La Natura dell’Amore (2023), recensione in anteprima: i meccanismi inconsci del desiderio

Dopo il successo di Babysitter (2022) Monia Chokri torna con La Natura dell’Amore, un interessantissimo modello di elaborazione delle relazioni sentimentali, da come siano strutturate e da cosa le mantenga vive nel tempo, fornendoci un’approfondita riflessione su cosa possa significare l’amore. Il film è pieno di ironia, potremmo definirlo una commedia, ma anche un dramma mescolati assieme.

Sophia vive con il suo compagno, Xavier, da dieci anni, tra i due c’è un bel rapporto che sopravvive grazie ad una comunicazione solida, i due hanno molto di cui parlare, si interrogano su quesiti universali e filosofici, sia da soli che in compagnia dei loro amici.

La vita di Sophia è una vita fatta dalla mente e da ciò che essa può produrre. Oltre a parlare con Xavier, il lavoro della protagonista consiste proprio nell’insegnare filosofia agli anziani, è proprio in questi momenti che la sceneggiatura ci darà i primi attimi di riflessioni sull’amore, cosa esso sia e rappresenti per i vari filosofi, come possa essere spiegato il desiderio.

Il desiderio, però, è qualcosa di distante da Sophia, qualcosa che con Xavier non vive più, ma tutto cambia con l’arrivo di Sylvaine (nome da ricordare, visto che, nella versione originale, il film si chiama proprio “Simple comme Sylvaine” (il testo tradotto sarebbe stato ”Semplice come Sylvaine”). Sylvaine è la persona che dovrebbe fare i lavori nello chalet in campagna che Sophia e Xavier hanno comprato e la donna vedrà in lui qualcosa che in Xavier manca.

La prima scena tiene lontano il volto di Sylvaine, che ci viene mostrato poco a poco, la prima cosa che vedremo di lui sono le labbra, la folta barba (caratteristiche fisiche che in qualche modo ci mostrano una virilità che manca in Xavier) e questo espediente narrativo verrà ripreso più volte. Tra i due scatta quasi subito qualcosa, in Sophia si riaccende un desiderio che non sentiva più da anni e si lascia trasportare. La fisicità con Sylvaine è forte, aggressiva, desiderata.

Come dicevo prima, in molte occasioni Sylvaine rappresenta il desiderio che Sophia si vuole negare. Se da un lato abbiamo Xavier, uomo colto, rigido, affatto passionale, dall’altro abbiamo Sylvaine, con una fisicità importante, con una passione originale dentro di sé, che le ricorda il suo primo amore da bambina, che lei definisce semplicemente come “virile”. Xavier dimostra il suo amore con le parole, tiene vicina Sophia con i discorsi razionali, con questioni profonde che l’essere umano – prima o poi – si pone, i due corrono sugli stessi binari della ratio. Sylvaine è il corrispettivo del corpus, un’entità dirompente che Sophia non riesce a mettere al di fuori della sua vita. L’uomo rappresenta quel desiderio dilaniante di cui lei tanto parla nelle sue lezioni accademiche, è lo scacco matto in un matrimonio che rappresenta una scacchiera statica a cui nessuno sta più giocando, Sylvaine è l’azzardo, la scelta pericolosa.

Il suo volto, in alcune scene, è coperto dalle ombre o dagli oggetti: nei momenti in cui Sophia si aggrappa alla sua realtà matrimoniale, immediatamente il volto di Sylvaine sparisce, quasi fosse un interruttore che la donna spegne nella sua testa e, automaticamente, viene mostrato anche a noi che quella persona non può essere vista, né desiderata, è una bomba ad orologeria che cammina, un segreto che va tenuto nascosto; le scene ci tagliano fuori, ciò che non può essere visto non può essere nemmeno desiderato.

Il desiderio nei confronti di Sylvaine esiste perché è al di fuori delle norme della società, non ci sono confini che delimitano la sua passione e sembra essere una sorta di risveglio spirituale e fisico nella vita di Sophia. Nel momento in cui quel desiderio viene accettato e Sophia si ritrova ad ammettere quanto voglia Sylvaine nella sua vita, il volto dell’uomo viene letteralmente portato alla luce, non ci saranno più alberi a coprirgli il volto, nessuna luce soffusa dei bar, nessuna ombra a togliergli le caratteristiche fisiche da cui Sophia è così attratta. Non che il viso di Sylvaine non si sia mai visto prima di questo momento, ma con l’accettazione del desiderio e quindi della fisicità non più come scappatoia dal matrimonio con un altro e desiderio nascosto, ma come fulcro del rapporto stesso tra i due, l’uomo comincia ad avere un ruolo centrale tra i giochi di luci e ombre.

Accadranno tantissime altre cose, ma non voglio rovinarvi la visione.

Quello che posso dirvi è che La Natura dell’Amore è un film che si guarda con piacere, all’inizio porta in questo turbinio febbricitante e successivamente analizza l’amore – o quello che crediamo tale – in modi ironici e puntuali (l’ironia presente in tutto il film è anche necessaria per capire i dialoghi tra i personaggi, lo sconforto che crea il comunicare in modo diverso), lasciando una sorta di malinconia addosso, tanti interrogativi su cosa ci sia alla base dei rapporti sentimentali, quali siano le stampelle necessarie per tenere un rapporto vivo per anni, senza cadere nella routine logorante.

Lo scopo del film è di visualizzare le diverse vite che si possono affrontare, quale via dell’amore scegliere e verificare se il tempo riuscirà a non scalfire il rapporto. In una delle prime scene, vediamo Sophia spiegare cosa siano l’amore e il desiderio: il primo rimane nel momento in cui il desiderio per l’altra persona viene rinvigorito dall’idea che l’altra persona sia irraggiungibile e non ci possa “appartenere” del tutto. L’amore viene alimentato dalle incertezze e dalla paura, la paura che l’altro non ci desideri più a un certo punto della vita insieme e che tutto, effettivamente, finisca per sempre. Il matrimonio, per molte persone, mette fine a questi dubbi (la stabilità produce sicurezza emotiva, la sicurezza emotiva soppianta la paura) ed è proprio secondo questo ideale che il desiderio del corpo viene cancellato, come se non fosse mai esistito, perché non c’è più il tremolio costante del timore a sprigionarlo.

La Natura dell’Amore vi lascerà così, frastornati, e probabilmente comincerete a pensare a cosa significhi l’amore per voi e quale forza scatenante faccia muovere i suoi ingranaggi nella vostra ratio.

La Natura dell’Amore vi aspetta al cinema a partire dal 14 febbraio 2024, distribuito da Wanted Cinema.

-Francesca

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