Another End (2024), recensione in anteprima: quando i meccanismi della fantascienza diventano scontati

Another End è il nuovo film di Piero Messina, in cui si mescolano temi cari al dramma e al genere fantascientifico.

La storia si concentra sul superamento del lutto in modo innovativo: nel mondo rappresentato nella pellicola, infatti, è possibile trasferire i ricordi dei morti dentro a persone vive che diventano ospiti temporanei della vita passata delle altre persone.

Sal (Gael García Bernal) ha perso Zoe, la fidanzata, in un incidente d’auto e non è ancora riuscito ad andare oltre al dolore della separazione. La sorella di Sal (Bérénide Bejo) lavora in “Aeterna”, l’organizzazione a capo dello smistamento degli ospiti e dei ricordi dei morti e convince lui e la famiglia di Zoe a dare il via alla procedura, per salutare definitivamente la donna. È così che, attraverso lo shock iniziale di tutti nel trovarsi davanti una donna che parla come Zoe (Renate Reinsve), che la assomiglia vagamente fisicamente, ma che ovviamente non è la stessa persona, Sal ha l’opportunità di passare del tempo extra con la sua amata per superare il momento doloroso e proseguire con la sua vita.

Il film di Piero Messina, già dalla trama, potrebbe ricondurci a film che già conosciamo bene e a storie che ci sono più che familiari. Basta pensare alle tematiche della celebre serie tv Black Mirror e a come abbia offerto un ampio lavoro sulla visione della tecnologia adoperata per funzioni simili. 

Il pubblico non è nuovo a narrazioni del genere ed è proprio per questo motivo che i film cari a questi temi si trovano nella posizione di dover apportare un significativo contributo o finisce per essere l’ennesimo film che racconta la stessa storia e che mostra aspetti negativi di un’intelligenza artificiale che ormai conosciamo fin troppo bene.

Mi dispiace dirlo, ma Another End non è riuscito a distinguersi dagli altri innumerevoli prodotti mediatici esplosi dopo Black Mirror

La storia appare molto sbilanciata, come se il regista già sapesse che siamo abituati a discorsi fantascientifici che vedremo durante il film e le spiegazioni sul funzionamento di questo processo post mortem non appare adeguatamente sviluppato. C’è una minima spiegazione che lascia un po’ l’amaro in bocca e che sicuramente non si addentra nelle complessità della procedura. Si assiste quindi a una visione superficiale della vicenda e, così come le spiegazioni più tecniche, allo stesso modo le emozioni dei personaggi appaiono appena abbozzate e non riescono a creare il legame necessario tra spettatore e attore, quel filo indispensabile per far sentire il pubblico parte di una storia inverosimile. Manca il tecnicismo imprescindibile per far credere a chi guarda che la storia sia reale, stia avvenendo veramente e che tutte le cose surreali proposte da una narrazione fantascientifica possano verificarsi anche all’indomani.

Gli schemi di accordo tra pubblico e regia saltano e non riescono più a riprendere posizione, lasciando il racconto come qualcosa di insensato, incompleto e inarrivabile.

Il film sembra si prepari continuamente per raggiungere il finale, che appare un po’ troppo artefatto e se dapprima potrebbe sembrare che dia una svolta alla narrazione, ci si rende presto conto che forse da proprio l’effetto contrario, appiattendo notevolmente l’arco narrativo, perché anche questo risulta essere un po’ discostato dalle premesse del racconto.

Another End vi aspetta al cinema dal 21 marzo 2024, distribuito da 01 Distribution.

– Francesca

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