cui i protagonisti si servono per aiutare Bonnie. Toy Story 5 lancia una critica molto chiara: la tecnologia è parte del problema, ma non è lei stessa a esserlo. Il mondo si evolve e cambia e ciò è assolutamente inevitabile; se usata con criterio, la tecnologia può essere uno strumento utile, facilitarci la vita o anche fungere da ottimo passatempo, ma non può andare a sostituire i veri valori.
Ma quindi sono i dispositivi e il web a far crescere i bambini troppo in fretta? Parzialmente. La cosa fondamentale da ricordare è che i bambini, in primis, hanno dei genitori a cui spetta il compito di crescerli ed educarli, tenendo sotto controllo e limitando i danni che la tecnologia può causare, senza necessariamente eliminarla del tutto dalla vita dei più piccini.

La vera pecca del film, invece, sono i personaggi secondari. Proprio come il quarto capitolo, anche questo soffre di poca coralità. Rex, Slinky, Mr. Potato e tutti gli altri giocattoli non protagonisti avranno forse due battute a testa nell’intero film e non giocano mai un ruolo fondamentale. Anche Woody e Buzz, nel complesso, sono molto funzionali alla trama. Il ritorno di Woody è un po’ forzato, inserito solo perché non puoi fare un Toy Story senza l’iconico sceriffo, ma è chiaro come il sole che la sua storia sia ormai conclusa. Buzz, invece, è stato ridotto a una macchietta con un solo tratto di personalità, quello di essere un sottone. Per l’amor del cielo, non fraintendetemi, amo alla follia il suo lato patetico in amore, Buzz Lightyear #1 yearner per davvero, ma non è possibile che sia la sua unica caratteristica. Insomma, volevano concentrarsi su Jessie e su Bonnie e va benissimo! Ma questo non doveva mettere in ombra letteralmente chiunque altro.
Infine, mia piccola nota personale, è da criminali riuscire finalmente a far rilasciare una canzone country a Taylor Swift… e poi usarla solo come sigla finale, senza mai inserirla in alcuna scena del film come invece i film di Toy Story hanno sempre fatto, soprattutto considerando che la canzone calzava a pennello con una sequenza in particolare, che sarebbe stata estremamente arricchita dalla presenza in sottofondo di “I knew it, I knew you“.

In conclusione, nonostante i suoi difetti, la cosa più importante è che, dopo oltre tre decenni, Toy Story e i suoi magnifici personaggi hanno ancora qualcosa da raccontare e che, soprattutto, nessuno di questi sequel risulta mai insulso o forzato. Vi dirò, continuate, fate uscire nuovi cortometraggi, nuovi film, andate avanti, perché con il passare delle generazioni ci saranno molte nuove storie da raccontare! (E questa affermazione credo di non poterla fare per nessun’altra saga, sia chiaro!)
Toy Story 5 vi aspetta in sala a partire da oggi 18 giugno, prodotto da Disney Pixar e distribuito da The Walt Disney Company Italia!
-Tiziana
P.S. L’esercito di Buzz Lightyear alla deriva la gag ricorrente più esilarante del film, li amo.

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