Rental Family – Nelle Vite degli Altri (2026), recensione in anteprima: la bellezza dei piccoli comportamenti umani

Sometimes the story we tell ourselves becomes the truth.

Se dovessi sintetizzare il concetto più grande dentro Rental Family – Nelle vite degli Altri direi questo: è un film che fa riflettere su ogni interazione umana si possa creare, dal gesto più piccolo al più grande, e di quanto, in mezzo alle cose che accadono nella vita, sia importante accettare il rischio dell’ignoto per diventare una versione migliore di noi stessi, ma, allo stesso tempo, non dimenticare da dove veniamo, cosa abbiamo fatto in passato e chi eravamo o siamo, perché ogni avvenimento passato è importante quanto il nostro presente e il nostro futuro.

Rental Family si apre con la visione della vita di Philip (interpretato da Brendan Fraser), un attore che vive da sette anni a Tokyo e percorre ancora il suo sogno di recitare. I ruoli ottenuti, tuttavia, non gli garantiscono ancora una vita stabile come attore, fino a quando non viene chiamato per recitare in ruoli particolari: Philip viene considerato come attore che deve interpretare dei ruoli diversi per persone sconosciute, persone che chiamano l’agenzia perché hanno bisogno che un attore interpreti una determinata persona nelle loro vite. Ogni incarico ha un tempo diverso.
Philip all’inizio si sente non adatto per il lavoro, perché non si tratta di girare serie tv o pubblicità, è un lavoro estremamente a contatto con l’empatia delle persone, che lentamente lo porta a essere sempre più affezionato ai suoi clienti e a non riuscire a distaccarsi né a trattarlo meramente come un lavoro.

Questo film mi ha dato l’impressione di essere abbracciata da qualcuno, qualcuno che al contempo mi abbia fatto ridere (ci sono state parecchie risate in sala) e piangere (sono sicura al 100% che le due ragazze vicino a me abbiano pianto nelle stesse scene nelle quali ho pianto io). È uno di quei film che consiglierei di guardare quando ci si sente molto giù, in un blue Monday o in qualsiasi giorno della settimana che assomigli a una devastata speranza verso l’umanità; perché in effetti Rental Family crea questo legame con chi osserva, facendo passare un messaggio radioso e che al contempo cerca di tirarci fuori dalla comfort zone.

Per un’indecisa cronica come me, vedere personaggi fare scelte molto azzardate, rischiando di rovinare tutto, mi ha fatto capire quanto abbiano anche rischiato che, invece, andasse tutto per il verso giusto e magari meglio ancora di come sarebbe stato, se tutto fosse rimasto uguale. Philip è un personaggio che muta attraverso il film ed è visibile come il suo interiorizzare queste scelte porti a un cambiamento radicale, non solo in sé stesso, ma anche all’infuori di sé, delle persone che frequenta e degli ambienti che sono attorno a lui.

Rental Family, diretto da Hikari, pseudonimo di Mitsuyo Miyazaki, fa vedere cosa può accadere di meraviglioso quando ci diamo l’opportunità di prendere quel rischio e vedere dove possa farci arrivare.

Sono uscita dalla sala con il viso ancora appiccicaticcio dalle lacrime e con la sensazione di provare ancora speranza per l’umanità e, sebbene non sia un film non prevedibile per tutta la sua durata, sebbene non esista per meravigliare per il suo arco narrativo, dona qualcosa di estremamente importante per il giorno d’oggi: la meraviglia di esserci per l’altro, senza odio, senza rabbia, senza violenza. Sinceramente, mentre il mondo là fuori si distrugge e ogni giorno ci sono sempre più guerre, poter andare al cinema e vedere un film che ti faccia commuovere per momenti così reali e così replicabili tra noi umani, se solo volessimo, è una meraviglia in sé.

Trovate il film da oggi, giovedì 18 Febbraio 2026, in tutte le sale cinematografiche, distribuito da Searchlight Pictures!

Francesca

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