Estranei – All of Us Strangers (2023), recensione in anteprima: un viaggio kafkiano tra morte e amore

“I’ll protect you from the hooded claw
Keep the vampires from your door”

Estranei (All of Us Strangers) è il nuovo film di Andrew Michael Haigh, una riscrittura del romanzo di Yamada. Andrew Haigh ha il ruolo di regista e sceneggiatore e mette in atto una narrazione malinconica, appartenente a un dramma profondo e ai limiti della realtà, in una lavorazione cinematografica che appare ovattata, dubbiosa e ci pone molte domande, sia su ciò che il regista ci presenta, facendoci chiedere se quello che vive il personaggio sia reale o meno, sia sui temi affrontati nel film, che passano dal lutto, al conseguente trauma, all’esternazione della propria personalità.
Le situazioni che appaiono nel film sono care a un universo che potremmo associare a quello kafkiano: come l’atmosfera tipica dei racconti di Kafka, quello che accade in All of Us Strangers appare sempre al limite del comprensibile, regalandoci toni amari e paradossali.

Adam (interpretato da Andrew Scott), abita in un condominio praticamente vuoto, non fosse per la presenza del suo vicino, Harry (Paul Mescal). In una Londra che solitamente ci viene mostrata come una città che non dorme mai, le case all’interno del palazzo in cui vive Adam sono estremamente silenziose, nessun rumore riesce a entrare dall’esterno e già questo fattore sarà rilevante per gli intrecci narrativi, perché porta i due uomini a vivere all’interno di una sorta di bolla, utilizzano la musica e il rumore bianco come sottofondo per dare l’impressione che ci sia un vocio costante. Il suono inteso come tale, già dai primi momenti del film, appare come un antidoto al silenzio e alla conseguente solitudine creata da esso.

La fotografia di Jamie D. Ramsay da un impatto visivo estremamente drammatico al film, nei primi fotogrammi possiamo già osservare i colori tendenti al freddo, che fin da subito comunicano una situazione di astrattezza e lontananza dalla realtà, una lontananza che verrà espressa quasi in concomitanza con l’inizio del film.

Vediamo Adam che prende un treno per andare a visitare la sua casa d’infanzia a Croydon, lontana dalla Londra febbricitante, e ci troviamo davanti i genitori di Adam (Jamie Bell e Claire Foy), che però appaiono stranamente giovani per avere un figlio sulla trentina d’anni; si potrebbe pensare che siano coetanei.

I genitori fanno commenti sul suo ritorno, dicendo che quasi non speravano più di vederlo, che è passato tantissimo tempo e quello che avviene potrebbe sembrare un normalissimo incontro con i propri familiari dopo che si è passato un periodo lontano da casa, ma le atmosfere sono strane, al limite del diventare inquietanti, appaiono attutite, smorzate, come se quello che stiamo vedendo sia reale fino a un certo punto. Tutto appare inglobato in un ambiente onirico.

Nel frattempo, Adam incontra Harry e tra i due nasce una storia di estrema onestà e delicatezza ed è proprio in questi momenti insieme che scopriamo che i genitori di Adam sono, in realtà, morti anni prima. Già questo, come potremmo capire, da al film un senso di sovrannaturale e altamente angosciante, un elemento che ci farà chiedere spesso se ciò che stiamo guardando sia reale o meno.

Estranei è un film basato fortemente sulla concezione del lutto e su un trauma irrisolto che accompagna la perdita delle figure più importanti per un bambino. I genitori di Adam, infatti, sono morti in un incidente stradale quando lui era ancora piccolo e si trovava da solo in casa. Il simbolismo che c’è dietro al condominio senza inquilini (Harry a parte) ha un attaccamento estremo con la concezione di solitudine che Adam sente all’interno di sé, della quale non è responsabile tanto il suo stile di vita (che in effetti non ci viene mostrato, la casa dell’infanzia e la casa da adulto sono quasi gli unici luoghi che vedremo), ma è più un sentimento collegato alla perdita e il ritrovarsi in una casa che, come quella dell’infanzia dopo la morte dei suoi genitori, non emette alcun rumore.

L’isolamento, inteso come una sensazione interna e profonda, è il punto cardine del romanzo; il sentirsi soli è uno stato d’animo che Adam e Harry condividono e che simboleggia anche la forza motrice che li spinge a incontrarsi e crea quei fili nascosti che tramutano una semplice conversazione in un legame improvviso e invisibile, che stringe in modo solido le anime affini dei due protagonisti.

A differenza del romanzo, in cui le due figure sono rappresentate da un uomo e una donna, Andrew Haigh ha deciso di dare a Paul Mescal il ruolo dell’innamorato, donandoci in questo modo una storia che non solo attraversa gli spigolo di una perdita significativa, ma sonda anche l’essenza queer, varcando i sentimenti di accettazione della propria persona e del conseguente rapporto con l’altro. Tutto questo avviene in modo delicato e trasparente, le scene intime – sia a livello fisico che emotivo – tra Adam e Harry sono profonde e toccanti. Adam convalida la sua essenza con Harry e quest’ultimo appare come un personaggio buono, pronto a manifestare tutto l’amore di cui Adam è sempre stato carente a causa della perdita dei genitori.

Adam continuerà a vedere i suoi genitori e il film continuerà a portarci su questo terreno mortale e immortale e darà modo al protagonista di raccontare ai suoi il suo essere queer, l’evoluzione della sua vita; sembra un rituale di purificazione, una sorta di attraversamento in acque torbide, da cui Adam ne esce in qualche modo purificato.

Estranei è un film tormentato, altamente introspettivo, in un’atmosfera surreale che abbraccia pensieri e preoccupazione del passato e un forte senso di estraniamento nel presente, con la speranza che il futuro sia un po’ più caldo, meno solitario e che, soprattutto, ci si senta ancora in tempo per prendere decisioni diverse, agire secondo altri canoni e idee, ma siamo sicuri che Adam sarà davvero in tempo per farlo?

Estranei – All of Us Strangers vi aspetta al cinema a partire dal 29 febbraio, distribuito in Italia da The Walt Disney Company ItaliaBros.

– Francesca

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