
Dune – Parte Due ritorna con la regia emozionante di Denis Villeneuve e uscirà nelle sale italiane il 28 febbraio 2024.
Dopo la fuga di Paul Atreides e Lady Jessica nel deserto, Arrakis si trova in una situazione in cui il duca Leto Atreides è morto e gli Harkonnen tentano di riconquistare il potere. Mentre le storie sulla profezia non smettono di essere diffuse, Paul si ritrova a dover sostenere il peso di essere considerato l’Eletto e dovrà dare prova del suo valore e del suo coraggio nel secco e spietato deserto, per farsi accettare dai Fremen e per dare vita alla sua vendetta contro Vladimir Harkonnen e l’Imperatore.
Se il primo film di Dune ci ha introdotto nei sistemi di Arrakis, spiegandoci attentamente ogni gioco di potere e dinamica all’interno delle varie famiglie, mostrandoci vaste realtà e accompagnandoci mano mano nella storia, il secondo film parte con uno spirito di azione e di vendetta che trasporta la pellicola verso un viaggio epico. Le location cambiano, siamo distanti dal mondo, inglobati in un territorio ostile in cui si deve fuggire dai vermi giganti – o imparare a domarli – e le atmosfere del secondo film sono decisamente più impattanti, a un ritmo che travolge rapidamente e che fanno desiderare che quelle 2 ore e 46 minuti di film si allunghino (perché sì, vi sembrerà lungo detta così, ma fidatevi che vorrete solo che continui).

La narrazione che Villeneuve ci mostra è un vero e proprio viaggio epico che si mescola con gli elementi fantascientifici dell’universo di Dune. Il nostro protagonista affronta il percorso che lo allontanerà da casa e da tutto quello che conosce, dovrà abbandonare ciò che per lui è familiare per un bisogno interno ed esterno di trovare la propria via, oltre all’urgenza di sopravvivere. Dovrà imparare le usanze di un popolo che lo continua a tormentare nelle sue visioni e avrà molte prove da affrontare, non solo fisiche, ma anche, e soprattutto, prove mentali.
Paul (Timothée Chalamet) rispecchia l’archetipo dell’eroe perché la sua figura è la stessa che viene idolatrata nelle regioni più a sud del popolo Fremen, è lo stesso mito che il Bene Gesserit ha tramandato nel tempo per giungere allo Kwisatz Haderach, “colui che può essere in molti luoghi contemporaneamente”.
“L’eroe mitologico non è il campione delle cose divenute, ma di quelle che divengono” — Joseph Campbell

Tuttavia, seppure seguendo lo stesso percorso, la figura di Paul si sposta considerevolmente dal viaggio dell’eroe in quanto persona con il solo scopo di sacrificarsi per gli altri. Vedremo, infatti, che ciò che spinge Paul non è solamente un futuro migliore, ma anche una vendetta personale, portandolo quindi in una zona borderline, che lo discosta dalla figura benevola e lo porta verso l’essenza dell’anti-eroe.
Ritengo che Dune si avvicini molto all’idea narratologica che c’è dietro al Viaggio dell’eroe, spiegato efficientemente da Joseph Campbell, secondo lo studioso, la narrazione può rispondere a delle fasi ben precisi, degli archetipi e dei rituali inseriti nella tessitura della trama, arrivando a figure riconoscibili in ogni storia, che svolgono una funzione ben precisa e scatenano, ognuno in modo diverso, la trama. Qui di seguito vi mostrerò gli aspetti in comune tra Paul ed eroe positivo e ciò che invece lo distanzia da questa figura, tramutandolo in anti-eroe.
Inizialmente, Paul fatica ad accettare il potere, è affaticato fin nelle ossa dalla possibilità che un futuro del genere aspetti a lui e che debba diventare il capo di un popolo che, se da una parte già lo venera, dall’altra lo ripudia e lo allontana, non essendo un vero figlio del deserto.
La figura di Lady Jessica (Rebecca Ferguson), madre di Paul, sarà molto importante per questo viaggio introspettivo. Non solo fungerà da ruolo di Mentore, ma sarà al tempo stesso causa scatenante di tutti gli eventi, la chiamata a cui Paul non potrà sottrarsi.

