«Daddy! Mommy! Unmake me! And save me from the hell of living!»

Alla diciannovesima Festa del Cinema di Roma è stato presentato in anteprima uno dei film più chiacchierati degli ultimi mesi: Longlegs, un inquietante connubio di suspence e horror diretto da Osgood Perkins. A metà tra il thriller psicologico e il classico film dell’orrore ricco di atmosfere cupe e qualche jumpscare ben piazzato, Longlegs ha attirato critiche e recensioni contrastanti, spesso senza mezze misure. Insomma, Longlegs o lo odi o lo ami.
Lee Harker (Maika Monroe), una giovane agente dell’FBI con il particolare dono di percepire il male, viene affidata a una serie di casi di omicidio-suicidio sotto la supervisione dell’agente Carter (Blair Underwood). Tutti i casi in questione hanno delle caratteristiche in comune: a perpetrare il crimine è sempre il padre, che uccide l’intera famiglia per poi suicidarsi, lasciando un biglietto scritto in codice firmato Longlegs. Inoltre, in ogni famiglia vi è sempre una figlia femmina nata il 14 del mese e il delitto ha sempre atto entro i sei giorni precedenti o successivi al nono compleanno della bambina. Grazie alle sue doti, Lee Harker riesce a portare avanti il caso ormai in stallo da anni, ma durante le investigazioni riceve un biglietto di auguri da Longlegs in persona. Chi è davvero questo Longlegs e come fa a compiere questi delitti senza neanche mettere piede nelle case delle vittime?

La performance di Nicolas Cage nei panni di Longlegs è sicuramente uno degli aspetti più discussi del film: folle, sopra le righe, quasi parodistica, riesce anche a trasmettere una grande inquietudine e inadeguatezza nei confronti della società. A mio parere Cage, con la sua platealità, è perfetto per il ruolo di Longlegs, un individuo altamente disturbato che non sa controllare le sue emozioni, ha scatti d’ira o di gioia improvvisi, patologici, ed è, nel complesso, estremamente emotivo. A fare da contrappeso all’emotività di Longlegs c’è la protagonista Lee Harker, pacata, distaccata, impassibile, come se fosse stata privata dei suoi sentimenti o almeno non fosse più in grado di esprimerli. Alle sfuriate di Longlegs si contrappongono i ragionamenti freddi e sussurrati di Lee. Longlegs e Lee Harker, yin e yang, così diversi eppure così legati l’uno all’altra. In che modo? Lo scoprirete guardando il film.

Uno dei temi più interessanti del film è senza dubbio quello della purezza. Nelle famiglie vittime di Longlegs è sempre il padre a uccidere, e non un padre qualsiasi, ma padre di una figlia femmina. Poco importa se sia stato obbligato dal diavolo o da Longlegs, il carnefice ha una motivazione molto specifica per uccidere: mantenere intaccata la purezza della figlia. Ciò è chiaro dalla conversazione di Lee con la figlia dell’agente Carter. A detta della bambina, infatti, “Papà vuole tenere le mie cose vecchie, così non cresco troppo in fretta. Ma crescerò in ogni caso.” Poi aggiunge: “Anche i vitelli crescono un po’, nonostante vivano in una scatola con le zampe legate.”
Per potersi infiltrare nel mondo mortale, il diavolo ha bisogno di sfruttare le debolezze degli esseri umani, in questo caso il desiderio dei padri di proteggere le loro figlie dai mali del mondo e mantenere intatta la loro purezza. E quale modo migliore di salvarle se non uccidendole? Solo così potranno essere davvero al sicuro dal mondo esterno. L’omicidio, dunque, non è altro che una contorta forma di amore, perché la morte è l’opzione migliore per preservare l’innocenza.
È dunque il diavolo il vero colpevole? È davvero un qualche essere sovrannaturale a rendere gli uomini cattivi, o altro non è che la rappresentazione della malvagità insita nell’essere umano? L’interpretazione sta a noi spettatori.

Ora aggiungo un’allerta spoiler per poter parlare più nello specifico del caso di Lee Harker.
Vent’anni prima, Longlegs prese di mira Lee perché, a detta sua, la sua casa era “ancora più bianca delle altre”, era dunque la più pura in assoluto, ma il suo piano non andò a buon fine: Lee, infatti, sopravvisse grazie alla madre (Alicia Witt), che siglò un patto con Longlegs per risparmiare la bambina e permetterle di crescere. Nel caso di Lee, a perpetrare l’omicidio avrebbe dovuto essere la madre, ed è forse stata proprio la mancanza della figura paterna ad averla salvata. Tuttavia, nel presente, la madre sembra non riconoscerla neanche più, tanto che a ogni telefonata Lee deve specificare di essere la sua unica figlia. Vent’anni prima si era sacrificata per salvarla, ma ora Lee ha perso la sua purezza ed è come se sua madre non volesse più essere associata a lei. Potrebbe essere dunque stata la vicinanza a Longlegs, e quindi al diavolo, ad aver reso anche lei vittima di questa mentalità distorta.

In ogni caso, Longlegs sembra non fare altro che tirare fuori il male che già risiede in ognuno di noi. Non è lui a rendere le persone cattive, semplicemente riesce a far fuoriuscire il peggio, per permettere al diavolo di insinuarsi nel mondo mortale. Il mezzo di cui si serve per poter mettere in atto il suo piano è la bambola, elemento fondamentale all’interno del film. Longlegs fabbrica una bambola per ogni vittima e, dal momento in cui il giocattolo entra in casa, l’anima della bambina sarà in qualche modo collegata a esso. La bambola è dunque il tramite tra reale e sovrannaturale, tra bontà e malvagità. La bambina e la sua bambola diventano irrimediabilmente una cosa sola. Lee riesce a percepire il male perché, per colpa della bambola, esso è parte di lei. Ma, contro le aspettative di Longlegs, Lee non soccombe al male, cosa che invece è successa a Carrie Anne, l’unica altra sopravvissuta, la quale si è suicidata quando la sua bambola è stata distrutta. Eppure, Lee è davvero libera? La sua pistola aveva davvero finito i proiettili quando stava per sparare alla bambola della figlia di Carter, oppure la sua anima è ancora sotto l’influenza del diavolo?

Un film criptico e complesso, pieno di simbologia e riferimenti religiosi, capace di spaventare sia con i classici jumpscare sia con metodi più subdoli, causando nello spettatore ansia e curiosità allo stesso tempo. Che lo amiate o lo odiate, sono certa che Longlegs saprà lasciare il segno.
Se siete pronti a imbarcarvi in questa avventura, Longlegs sarà nei cinema italiani a partire dal 31 ottobre, distribuito da Be Water Films.
-Tiziana
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