«Da qui non si può scappare.»
30000 fan, 300 poliziotti, 1 serial killer. Si tratta di una premessa che generalmente implica lo sviluppo della vicenda da un punto di vista pressocché “positivo”. Il capo della polizia, un detective che agisce nell’ombra, una persona esterna che si trova faccia a faccia con il pericolo… ma non è questo il caso, perché il protagonista Cooper (Josh Hartnett), padre di famiglia che ha deciso di accompagnare la figlia dodicenne Riley (Ariel Donoghue) al concerto della popstar Lady Raven (Saleka), altro non è che il serial killer in persona. Ben presto Cooper scopre che il concerto non è altro che un’enorme gabbia da cui non può uscire senza essere scoperto. Inizia quindi la sua corsa contro il tempo per trovare una via di fuga prima della fine del concerto.


Da grande sostenitrice del metodo “vado a vedere il film senza aver né letto la trama né visto il trailer”, ammetto che non mi aspettavo che l’identità di Cooper fosse evidente sin dall’inizio, anzi, credevo che il film raccontasse di un padre di famiglia che, una volta scoperta la presenza di un serial killer al concerto, avrebbe fatto di tutto per salvare la figlia. È invece chiaro fin da subito che il killer conosciuto col nome “il macellaio” altro non è che il nostro protagonista, per cui fino all’ultimo sono stata in dubbio se tifare o meno.

Certo, logicamente parlando perché mai dovremmo parteggiare per un assassino spietato che vuole solo salvarsi la pelle e non essere scoperto? Eppure, il buon vecchio M. Night Shyamalan, regista e sceneggiatore di Trap, anche in questo suo ultimo film gioca con il nostro senso di moralità, portando a chiederci durante tutto il film “Ma io da che parte sto?”. Solo che, durante il terzo atto, il film scivola e perde un po’ il focus. Il cambio repentino di punto di vista è inaspettato ma poco funzionale alla storia, come se fosse stato aggiunto esclusivamente per mettere in risalto il personaggio di Lady Raven, interpretato da Saleka Shyamalan, la figlia del regista. L’intero film a tratti altro non sembra che una grande pubblicità alla carriera musicale di Saleka, che ha modo per l’intera durata della pellicola di far sentire la sua musica, quasi come se Trap fosse nato con mero scopo promozionale.
Quello che nasceva come un thriller adrenalinico dalla premessa originale, si trasforma quindi in qualcosa di più classico e già visto ora della fine della pellicola, tentando (e riuscendo solo parzialmente) di smuovere un po’ la situazione con i classici colpi di scena à-la-Shyamalan. C’è solo un problema: Trap non è un film che necessitava di un grande plot twist, mancavano le premesse.
Il colpo di scena è ormai diventato un marchio di fabbrica per Shyamalan, quasi tutti i suoi film più acclamati ne hanno uno e, quando si pensa a film horror con plot twist, il regista indo-americano è uno dei primi autori che saltano alla mente. Eppure, un film di Shyamalan può funzionare alla perfezione anche senza plot twist finale, film acclamati da pubblico e critica come Signs e Split ne sono un esempio lampante. Ma per qualche motivo Trap sembra voler a tutti i costi stupire gli spettatori con “colpi di scena” poco costruiti, riguardanti dettagli della trama non abbastanza sviluppati per risultare effettivamente inaspettati o importanti.

Avrei preferito che il film continuasse a sviluppare la premessa iniziale, decisamente più interessante, piuttosto che spostare completamente il focus durante il terzo atto. Le dinamiche in atto a inizio film funzionavano alla perfezione e Trap risultava senza troppi sforzi un bel thriller claustrofobico in un contesto originale. Un serial killer che accompagna la figlia al concerto della sua cantante preferita, un protagonista diviso tra amore per la sua famiglia e sete di sangue, affettuoso ma anche freddo e calcolatore. Quale delle due parti è davvero Cooper? Si può essere un buon padre di famiglia e nel frattempo avere una seconda vita segreta in cui si uccidono le persone? Cooper vuole salvarsi, ma vuole anche che la figlia viva un’esperienza indimenticabile. Tutte le sue azioni hanno come fine ultimo quello di non essere scoperto, ma Cooper mantiene sempre un occhio di riguardo per Riley: è un serial killer, ma è anche un padre.
Trap è un thriller ben costruito per gran parte della sua durata, che, se non avesse scelto di cambiare direzione all’ultimo, sarebbe probabilmente considerato un prodotto di alto livello. È purtroppo penalizzato da questa crisi d’identità sul finale, ma risulta comunque interessante e adrenalinico. Sarà abbastanza?
Trap, scritto e diretto da M. Night Shyamalan, sarà disponibile nelle sale italiane a partire dal 7 agosto 2024, distribuito da Warner Bros Italia.
-Tiziana
P.S.: Mi raccomando, non uscite prima della scena mid-credit, ne vale la pena!
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