Girigo (2026), recensione: l’arte di rovinare tutto nelle ultime due ore

Vi è mai capitato di iniziare una serie dopo essere stati incuriositi da spezzoni del primo episodio, diventarne ossessionati, per poi rimanere completamente delusi dal finale? Probabilmente sì, credo sia un’esperienza abbastanza universale, ma non per me. Credetemi, non ho tempo da buttare via, se una serie non mi convince già dall’inizio o, peggio, inizia un lento declino col trascorrere degli episodi, non mi faccio scrupoli ad abbandonarla per passare a qualcosa di più interessante. Eppure, raramente mi è capitato di vedere una serie andare così – passatemi il francesismo – in merda negli ultimi due episodi.

Facciamo un passo indietro, iniziando a parlare della nuova serie coreana di Netflix Girigo, anche conosciuta come If Wishes Could Kill. Girigo è un’applicazione che ti permette di esprimere un desiderio, qualunque esso sia, e, una volta esaudito, fa partire un timer di ventiquattro ore. All’inizio della serie, Hyeong-wook, uno studente sudcoreano delle superiori che fatica a prendere voti alti, chiede a Girigo di ottenere il massimo a un esame di matematica e presto il suo desiderio si esaudisce. Entusiasta, raduna i suoi amici per spiegare il motivo del suo successo improvviso, ma nessuno di loro gli crede. Le cose cambiano quando, il giorno seguente, una forza sovrannaturale sembra impossessarsi di Hyeong-wook, che attacca la sua amica Se-ah, per poi togliersi la vita davanti a tutta la classe. Davanti a una tale disgrazia, Se-ah, Ha-joon, Geon-woo e Na-ri si ritrovano a fare i conti con Girigo e con il segreto che vi si cela dietro.

I primi episodi sono incredibili, assestano bene il terreno per lo sviluppo della trama e determinano le prime regole per l’utilizzo dell’applicazione: la scarichi, registri un video in cui esprimi un desiderio tenendo in mano un cartello con scritto il tuo nome e la tua data di nascita, quando il desiderio si avvera inizia il countdown di 24 ore. È chiaro che non sia tutto qui per quanto riguarda il regolamento, quindi ho continuato gli episodi impaziente di saperne di più. Fino al quinto episodio, effettivamente, questi aggiornamenti arrivano e non fanno altro che aumentare le aspettative degli spettatori, per poi interrompersi brutalmente nelle ultime due puntate. Il motivo? Non è chiaro, ma ne parleremo meglio nella parte spoiler.

Per quanto riguarda i personaggi, Se-ah dovrebbe essere la protagonista indiscussa: è lei, infatti, il membro più attivo del gruppo nella ricerca della verità, spinta dal suo senso di giustizia, dalla sua amicizia con Hyeong-wook, ma anche dal senso di colpa che vive in lei dalla morte dei suoi genitori. Peccato che sia un personaggio piuttosto insipido, che non ha un vero sviluppo nel corso della storia, né personale, né nelle sue relazioni con gli altri personaggi. Stesso discorso vale per Geon-woo, co-protagonista un po’ piatto, il cui unico tratto distintivo è… non essere troppo bravo nel salto in lungo? Boh… Per fortuna ci sono Ha-joon e Na-ri, i due veri personaggi interessanti della serie. Ha-joon è un esperto di informatica, è molto pragmatico e logico, nonostante abbia una sorella sensitiva che crede nei fantasmi: è lui l’unico protagonista ad avere un arco narrativo soddisfacente, che lo porta ad abbracciare una realtà a cui prima non credeva, stringendo i rapporti con sua sorella Haetsal e, soprattutto, con suo cognato Bang-wool. Na-ri, invece, è il personaggio grigio della serie: snob, altezzosa e consumata dalla gelosia dovuta a una cotta non corrisposta, Na-ri nasconde un terribile segreto. Il fatto che Ha-joon e Na-ri entrino spesso in scena alternatamente ha, almeno per me, giovato al ritmo della storia, dandomi sempre un motivo per rimanere attenta.

Girigo è una serie che costruisce la sua componente orrorifica non tanto tramite jumpscare o mantenimento della tensione, quanto più attraverso il mistero: è chiaro che l’applicazione non sia comparsa un giorno dal nulla e che dietro di essa si nasconda una storia drammatica e raccapricciante. Infatti, la trama funziona fin quando questo mistero resta in piedi, ma, con la risoluzione di esso nel corso del sesto episodio, svanisce anche tutto il pathos. Ciò che resta per le ultime due puntate è una mera pornografia del dolore: un susseguirsi di accoltellamenti, ossa rotte, ferite da taglio, una spettacolarizzazione della sofferenza fisica portata allo stremo.

