Nosferatu (2024), recensione in anteprima: per la prima volta l’elemento femminile è più profondo di Nosferatu stesso

Dopo il controverso film del 1922 di Murnau e quello del 1979 di Herzog, Robert Eggers decide di creare la sua versione cinematografica della figura inquietante e diventata cult del cinema di Nosferatu.

Avendo visto il film in anteprima nel cinema Barberini di Roma, vi cito le parole di Willem Dafoe, che ho potuto incontrare con gli altri spettatori in sala. “[…]Il nostro film è chiaramente inspirato a Nosferatu di Murnau, è un film che Eggers ha visto quando lui aveva solo nove anni. Questo film non è un remake, è più un film originale e personale.”

Dopo averci detto questo, Willem Dafoe ci lascia con determinate aspettative, che sicuramente tutti già nutrivamo dentro di noi, ci tengo a fare un viaggio nel passato remoto, passato prossimo e presente per analizzare l’evoluzione della figura di Nosferatu e dando voce a ciò che penso di questa versione del 2024.

Le caratteristiche tecniche

Nosferatu il vampiro di F.W. Murnau, pieno di controversie riguardo ai diritti sulla figura di Dracula di Bram Stoker, nasce come film muto e in bianco nero. È altamente caratterizzato da ombre marcate e le scenografie appaiono quasi distorte, in disordine, per apparire ancora più inquietanti. Il soprannaturale è spesso rappresentato con sovrimpressioni, per dare un aspetto al contempo reale ed irreale della figura del Conte Orlok.

Nosferatu, il principe della notte di Werner Herzog presenta differenze, ovviamente, nel colore della pellicola, che appare desaturato. Le location del film sono reali e aggiungono un tocco di autenticità alla storia.

Nosferatu di Robert Eggers è peculiare per la fotografia particolarmente accattivante, è meticolosa nei dettagli storici e mescola gli originali elementi visivi con quelli più moderni. Anche qui, con un ritorno particolare al film di Murnau, le luci e le ombre sono le vere protagoniste delle scene, grazie ad esse si scoprono o meno dettagli significanti e donano un’inquietudine che aleggia per tutta la durata del film.

Interpretazione del Orlak/Dracula

Nel film del 1922, il Conte Orlak, interpretato da Max Schreck, appare come una figura estremamente emaciata, denti e orecchie appuntite, incarna un’immagine che poco si avvicina all’essere umano. I suoi movimenti sono rigidi e questo accentua parecchio l’idea di lui come predatore.

Nel film del 1979, il conte Dracula, interpretato da Klaus Kinski, mantiene tratti mostruosi, ma appare leggermente più umano, non ha sicuramente il volto avvizzito del Conte Orlak, seppure manifesti il grigiore caro alla figura dei vampiri. Possiamo notare un interpretazione più emotiva, che quasi va ad analizzare il conflitto interiore del personaggio.

Nel film dl 2024, il conte Orlak, interpretato da Bill Skarsgård. subisce un’importante trasformazione data dal trucco prostetico, che rende il suo personaggio inquietante e affascinante. L’accento che hanno donato alla sua figura acuisce quel senso di tormento, ma anche di estrema seduzione.

Il personaggio di Ellen

Greta Schröder come Ellen Hutter si fa simbolo di vittima passiva. Isabelle Adjani come Lucy Harker è un personaggio più attivo, che porta con determinazione il compito di affrontare il vampiro. Lily-Rose Depp come Ellen Hutter da uno sconvolgimento emotivo al personaggio, caratterizzandolo a tal punto da sembrare, spesso, un film incentrato più sulle sue lotte emotivi che sulla figura di Nosferatu.

Il simbolismo nei tre film

Nel 1922, troviamo la paura dell’ignoto che si fa spazio nella peste; il vampiro presenta una minaccia esterna. Nel 1979, è palpabile l’esplorazione dell’immortalità e della solitudine che ne consegue, che appare al vampiro stesso come una maledizione. È il film in cui più troviamo ispirazione dal romanticismo gotico. Nel 2024, il desiderio e l’ossessione sono il cardine del film e c’è una rappresentazione più esplicita della sessualità.

