If I Had Legs I’d Kick You (trasformato in Se solo potessi ti prenderei a calci, in italiano) di Mary Bronstein è un horror psicologico miscelato con la giusta quantità di commedia. Il risultato è un quadro inquietante, con situazioni assurde, che danno il ritmo alla narrazione.
Il film segue le vicende dalla psicoterapeuta Linda (interpretata da [Mary] Rose Byrne) e di sua figlia, affetta da un grave disturbo dell’alimentazione: la bambina, infatti, ha bisogno di una essere costantemente collegata a una macchina per poter ricevere il giusto apporto di nutrizione tramite un tubo connesso al suo stomaco. Linda si ritrova da sola, poiché il marito è sempre fuori per lavoro, e di conseguenza il peso della malattia della figlia grava tutto sulle sue spalle. La difficoltà del momento è amplificata dal fatto che Linda ha dovuto lasciare la loro casa per andare a vivere, temporaneamente, in un motel scadente. Il soffitto di una delle stanze, infatti, è ceduto creando un grosso buco, che, a guardarlo con attenzione, appare malato.

Linda comincia a essere una psicoterapeuta disattenta, il sonno le porta via la ragione, non riesce a dormire perché la macchina della figlia è costantemente accesa e crea rumori costanti. Il ripetersi dei bip bip e il respiro affaticato della bambina portano Linda in un loop che si ripete e non finisce mai, fino a scavare nella sua mente e mettendo a soqquadro le sue emozioni e i suoi pensieri. La sua mente è ossessionata dalla malattia della figlia e c’è un paragone, che si vede tra le scene, se ci lasciamo prendere anche noi dalle visioni che Linda comincia ad avere. Si tratta di filosofico e inquietante tra il buco che c’è nel tetto della casa e la malattia della figlia. Il buco, infatti, non riesce ad essere riparato, perché l’operaio va via dal luogo di lavoro e Linda si ritrova ad andare più volte nella casa, lasciando anche la figlia da sola, pur di controllare l’avanzamento della putrefazione che corrode la sala.
Il rapporto tossico che si va a creare tra Linda e la “cosa” che sta marcendo e buttando nella disperazione ciò che è intorno ad essa, è lo stesso che Linda crea con la figlia: non riesce a staccarsi dal pensiero che possa stare meglio e dal volerla salvare, ma al contempo si sente morire accanto a lei, come se la malattia non danneggiasse solo la bambina, ma anche la madre. Il buco, simbolo sia del disfacimento del soffitto, sia della condizione precaria della figlia, perseguita le pieghe della mente della psicoterapeuta, portandolo a vivere, mentalmente e fisicamente, in una dimensione astratta e lontana: uno spazio vuoto, ma riempito dal miasma del morbo che impregna il passato, il presente e il futuro della protagonista di questa tessitura horror.

Cosa aspettarsi, dunque, dalla visione di Se solo potessi ti prenderei a calci? Un viaggio orrorifico all’interno di una mente intossicata e un’analisi angosciante sulla visione dell’essere madre, non solo in quanto donna divisa a metà tra la vita lavorativa e i propri desideri, ma in quanto incarnazione della realtà femminile, che spesso si scontra con la procreazione.
In Linda, c’è uno studio profondo sull’identità e sulla trasmissione della propria capacità di appartenere al mondo. Linda si sente inadatta e di conseguenza vede l’inadattabilità come un gene propagato nella vita della figlia. Questo sentore di discrepanza la fa sentire incapace di aiutare ciò che ha creato e il vedere tutto ciò come qualcosa di sbagliato, la fa automaticamente sentire in colpa; arrivando a credere che il malanno della figlia sia colpa sua.
I temi del film sono all’origine dell’essere umano, dell’essere donna e dell’essere madre ed è una pellicola che, sicuramente, va a toccare nervi scoperti (warning per chi decidesse di vederlo).
Se solo potessi ti prenderei a calci è candidato agli Oscar per migliore attrice protagonista e, in effetti, Rose Byrne ha fatto un ottimo lavoro, assaporando e integrando tutte queste emozioni difficili da digerire.
Se solo potessi ti prenderei a calci esce oggi, 5 Marzo 2026 in tutte le sale cinematografiche, distribuito da I Wonder Pictures!-
-Francesca
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