Mi trovo in una situazione alquanto complicata in questo momento: scrivere ciò che penso di Asteroid City, l’ultimo pargolo nato dall’eccentrica mente di Wes Anderson approdato all’ultima edizione di Cannes. Non perchè non abbia compreso il film – che a mio avviso è il più andersoniano fra tutti – quanto più per la sensazione che mi ha lasciato a fine visione. Ma andiamo per gradi…

Chi scrive qui è un’estimatrice dell’estro creativo di Wes Anderson, pellicole come Fantastic Mr. Fox e Grand Budapest Hotel resteranno per sempre tatuati indelebilmente nella mia memoria. Non si può negare che Wes abbia quella firma riconoscibilissima anche con un solo frame, ed al giorno d’oggi è sicuramente un vanto perchè essere unici in un universo di prodotti ripetitivi (copie di copie di copie) non è impresa da poco. Eppure nei quadri sapientemente studiati, in quelle fotografie color pastello, Wes Anderson ha smarrito un po’ la rotta, perdendosi nell’autocompiacimento estetico e citazionistico a discapito di una storia che meritava una sceneggiatura più solida.


Il messaggio c’è, metaforico o meno, lo si coglie man mano che il film avanza ed è più contemporaneo che mai. Perchè uciti da una lunga pandemia che ci ha tenuti isolati e reso spaventati, ci si sente abbandonati al proprio dolore che merita una voce ma è circondato solo dal silenzio. Viviamo in un mondo in cui sentiamo l’esigenza di essere accettati ed è per questo che ci viene spontaneo avvicinarci a coloro che sanno leggerci, che siano essi completi estranei, ma d’altronde siamo alieni in un mondo di disumani. Ed è proprio qui che c’era bisogno di una maggior introspezione dei personaggi, impegnati più nel dire cosa provano piuttosto che a mostrarlo. Scelta stilistica, direte, quella di minimizzare il linguaggio del viso e del corpo del cast, eppur per quanto non siamo nuovi a questo formalità, il tutto appare più asettico del deserto texano che ingloba Asteroid City.
“I still don’t understand the play.”
“You don’t have to. Just keep telling the story.”

In questo western atipico, Wes Anderson fa sfoggio di un cast di tutto rispetto, fra cui cogliamo sia alcune vecchie glorie e volti amici sia nuove reclute, eppure sembrano tutti sacrificati in ruoli privi di spessore, monodimensionali, e fa riflettere che la presenza per due miseri minuti della famigerata creatura aliena – lo ammetto, bizzarra e simpatica nel suo aspetto – è ciò che più rimane impresso a fine visione. Perchè ci si dimentica dei nomi, dei volti, delle loro battute, tutto svanisce alla velocità di un flash della macchina fotografica e ciò che resta è una meravigliosa cartolina ma che manca di una storia potente da tramandare.


Eppur i guizzi geniali non mancano, è tutto lì, gli ingredienti sono serviti ma il pasto non sazia lo spettatore. Viene da chiedersi se forse la mia sia una sorta di indigestione da troppo Wes. Ma di certo non si può chiedere ad un autore come lui di privarsi di ciò che lo rende se stesso. Probabilmente il mio desiderio risiede tutto in una penna diversa, più solida ma non per questo meno sognatrice. In Asteroid City manca il calore di Moonrise Kingdom, il brio di Grand Budapest Hotel, il coinvolgimento emotivo de I Tenenbaum.
“You can’t wake up if you don’t fall asleep.”

Ci troviamo davanti ad un esercizio stilistico che ammalia per la sua bellezza ma non ci trascina nella sua storia. Un gran peccato, eppure nutro ancora speranza per Wes nonostante quest’ultima sua opera mi ha rigettato in un luogo oscuro in cui non volevo finire. Il tempo che scorre ed il senso di perdita possono intimorire. L’incertezza e le sue incognite possono creare un pozzo di solitudine, ma ciò non significa che dobbiamo rimanere lì, ancorati a quel dolore. Possiamo andare avanti perché la vita è qui e ora. Maturare un lutto non è un sentimento che mi è estraneo, ma mi ricorda di aggrapparmi ai momenti felici, agli sprazzi di colore che la quotidianità mi offre, circondandomi di persone care che sanno vedere oltre. Dunque Wes ti capisco e ti abbraccio forte, ma forse Asteroid City non fa per me, e questa potrebbe essere la risposta più semplice a tutte le mie perplessità.
– Angelica
Asteroid City arriva al cinema dal 14 settembre distribuito da Universal Pictures.

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