È attraverso il viaggio introspettivo della donna che vedremo ancora più da vicino le usanze Fremen, il rapporto simbiotico che hanno con la terra e con tutte le cose create; l’intima relazione che hanno con la sacralità, con la vita e con la morte. Il modo in cui ogni anima Fremen diventi parte di qualcosa di più grande, un potere dedicato alla fede, che spinge i meccanismi di un legame indissolubile con le profezie e con la loro più stretta mitologia, fino a rendere palpabile ciò che credono, tanto che sarà difficile credere che questa storia sia solo una realtà creata dal Bene Gesserit, ci verrà il dubbio che un fondo di verità esistesse già da prima, che ci debba per forza essere un punto primordiale in cui è iniziato tutto; un momento in cui le voci sul Mahdi (il Messia) erano vere.
Il risveglio di Paul come (anti)eroe avverrà grazie a quelle stesse conoscenze illogiche e fedeli dei Fremen, il protagonista si ritroverà in un terreno che non voleva varcare, perché non si sentiva degno; lui stesso non riconosce la possibilità di diventare qualcos’altro che esuli dal “semplice” ruolo di Atreides, ma le visioni tempesteranno la sua mente e il filo rosso che lega il suo passato, il suo presente e il suo futuro, lo connetterà al futuro di tutti, a una possibilità da cui non può scappare e che si rende conto essere l’unica via da perseguire. L’eroe mitologico accetta il fardello, entra nel ventre della balena.
“Il ventre della balena rappresenta la separazione finale dal mondo e dall’io conosciuti dall’eroe. Entrando in questa fase, la persona mostra la volontà di subire una metamorfosi.”

Come ogni storia epica che si rispetti legata ai sentimenti, Paul approfondirà la conoscenza con Chani, con cui si svilupperà un’interdipendenza interessante. Chani (Zendaya) rispecchia il ruolo del Guardiano della Soglia, colui o colui che mette alla prova l’eroe, sonda i motivi del suo viaggio, ne rinforza la volontà, e, a volte, può anche mettersi contro il protagonista, diventando una forma astratta di ombre e ferite. Chani è l’essenza dei demoni interiori di Paul e delle sue paure più profonde, una sorta di forza premonitrice di quello che potrebbe accadere nel momento in cui Mahdi prendesse il mano il potere, reclamasse la sua vendetta e il suo ruolo come Colui che indica la Via. Chani è la parte più caotica dell’inconscio di Paul e al tempo stesso, il ragazzo rappresenta la speranza quasi morente che Chani cova dentro di sé, il sogno di un futuro diverso, a cui ha smesso di credere da tanto tempo. I due si appartengono a vicenda e sono necessari l’uno all’altro per uno sviluppo narrativo che cambierà le sorti della storia e del futuro di ogni individuo.

Il ruolo di Paul, in definitiva, non è quello dell’eroe che tutti ci immagineremmo ed è proprio Chani a renderci partecipi di questo cambiamento interno del protagonista. L’ombra che Paul deve sconfiggere è la stessa ombra che risiede dentro di sé, la stessa parte avvelenata dalla vendetta sanguinaria che Chani teme di più, ma non solo. Ciò che intimorisce Chani è anche l’effetto che la profezia potrebbe avere su Paul, come potrebbe cambiare i suoi comportamenti, i suoi pensieri, e, conseguentemente, le sue azioni, nel momento in cui cominciasse a credere veramente alla possibilità che possa essere Mahdi.
Cosa succede nel momento in cui il confine tra profezia religiosa e verità si attenua fino a confondersi? A cosa porta il credere che ci sia una sacralità invadente e reale in tutti i motivi che spingono una parte del popolo a volere il mondo per come hanno sempre pregato che fosse, ora che hanno il loro Messia?
Paul è consumato dal dolore per quello che è stato e per quello che avverrà e questa consapevolezza interna di dover cambiare le cose lo spingerà a limiti che non aveva mai varcato, entrerà in contatto con la natura ferina dell’impulso e per compiere il suo viaggio sarà disposto ad ascoltare la voce di una speranza sporca di sangue.

Ci sono altri ruoli ben identificati nel viaggio dell’eroe, che però non vi renderò chiari per evitare di rovinarvi la visione del film e darvi spoiler consistenti, ma nonostante questo, posso dirvi che è stato meraviglioso osservare come la narrazione di Dune si concordi così bene con tutti gli espedienti narrativi che da sempre fanno avvicinare noi umani alle storie. Forse, inconsciamente, ognuno di noi avverte queste vicinanze con i personaggi di Dune, reali e carismatici. Ciò che introduce Villeneuve è l’illusione del piacere del noto: amiamo le storie perché rispondono a determinate caselle, ogni personaggio agisce in un determinato modo e svolge una determinata funzione, come nel viaggio epico, ma la creatività assoluta del regista sta nello stravolgere le carte in tavola, mostrandoci Paul con occhi diversi, facendoci dubitare del suo ruolo e di quello che comporterà il suo essere Mahdi.
Dune si è inserito così bene nella storia cinematografica perché ci fa tendere l’orecchio verso qualcosa che inconsciamente desideriamo: avere fede in quello che non vediamo, sperare che ci sia una forza scatenante che riporti il mondo a un luogo depurato dalla malvagità e dai conflitti e allo stesso tempo ci mette di fronte alle paure più recondite della nostra mente, facendoci vedere quanto sia facile tendere la mano verso i nostri sentimenti più infernali.
Dune – Parte Due vi aspetta al cinema a partire dal 28 febbraio, distribuito in Italia da Warner Bros.
– Francesca
Lascia un commento