The Warrior – The Iron Claw (2023), recensione in anteprima: il sogno americano messo KO

Sean Durkin torna dietro la macchina da presa con The Iron Claw, film targato A24 incentrato sulla famiglia Von Erich, storica dinastia del mondo del wrestling, avvalendosi di un cast mascolino e promettente capitanato da Zac Efron, Jeremy Allen White e Harris Dickinson. La storia inizia alla fine degli anni ’70, in un’epoca in cui la drammaturgia del wrestling professionistico era ancora nettamente divisa tra buoni e cattivi. A quei tempi, la cosa migliore che un lottatore potesse essere era un eroe locale che proteggeva il suo territorio dagli invasori, gli sfidanti. Nei confini del Dallas Sportatorium, più simile ad un fienile che ad un vero e proprio circolo sportivo dove ottenere un posto in prima fila spesso significava diventare parte dell’azione, il confine tra fan e lottatore era gloriosamente sfumato.

La fotografia di Mátyás Erdély ha la qualità di una macchina del tempo, uno sguardo quasi romantico, mentre le scenografie di James Price ricreano con precisione le trame sgargianti e pacchiane delle vesti dei lottatori. Ed fra le sequenze sul ring straordinariamente coreografate, The Iron Claw trova il suo baricentro: un film sportivo con un’intima vena pulsante esistenziale, una storia su cosa accade quando il destino prende una svolta, ahimè drammatica.

L’universo del wrestling non manca di storie sfortunate di autodistruzione e danni collaterali, e per ogni superstar come The Rock che emerge con corpo e testa indenni, ci sono una dozzina di icone che non sono riuscite a raggiungere l’ultimo match. I fratelli Von Erich, nati in Texas, avrebbero dovuto evitare il lato oscuro del ring conoscendone da vicino i rischi. Allevati come dei veri e propri cani da combattimento dal pedigree immacolato dal loro padre, ex lottatore dal pugno di ferro, i ragazzi sono cresciuti circondati dai riflettori e hanno mostrato del vero talento. Ma come Icaro che volò troppo vicino al sole, uno dopo l’altro soccombono alle pressioni fisiche e psicologiche degli affari di famiglia.

Il risultato di tutto questo intrigo familiare è un cocktail potenzialmente tossico di testosterone e competitività, ma Sean Durkin si prende il suo tempo per lasciarlo bollire, prediligendo una combustione lenta. Parte del fascino del film risiede nell’interazione tra gli attori, la cui credibile somiglianza e rapporto fraterno sono in qualche modo amplificati – e resi quasi umoristicamente feticisti – dai loro corpi di prima qualità. Sono come caricature di un’adolescenza tutta americana, come se mamma e papà Von Erich avessero salvato un’intera cucciolata di kryptoniani da quel campo di grano. Ma la dolcezza delle scene tra fratelli sottolinea anche la tristezza senza fondo di questa famiglia, che non parla di uomini che soffrono per mancanza di amore, ma di una perdita di controllo sulle proprie vite anche quando di amore ce n’è in abbondanza.

Rendendosi conto di non essere più il fratello di nessuno, Kevin si aggrappa ai suoi giovani figli alla ricerca di quel cameratismo perduto. Può darsi che, trasformando la storia di una perdita inimmaginabile in quella di una mente che ritrova se stessa, The Iron Claw pecchi per eccesso di elevazione, ma la catarsi portata in scena dal mascolino e belloccio Zac Efron è del tutto meritata. La maledizione è stata finalmente spezzata, la famiglia può riemergere dalle ceneri, sotto nuovo nome, lontano da quel sogno americano che ha messo KO i suoi consanguinei.

Il wrestling, alla fine, è un po’ come il cinema. Non un vero e proprio sport, ma più uno spettacolo ben congegnato in cui le coreografie dei colpi sferrati sul ring si alternano ai siparietti scritti come da copione delle interviste pre-gara. Un’attenzione maniacale al mantenere alta la tensione e l’aspettativa del pubblico, un’elevazione dei ruoli di buoni e cattivi, una ricerca di riprese sempre più avvincenti, come sottolinea anche uno dei fratelli Von Erich, quello meno interessato al mondo machista del wrestling ma che, nonostante tutto, finirà per caderci – e precipitarci fino all’eterno sonno.

Ed è stata forse la genuina passione del regista per questo universo di corpi scolpiti e sudati che ha penalizzato un po’ il film che non trova la giusta messa a fuoco, specialmente nel terzo atto che soffre di un ritmo irregolare ovunque, poiché Durkin tenta – senza successo – di tracciare il capitolo difficile nella vita di Kevin. Nonostante l’efficacia con cui la prima parte apre la strada alla seconda, The Iron Claw non pare mai compiere uno slancio in avanti, il che gli impedisce di raggiungere il senso di tragedia operistica che la storia merita.

Il film si avvicina incredibilmente a diventare un’epopea americana a tutti gli effetti, ma le sue manchevolezze non significano che il tutto sia stato uno sforzo infruttuoso. Al contrario, ripensando al palinsesto cinematografico che il 2023 ci ha fatto dono, The Iron Claw è uno dei drammi più toccanti dell’anno. Un film che si tuffa a capofitto in un mondo che raramente è stato esplorato sullo schermo ed offre alcune motivazioni convincenti per cui è stato fonte di dolore e morte nel corso degli anni. Con Zac Efron come protagonista e interpreti secondari di spicco come Harris Dickinson, Holt McCallany e Jeremy Allen White, The Iron Claw raggiunge un livello di introspezione emotiva che potrebbe, sulla carta, sembrare antitetico alla sua storia travolgente e implacabilmente devastante.

The Warrior – The Iron Claw vi aspetta al cinema a partire dal primo febbraio, distribuito da Eagle Pictures.

– Angelica

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