Talk to Me (2022), recensione in anteprima: È stata la mano di Mia

«Accendi la candela per aprire la porta, spegnila per chiuderla. Afferra la mano e di’: “Parlami”.» -Hayley

Avete presente tutto quel filone di film horror d’intrattenimento in cui un gruppo di ragazzini ha la pessima idea di iniziare a fare cose discutibili sottovalutandone la pericolosità, per poi finire inevitabilmente incappato in qualcosa di terribile da cui non si può più sottrarre? Ce ne sono a decine, da Ouija a Obbligo o Verità, da Unfriended a Choose or Die, da Countdown a Polaroid, e anche Talk To Me parte dallo stesso presupposto, ma con una grande differenza: i protagonisti non sono degli emeriti imbecilli. Ora, non sono nemmeno qui a dire che siano proprio dei geni, altrimenti ci avrebbero pensato due volte prima di iniziare a giocare alle possessioni demoniache, però voglio spezzare una lancia a loro favore, infatti li ho trovati dei protagonisti con un quoziente intellettivo nettamente sopra la media.

Ma facciamo un passo indietro e contestualizziamo. Ci troviamo in Australia, Mia è una ragazza orfana di madre che passa gran parte del suo tempo a casa della migliore amica Jade. Una sera Jade viene invitata a una festa a cui si presenta con Mia, che non sembra stare molto simpatica agli altri coetanei, e con il fratellino Riley. Il clou della festa è una sessione di sedute spiritiche di gruppo messe in atto grazie a una mano in ceramica che bisogna stringere per entrare in contatto con i fantasmi. Le regole sono semplici: vieni legato a una sedia, accendi una candela, stringi la mano e dici “Parlami”. A questo punto un fantasma comparirà davanti a te e, se gli dai il permesso di entrare, questo prenderà il controllo del tuo corpo finché non avrai lasciato la mano e spento la candela. Mia, pur di ricevere l’approvazione dei suoi coetanei, si offre volontaria di “giocare” per prima. Ma ben presto inizierà a rendersi conto che questi fantasmi li può vedere anche senza doverli evocare.

E già vi vedo a pensare cose come “io non mi farei mai convincere a farmi possedere da un fantasma”, che dire, si vede che da adolescenti non avete mai vissuto con la costante consapevolezza (o almeno con il timore) di non essere accettati dal gruppo, onestamente vi invidio. Io, lo ammetto, sono certa che almeno una volta ci avrei provato. Scelta stupida? Probabile, ma tutte le decisioni discutibili o sbagliate che prendono i personaggi nel corso del film sono, a mio parere, ben giustificate dal contesto.

Talk To Me è un’interessante opera prima dei gemelli australiani Michael e Danny Philippou, già noti su YouTube grazie al loro canale RackaRacka, in cui da quasi un decennio caricano video e cortometraggi ricchi di comicità e splatter. La scelta più logica per un lungometraggio sarebbe stata attenersi allo stesso genere, invece i Philippou si sono lanciati a capofitto nell’horror puro, traendo ispirazione da titoli di registi già affermati (evidente per esempio l’influenza del cinema di Ari Aster) ma riuscendo a dare quel tocco personale di originalità che rende il loro debutto molto di più di un semplice film “simile a qualche altro film”.

Ma ad avermi davvero stupita è stato il cast, composto quasi interamente da attori esordienti. Incredibile pensare che molti di loro fossero alla prima esperienza, in particolare la protagonista Sophie Wilde, con uno sguardo magnetico e agghiacciante, e il giovanissimo Joe Bird (Riley nel film) la cui interpretazione a tratti mi ha davvero fatto accapponare la pelle.

In Talk To Me, il male è un’allegoria della perdita e dell’elaborazione del lutto, ma è anche molto, ma molto reale, ed è questo che rende il film così terrificante. Non c’è un abuso di jumpscare né di musica di tensione, i fratelli Philippou riescono a creare la perfetta atmosfera horror facendoci percepire il pericolo come molto vero e molto vicino, rendendolo nel frattempo anche una metafora e facendo confluire il tutto in un finale carico di angoscia, dopo il quale ho lasciato il cinema con un enorme peso sul cuore che mi ha costretta a pensarci e ripensarci per le ore successive. Spero davvero che i Philippou continuino su questa strada perché, dopo un debutto simile, hanno sicuramente la possibilità di affermarsi come grandi registi nel panorama horrorifico del cinema contemporaneo.

Preparatevi dunque a crogiolarvi nell’angoscia esistenziale, perché Talk To Me arriverà nelle sale italiane dal 28 settembre per Midnight Factory.

– Tiziana

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