Dopo avervi fatto fare un tuffo nel passato, ora posso concentrarmi sul presente per spiegarvi la mia idea su Nosferatu del 2024 di Eggers. La domanda che mi è sorta spontanea, appena conclusa la visione, è stata: si tratta davvero di un film originale, come cita Willem Dafoe, e non di un remake? Probabilmente la mia risposta non vi piacerà, ma la visione ha lasciato con più indifferenza di quanto sperassi.

Parlando in primis degli aspetti positivi, c’è una scelta accuratissima per quanto riguarda i dettagli: partendo dai vestiti alle acconciature, alle scenografie, ai luoghi che sembrano assolutamente reali. Aver ricreato questo film nel 2024 ha dato la possibilità a tutti di godere di una storia già conosciuta con attori che hanno una forte mimica facciale, l’emotività dei personaggi è ciò che tiene attaccato lo spettatore alla scena. Il sudore di Hutter (Nicholas Hoult) quando incontra il conte Orlak, la paura visibile nelle pieghe del volto, negli occhi ghiacciati spauriti; per non citare, ovviamente l’interpretazione di Bill Skargård, Willem Dafoe, Aaron Taylor-Johnson, Simon McBurney o Ralph Ineson. Il cast, diciamolo, fa una grande parte in questo film, che altrimenti non credo avrebbe avuto la stessa profondità emotiva.

La differenza percepibile è soprattutto nel personaggio di Ellen Hutter: questo film diventa il suo luogo segreto di avidità fisica e immonda seduzione. Lily-Rose Depp ha dato letteralmente vita al personaggio di “Leni” in maniera eccezionale, donando un senso di realtà rispetto agli altri due film: i momenti in cui entra in contatto con Nosferatu sono pieni di sensazioni, l’interpretazione risulta magistrale. Il capovolgimento della trama sta proprio in questo: sebbene il film mantenga le linee guida degli altri due (specialmente quello di Murnau), il film quasi non sembra focalizzato su Nosferatu, ma su Ellen, sull’allegoria del desiderio, che se non contraccambiato diventa il fulcro della solitudine, una solitudine tale che Leni si ritrova a chiamare a gran voce qualcuno che le dia calore e poco importa che quel calore sia umano o meno. La sessualità è parte integrante delle dinamiche della storia, perché è da essa stessa che nasce il conflitto, il male, la pestilenza e non è solo una pestilenza che si trasformerà poi in figura reale, inondando la città intera, ma è un dolore intimo che Leni si porta dentro fin dalla tenera età, un segreto lugubre e raccapricciante, che presenta, graffi, morsi e tantissimo sangue. Il dolore si fonde con il piacere, il piacere diventa veicolo di malignità, l’istinto predatorio diventa ossessione, la fuga dalla solitudine diventa una maledizione infinita e una malinconia incolmabile che non lascia mai l’anima di Leni. Potremmo dire che il vero vampiro della storia, in questo caso, è visibile proprio nel personaggio di Ellen: è lei che cammina tortuosamente nei percorsi della vita come un’anima in pena, che non dorme di notte a causa dei suoi incubi, che cerca ossessivamente l’affetto nelle persone a lei vicine, che brancola nel buio della casa, nei corridoi in cui riecheggia la voce del Conte. Leni è la rappresentazione della follia della solitudine, un fantasma che si posa su di lei, una figura reale che personifica per tutta la sua vita, tramutandosi in un essere bisognoso degli altri per sopravvivere, un po’ come Nosferatu ha bisogno di sangue.

Cos’è che allora potrebbe lasciarvi con un po’ di amaro in bocca? Il fatto che, pur notando le differenze sostanziali e avendo dato un ruolo di rilievo al personaggio femminile, il film segue le dinamiche narrative del film di Murnau ed è per questo che vorrei aggiungere che questo è più un gusto soggettivo: se come me vi aspettavate un cambiamento più marcato, allora probabilmente rimarrete con la frase “Mi è piaciuto, però… ha contribuito in modo rilevante alla storia di Nosferatu?”, se invece eravate pronti mentalmente al fatto che non sarebbe stato così diverso dagli altri, sono sicura che troverete i dettagli gotici, le interpretazioni degli attori e il ruolo femminile così predominante rispetto agli altri due film, come vincente su tutto e vi riterrete soddisfatti.

Nosferatu vi aspetta al cinema a partire dal 1 gennaio 2025 distribuito da Universal Pictures!

-Francesca

Lascia un commento

Un sito WordPress.com.

Su ↑