Inevitabile per questa recensione una parte spoiler, perché devo sfogarmi.

Quando poco fa ho menzionato la pornografia del dolore, la intendo, ovviamente, senza contesto e soprattutto senza conseguenze. Negli ultimi episodi di questa serie non muore nessuno, nonostante i personaggi vengano massacrati di botte, presi a coltellate e impalati e per cosa? Per far credere allo spettatore che si tratti ancora di un horror nonostante la tensione sia calata a picco dopo lo svelamento delle origini di Girigo? Una scelta pigra e soprattutto di pessimo gusto. Non ho mai avuto nessun problema con la componente splatter negli horror, anzi, spesso mi diverte, ma in Girigo era talmente fine a sé stessa che mi sono ritrovata a mandare avanti scene intere perché provavo un misto di noia e disgusto.

Ma se la spettacolarizzazione della sofferenza mi ha infastidita durante la visione, la mancanza di una chiusura coerente con gli episodi iniziali è ciò che mi ha fatta definitivamente infuriare. Tutta la prima metà della serie si basa su quest’applicazione e sulle sue regole, i personaggi trascorrono scene intere a discutere del suo funzionamento, facendo supposizioni e traendo conclusioni sulle norme che la governano: il punto di svolta è proprio il quinto episodio, quando il punto di vista passa su Na-ri che scopre che, quando una nuova persona esprime un desiderio tramite Girigo, il countdown del fruitore precedente si interrompe. Molto interessante, vero? Bene, questo dettaglio non verrà mai più menzionato. Puntate intere di congetture e rivelazioni, per dimenticarsi improvvisamente di aver mai accennato a delle regole. A cosa serviva il countdown? Perché non c’era nell’app originale? Cosa succede quando il timer si azzera? Per tutta la prima metà abbiamo supposto, insieme ai personaggi, che lo scadere del tempo coincidesse con la morte, ma nel quinto episodio si scopre che Hyeong-wook è morto a causa del desiderio di Na-ri, non del timer (che non vediamo mai ufficialmente segnare lo zero!). Colpo di scena interessante, finché non ci si rende conto che non porterà assolutamente a niente, perché nessun timer si azzererà mai.

È ironico che io mi stia lamentando del fatto che la serie non offra abbastanza spiegazioni, quando in realtà tutto ciò che fa è spiegare. Peccato siano spiegoni su spiegoni di cose inutili, ma quando c’è da tirare fuori la vera ciccia, il nulla assoluto. Non capita spesso di vedere una miniserie perdere così drasticamente il focus sul finale. Dal momento in cui si scopre la verità riguardante Hye-ryung e Si-won nel flashback sulle origini di Girigo, tutto inizia a girare intorno alla figura del fantasma, che non è più subordinato all’utilizzo dell’applicazione, ma diventa l’unica effettiva minaccia. E questo è… noioso e parecchio deludente per chiunque fosse interessato al funzionamento dei desideri, piuttosto che all’entità sovrannaturale di per sé (che poi tanto interessante non è se decontestualizzata).

E non fatemi iniziare a parlare delle dinamiche tra i personaggi completamente ignorate nella seconda metà della serie. Abbiamo un gruppo di protagonisti liceali, quindi gli intrecci amorosi sono una parte teoricamente importante della trama, dunque avevo supposto che tutti i continui riferimenti alla cotta di Ha-joon per Se-ah e a quella di Na-ri per Geon-woo avrebbero portato a qualcosa di concreto, almeno un confronto di qualche tipo, ma niente. Il tutto viene prontamente ignorato e Se-ah e Geon-woo rimangono tranquillamente una coppia (noiosa e per nulla sviluppata) come lo erano già dall’inizio, senza che nessun’altra dinamica venga più menzionata. Allora a cosa è servito? Probabilmente solo a farmi esasperare.

Che dire, non mi aspettavo una serie da Golden Globe o che rivoluzionasse l’horror contemporaneo, ma mi era stata promessa una serie su un gruppo di liceali alle prese con un’applicazione demoniaca con il classico trope del “stai attento a cosa desideri”, e ciò che ho ottenuto invece è una storia che fallisce nel capire quali sono i suoi punti di forza, sfociando nella pornografia del dolore pur di mantenere alta l’attenzione dello spettatore. Netflix Corea, questa volta hai proprio floppato.

-Tiziana

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