The Banshees of Inisherin (2022), recensione #Venezia79: epopea shakesperiana sulla noia

Martin McDonagh, regista e sceneggiatore che non ha mai deluso le aspettative. Che dono meraviglioso ci ha fatto con The Banshees of Inisherin (Gli Spiriti dell’Isola) presentato in concorso alla 79esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia! Il film è il racconto tragicomico di una bromance tossica, il tutto contornato da massicce dosi di satira e nostalgia.

Dall’altra parte delle coste di Inisherin udiamo il tumulto della guerra civile irlandese, ma fra le verdi pianure dell’isola veniamo coinvolti dalla disputa fra l’allevatore Pádraic (Colin Farrell) ed il suo migliore amico Colm (Brendan Gleeson), che improvvisamente gli rivela di voler mettere fine al loro rapporto. “Perhaps he just doesn’t like you no more”, gli suggerisce sua sorella Siobhán (Kerry Condon), ma Pádraic non trova pace nel suo cuore ed insistentemente cercherà di ottenere delle spiegazioni da Colm.

Ahimè la guerra c’insegna che anche il più onesto degli uomini può tramutarsi in un mostro, ed il conflitto fra Colm e Pádraic evidenzierà proprio quest’amara verità. Il dolore accecante di Pádraic si nutrirà di rabbia, il suo essere altruista diverrà meschinità, e la vendetta è ben che servita. L’abilità di McDonagh è quella di imbastire un racconto a tratti esilarante e cupo, con un sottile velo di sentimentalismo. Potrà sembrare tutto sopra le righe, eccessivamente teatrale al punto di non essere realistico, ma ciò non toglie che i personaggi sono così accattivanti che è impossibile non ridere delle loro battute (e delle loro disgrazie). Eppure stiamo parlando di personaggi che, nella vita di tutti i giorni, definiremo noiosi. Ma è proprio l’epopea della noia a rendere The Banshees of Inisherin squisitamente geniale.

E fra pinte di birra, adorabili asinelli e rupi a strapiombo sul mare, il film si evolve da frizzante commedia a dramma shakesperiano, dove rimpianto, orgoglio ferito e melanconia sono i punti cardine del racconto. Non c’è da stupirsi che i solo esservi viventi sereni ed in pace con l’ambiente che li circonda in questo film siano gli animali. Eppure, per quanto Inisherin sia un luogo fittizio, l’eccentricità dei suoi personaggi e le avvincenti leggende locali lo rendono un’attraente meta turistica per lo spettatore. Gran parte del merito va sicuramente allo straordinario cast che ha reso appetibile anche la monotonia della quotidianità. Si ride e si piange un po’ in The Banshees of Inisherin, ma questa è la vita e Martin McDonagh ci suggerisce di andare avanti (ed oltre) i limiti che ci poniamo, anche se questi sono dettati dalla Madre Terra. Bisogna avere il coraggio di essere fedeli a se stessi, anche se questo significa mettere un punto ad un lungo capitolo. La storia, del resto, la scriviamo noi.

– Angelica

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