#RoFF19 – Anora (2024), recensione in anteprima: not another Cinderella Story

«Mi piace “Anora”, è un bel nome.»

Quale ragazza non ha sognato almeno una volta nella vita di vivere la propria Cinderella Story con il principe azzurro? E Anora, detta Ani (Mikey Madison), una sex worker ventitreenne di Coney Island, New York, è convinta che il suo momento sia finalmente giunto quando incontra Ivan (Mark Eydelshteyn), il figlio ventunenne di un magnate russo che, dopo una settimana di finta frequentazione pagata, le chiede di sposarlo: per Ivan questo matrimonio significherebbe la possibilità di poter rimanere a vivere in America e sfuggire così all’influenza dei genitori, per Ani, abbandonare finalmente la sua vita precedente e darsi alla pazza gioia, senza doversi mai più preoccupare dei soldi. Tutto sembra perfetto, fino a quando non arrivano gli scagnozzi del padre di Ivan, mandati per annullare il matrimonio a ogni costo.

Anora, scritto e diretto da Sean Baker e vincitore della Palma d’oro a Cannes, è probabilmente il film più spassosamente triste dell’anno, se non del decennio, con un secondo atto a dir poco esilarante, reso indimenticabile dalla maestria di Mikey Madison, la quale ha avuto moltissima voce in capitolo nella scrittura del personaggio di Ani. Durante il primo atto viene presentata la realtà in cui vive Ani, il suo lavoro, le sue amicizie, in enorme contrasto con la realtà di Ivan, fatta di agio e sfarzosità. Nonostante le differenze apparentemente inconciliabili, Ani si convince di poter avere con Ivan la vita che ha sempre desiderato, ma nel giro di poche settimane è costretta a guardare in faccia la realtà: alla prima complicazione, Ivan non esita a lasciarla e scappare per salvarsi la pelle.

Non fraintendetemi, però, perché Ani non è affatto una damigella in difficoltà che vuole essere salvata, anzi. Ani è indipendente, arguta, sveglia, conosce il suo mondo e lo sa navigare alla perfezione e sposare Ivan altro non è che il suo biglietto di sola andata per il paradiso, è dunque un’opportunità che non può assolutamente farsi scappare. Per tutto il primo atto del film è lei ad avere il controllo – o almeno così crede. Che questa sia o meno la vera Ani non ci è dato saperlo di per certo: ha davvero un carattere forte di natura o è costretta a indossare una maschera per tutelare sé stessa nella realtà in cui vive? Il sex work in Anora, infatti, è compreso ma inevitabilmente criticato dal regista. Ripetutamente nel corso del film svariati personaggi mancano di rispetto ad Ani per via del suo lavoro, ma la visione del regista è ben diversa. Sean Baker rispetta la professione in sé ed è abile nell’umanizzare e caratterizzare Ani all’interno del suo contesto, nel frattempo, tuttavia, ne svela le problematiche e le contraddizioni, mostrandoci il sex work per quello che è: una conseguenza del capitalismo coniugato all’interno di una società patriarcale.

Ani lotta con tutte le sue forze per mantenere il controllo e avere il coltello dalla parte del manico, perché nel momento in cui non dovesse più essere così, è consapevole di quali potrebbero essere le conseguenze. Ani conosce il suo lavoro e soprattutto conosce gli uomini – o perlomeno conosce il tipo di uomo che frequenta il suo ambiente – e nonostante si sia momentaneamente illusa che Ivan potesse essere diverso, quando l’incantesimo si spezza non è tanto delusa da lui, quanto disperata per il possibile fallimento del suo piano per “salire di livello” e vivere una vita lussuosa.

A cambiare parzialmente le carte in tavola per Ani è Igor (Yura Borisov), uno degli scagnozzi ingaggiati dal padre di Ivan, con cui però nel complesso ha davvero poco a che fare. Ani vede per tutto il film Igor come un nemico, così come qualsiasi altro uomo, eppure quest’ultimo non si lascia scoraggiare dai comportamenti della protagonista e tenta sempre di venirle incontro e offrirle una parola di conforto. Igor è l’unico personaggio a non solo trattare Ani come un essere umano, ma anche a schierarsi dalla sua parte in diverse situazioni. Non chiede niente in cambio, è semplicemente una brava persona. Ma attenzione, lo scopo del personaggio di Igor non è farci dire “ah, non tutti gli uomini…”, ci aiuta più che altro a cambiare prospettiva. Per Ani è un uomo e, in quanto uomo, un pericolo, ma al di fuori del suo punto di vista, Igor non è altro che una persona.

Sean Baker mette in scena un film con un ritmo serrato in cui regna il caos. A rendere più verosimili tutte le scene ambientate ai nightclub o durante le feste è la scelta del regista di immergere gli attori in un’atmosfera realmente caotica, in cui gli extra parlano a voce alta e la musica è alta, tutto il contrario rispetto alla prassi cinematografica di far muovere semplicemente la bocca alle comparse per poter sentire chiaramente gli attori. Baker non tralascia alcun dettaglio pur di creare un forte coinvolgimento del pubblico, dando vita a una delle esperienze migliori di quest’anno per il cinema, proprio per questo consiglio caldamente la visione in sala per assaporare al meglio le atmosfere del film.

Anora sarà disponibile nei cinema italiani a partire da giovedì 7 novembre, distribuito da Universal Pictures.

-Tiziana

P.S.: Se ancora non conoscete Yura Borisov (o Yuri Borisov, o Yuriy Borisov, ancora non ho capito come si dovrebbe chiamare ‘sto cristiano), siete moralmente obbligati ad andare a vedere Silver Skates su Prime Video! Prego.

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