«Non smettiamo mai di scegliere chi siamo.»

Inside Out 2, Mufasa – Il Re Leone e ora Oceania 2: che si tratti di animazione o live action, in questo 2024 Disney sembra non voler mollare la presa su sequel, prequel e remake di film che hanno fatto la storia, ma non sempre con dei risultati soddisfacenti.
Purtroppo, a non avermi pienamente soddisfatta è stato proprio questo secondo capitolo di Oceania, il quale, nonostante i quattro anni di lavorazione, non sembra avere davvero qualcosa da raccontare. Ma andiamo per gradi.
Oceania 2, diretto da Dave G. Derrick Jr., Jason Hand e Dana Ledoux Miller, riprende la storia di Vaiana alcuni anni dopo le vicende del primo film. Il popolo di Motunui ha ricominciato a navigare e Vaiana è ufficialmente diventata capo esploratrice, nonché guida spirituale della sua gente. Chiamata dai suoi antenati esploratori a solcare nuovamente i mari dell’Oceania alla ricerca della leggendaria isola di Motufetu, Vaiana partirà assieme ad amici vecchi e nuovi per spezzare la maledizione del dio Nalo.

A spingere Vaiana a partire per questa nuova avventura è sicuramente il senso di responsabilità nei confronti del suo popolo e dei suoi antenati, ma anche il desiderio di trovare altri villaggi e popolazioni che vivono nelle isole dell’Oceania, ma con cui non ci sono più contatti da decenni. Questa ricerca di un senso di comunità è forse uno dei tratti più interessanti di questo sequel: Vaiana è smaniosa di trovare segni di altre civiltà per poter ampliare gli orizzonti suoi e del suo popolo, perché per lei è importante sviluppare un senso di appartenenza non solo alla sua isola, ma al suo continente. Tuttavia, questo tema viene esplorato solo a inizio e fine pellicola, venendo quasi dimenticato durante il viaggio della protagonista.


Il problema principale di Oceania 2 è che inizialmente doveva trattarsi di una serie TV. Lo sviluppo è infatti iniziato durante i primi stadi della pandemia, ma, a metà dell’opera, la produzione ha deciso di riadattare il materiale già esistente per renderlo un vero e proprio film da inserire nella lista dei classici Disney. Anche se si fosse trattato di una serie relativamente breve – per esempio 8 episodi di 20 minuti ciascuno – non vi sono dubbi che, nel riadattarla in un film di un’ora e mezza, molte parti siano state accorciate o totalmente eliminate.
Questi tagli nel riadattamento sono evidenti in primis nella caratterizzazione dei personaggi. Ad accompagnare Vaiana nella sua nuova avventura, oltre a Maui, il maialino Pua e il pollo Hei-Hei, ci sono tre nuove figure che la protagonista recluta nel suo equipaggio per le loro capacità. Loto, una vispa e intelligente progettatrice di barche, Kele, un burbero contadino, e Moni, un giovane forte e intraprendente, nonché esperto delle leggende dell’Oceania. Nonostante questi tre nuovi individui siano a tutti gli effetti co-protagonisti della pellicola, nessuno di loro avrà mai alcun tipo di sviluppo psicologico o caratteriale nel corso di essa: sono infatti personaggi senza volume né personalità. Interessante invece sembrava essere Matangi, una semi-dea dalle ignote intenzioni che Vaiana e Maui incontrano nel loro cammino. Sono certa che nella serie TV sarebbe stata un personaggio fondamentale, mentre tutto ciò che è rimasto di lei nel lungometraggio è una presentazione fine a sé stessa, che avrà davvero un senso solo nel caso di un terzo capitolo della storia. Anche le avventure (e disavventure) vissute dai protagonisti durante il film lasciano un po’ il tempo che trovano, risultando più come un’accozzaglia di avvenimenti che come una storia veramente strutturata.

Tuttavia, non sarebbe la prima volta che passo sopra a un film con una sceneggiatura mediocre grazie alla colonna sonora – non a caso sono fan di Encanto –, ma Oceania 2 non trionfa nemmeno in questo frangente. L’assenza di Lin-Manuel Miranda come compositore e scrittore delle canzoni di questo secondo capitolo si fa sentire più che mai: le musiche sono quasi tutte dimenticabili, con forse la canzone di Matangi come unica eccezione (ma potrebbe essere un effetto della voce incredibile di Giorgia, che sarebbe in grado di dare colore anche alla più monotona delle melodie) e, nonostante io abbia riascoltato l’intero soundtrack anche in lingua originale, non vi saprei canticchiare nessun motivetto. Tutto ciò lo affermo con molto dispiacere, dal momento che le nuove scrittrici delle canzoni sono Abigail Barlow ed Emily Bear, le due menti dietro a The Unofficial Bridgerton Musical, di cui sono personalmente una grande fan.
Insomma, nonostante le buone intenzioni e l’evidente amore e rispetto per le culture dell’Oceania dimostrato dai creatori del film, Oceania 2 non riesce a lasciare veramente un segno. Sicuramente ottimo da un punto di vista tecnico, con animazioni splendide e importanti insegnamenti sulla scoperta di sé stessi e dell’altro, ma senza una vera idea di base che possa reggere la storia, Oceania 2 è un film che vi farà di certo passare una piacevole ora e mezza, ma che faticherà a rimanere impresso nei cuori degli spettatori.
Oceania 2 vi aspetta al cinema a partire dal 27 novembre, distribuito da The Walt Disney Studios Italia.
-Tiziana

Penso che uno dei problemi maggiori sia stato proprio la conversione da serie televisiva a film che hanno creato dei problemi a livello di ritmo. In generale però questo fm mi ha deluso profondamente e ne parlo da grande fan del primo Oceania che, aveva i suoi difetti, ma mi scaldava il cuore. Qui il lato tecnico è ottimo ma la sceneggiatura è piena di buchi, in particolar modo i tre coprotagonisti che, come ha giustamente detto, non hanno alcuna evoluzione e di base non offrono niente di interessante (ad esempio Loto viene presentata come un genio, ma a me è sempre parsa come una folle che ama distruggere tutto). Perfino Vaiana è più immatura rispetto al primo film. Solo Matangi si è dimostrata un personaggio ricco di carisma, peccato che compaia poco bel film. La Disney ha un problema di scrittura che si porta avanti da anni e che deve risolvere assolutamente.
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