28 Anni Dopo – Il Tempio delle Ossa, recensione in anteprima: le mille facce della violenza

«Vaghiamo per la terra alla ricerca di anime da consegnare all’inferno.»

Solo sei mesi dopo dall’uscita del capitolo precedente, Spike e il dottor Kelson sono pronti a tornare col botto nella quarta parte della saga di 28 Giorni Dopo, ormai diventata 28 Anni Dopo. Questo sequel, rilasciato con il sottotitolo Il Tempio delle Ossa, vede lo stesso cast, lo stesso sceneggiatore (Alex Garland) e una diretta continuità con gli eventi del precedente, ma un cambio di regia, da Danny Boyle a Nia DaCosta, già nota nel panorama orrorifico per Candyman (2021).

Se nel film precedente Spike (Alfie Williams) aveva a che fare dapprima con la sua famiglia e la ristretta comunità dell’isola di Lindisfarne, poi con le insidie del mondo esterno distrutto dal virus, in questo il ragazzino si trova nelle grinfie di Sir Lord Jimmy Crystal (Jack O’Connell) e delle sue “dita”. Reclutato a fine film da un gruppo di spietati killer, ora Spike deve trovare il modo di sopravvivere, anche a costo di stare al gioco ed entrare a far parte del culto dei Jimmy. Parallelamente, il dottor Kelson (Ralph Fiennes) continua le sue ricerche sul virus e sugli infetti, indagando la natura del contagio e la sua evoluzione, con particolare focus sulla figura degli Alfa: cruciale sarà, infatti, il personaggio di Sansone (Chi Lewis-Parry), l’Alfa che vive nella zona del dottore e così denominato da quest’ultimo. Che i cammini di Spike e Kelson si possano rincrociare?

La sceneggiatura di Alex Garland per Il Tempio delle Ossa mostra un’ottima continuità con il film precedente, pur cambiando completamente i temi trattati. Se il primo film della nuova trilogia analizzava il concetto di famiglia e mostrava fin dove una persona è disposta a spingersi per amore, questo secondo capitolo indaga sulle varie forme di violenza: quella innata presente negli infetti, ma anche, e soprattutto, quella perpetrata dagli esseri umani. In questo film, infatti, gli zombie non sembrano mai costituire una grande minaccia per la comunità umana, nonostante assistiamo, come negli altri film, alla loro natura violenta verso i sopravvissuti. Ma questa violenza quasi ingenua non è nulla a confronto di quella compiuta da Jimmy e le sue dita, per i quali essa è un mezzo per esprimersi.

Tutto nel culto dei Jimmy ha a che fare con la violenza: basti pensare che per diventare una delle dita di Jimmy bisogna prendere il posto di un’altra sconfiggendola in un duello all’ultimo sangue. Per non parlare della cosiddetta “carità”, termine utilizzato dai Jimmy per giustificare i crimini da loro perpetrati. Jimmy Crystal, che altri non è che il bambino della primissima scena del film precedente, figlio del Pastore del suo paesino e cresciuto con forte influenza religiosa, afferma infatti di vedere e sentire nella sua testa il suo stesso padre, “il grande Caprone”, e sarebbe proprio quest’ultimo a dare questi ordini così brutali a Jimmy e la sua setta.

Cos’è dunque peggiore? La disumanizzazione causata dal virus o la violenza gratuita di chi ha scelto di seguire la via della disumanizzazione?

Ma se il film ci invita a riflettere sulla violenza, di certo non manca di indagare il concetto di umanità: le ricerche del dottor Kelson sull’Alfa Sansone portano piano piano a dei risultati a dir poco sconcertanti… È davvero possibile un ritorno di umanità da parte di chi è ormai, per natura, un involucro vuoto? Purtroppo, poco posso dire su questa linea narrativa, ma aspettatevi grandi sorprese e, soprattutto, una fantastica esibizione da parte di Ralph Fiennes! (Sì, avete capito bene, esibizione, non interpretazione!)

Se sul piano della sceneggiatura c’è una forte continuità, grazie alla ripresa del ruolo da parte di Alex Garland, su quello registico è molto ovvio il cambio di regia, passato da Danny Boyle a Nia DaCosta. Per quanto quella di DaCosta sia una regia tecnicamente ottima, manca forse un po’ di impatto e gravità rispetto a quella di Boyle. Non aiuta di certo il cambio di stile, con il ritorno alle riprese con la classica telecamera, in opposizione alla scelta di Boyle di utilizzare la fotocamera dell’iPhone. Il risultato è una regia nel complesso più statica e classica, anche se DaCosta pone molta attenzione sui primi piani dei personaggi, scelta che ho molto apprezzato.

In conclusione, Il Tempio delle Ossa è un ottimo sequel nonché anello di congiunzione con il capitolo finale della saga. Forse l’unica pecca è che, inevitabilmente, soffre un tantino della cosiddetta MMS (Middle Movie Syndrome), ovvero quella teoria secondo cui il secondo film di una trilogia risulta più sottotono rispetto al precedente e al successivo in quanto “di transizione”. Per quanto ciò sia parzialmente veritiero, Il Tempio delle Ossa riesce, a mio parere, a stare in piedi con le sue gambe grazie alla sottotrama dei Jimmy, diventando così una delle numerose sfide che il giovane Spike deve affrontare nel corso della sua formazione.

Preparatevi a emozionarvi, ma anche ad arrabbiarvi (Jack O’Connell è il migliore nell’interpretare personaggi così fastidiosi da essere geniali), nel nuovo capitolo di 28 Anni Dopo, in attesa della – si spera – soddisfacente conclusione! Il Tempio delle Ossa vi aspetta al cinema a partire dal 15 gennaio, distribuito in Italia da Eagles Pictures, non perdetevelo!

-Tiziana

P.S. Vogliamo negarcelo quel pizzico di fan service? 😉

Lascia un commento

Un sito WordPress.com.

Su ↑