Renfield (2023), recensione in anteprima: anche i non-morti vanno in terapia

«Sai quando succede una cosa tremenda e qualcuno dice “tranquillo, ho visto di peggio”? Quello che ti ho visto fare oggi sarà il mio “ho visto di peggio”.» – Rebecca Quincy a Renfield

Vampiri, relazioni tossiche e i due Nic(h)olas più amati di Hollywood, il tutto condito con litri di sangue e tantissima violenza, cos’altro si può chiedere dalla vita?

La storia del conte Dracula e della sua relazione con il servo R. M. Renfield è già ricevuto una miriade di trasposizioni cinematografiche, ma mai in un contesto così moderno. Tale modernità in Renfield non è data soltanto dall’ambientazione della pellicola ai giorni nostri, ma anche dal costante paragone tra il rapporto del protagonista con il suo padrone e la tossicità di alcune storie d’amore, nei confronti di cui la consapevolezza sta aumentando sempre di più negli ultimi anni. Renfield è infatti incastrato in una relazione di co-dipendenza con Dracula, che da ormai 90 anni gli offre immortalità in cambio di vittime di cui cibarsi. Tuttavia, Renfield è troppo buono e si sente in colpa a portare persone innocenti al padrone. Proprio per questo motivo sceglie di attaccare solo i partner violenti dei membri di un gruppo di supporto per relazioni tossiche che frequenta. Questo stile di vita lo porterà ben presto a ritrovarsi faccia a faccia con la famiglia mafiosa dei Lobo e a coalizzarsi con la poliziotta Rebecca Quincy, che da anni è sulle tracce dei criminali che hanno assassinato suo padre.

Come avrete intuito dalla premessa, Renfield non si prefissa di certo l’obiettivo di essere un film serio, anzi, è un susseguirsi di situazioni ironicamente assurde e l’eccessiva violenza è il punto forte della sua comicità. A rendere subito chiaro il tono umoristico del film è anche la presenza di Awkwafina nei panni della poliziotta Rebecca. Eh sì cari miei, se fate parte di quella fetta di pubblico che non apprezza la vena comica di Awkwafina, mi dispiace per voi, perché anche in questo film il suo personaggio rispecchia il suo solito umorismo sboccato e irriverente, nonostante, nel complesso, Rebecca Quincy risulti essere anche il personaggio più serio del film, grazie al suo triste passato e al suo desiderio di vendetta.

Scelta incredibilmente vincente quella di attribuire i ruoli dei protagonisti ai due Nic(h)olas. Di certo non avevo dubbi che Nicolas Cage fosse in grado di restituire una performance brillantemente ironica (e iconica) del conte Dracula. Il personaggio, così come caratterizzato in questo film, è assolutamente in linea con le doti comiche dell’attore, che sembra essersi divertito da morire a interpretare il ruolo. E poi scusatemi ma avete notato quell’incredibile somiglianza tra il Dracula di Nic Cage e Giucas Casella? Così, per dire.

Nicholas Hoult invece continua a confermarsi uno degli attori hollywoodiani più validi della sua generazione, collezionando ruoli di successo in film e serie TV acclamati dalla critica. Seppur molto versatile nelle sue interpretazioni, credo che Nicholas abbia recentemente trovato un tipo di personaggio che gli si addice particolarmente, ovvero quello del ragazzo un po’ patetico che, nei suoi momenti più bassi, assume quell’espressione da cagnolino abbandonato che gli riesce spaventosamente bene. Non importa quanto negativo o moralmente deviato possa essere il suo personaggio (vedesi Tyler in The Menu o Peter III in The Great), ogni volta che me lo ritrovo davanti con quegli occhioni sgranati e quel leggero broncio, sento l’irrefrenabile bisogno di adottarlo, anche se ha appena finito di fare a brandelli una persona ed è ricoperto di sangue da capo a piedi.

È dunque innegabile che il film mi abbia divertita molto, tuttavia non è esente da difetti. In primis, avrei sperato che il paragone tra la tossicità di alcune relazioni romantiche e quella del rapporto tra Renfield e Dracula fosse un po’ più velato. Ritengo che sarebbe stato più d’impatto se avessero dato la possibilità allo spettatore di fare da solo il collegamento tra le due realtà, senza fargli trovare la pappa pronta e imboccarlo per tutta la durata del film con frasi sull’emancipazione e sulla dignità. Certo, il collegamento sarebbe stato comunque ovvio, d’altronde Renfield dall’inizio del film partecipa al gruppo di sostegno ed è chiaro che le relazioni tossiche descritte dai suoi membri rispecchino alla perfezione la situazione in cui si trova lui stesso, tuttavia ho trovato davvero ridondante il monologo interiore del protagonista che continua a ripeterti che sì, anche lui è vittima di una relazione di co-dipendenza e che il suo padrone non è poi molto diverso dai partner violenti dei membri del gruppo.

L’altra scelta che non ho trovato particolarmente azzeccata è quella di dare, in certi momenti, un tono così serio al personaggio di Awkwafina. Senza dubbio apprezzo che Rebecca Quincy abbia una motivazione valida per essere così dedita alla caccia al mafioso Teddy Lobo e alla sua famiglia, ma questi sporadici momenti di serietà non fanno altro che interrompere il ritmo incalzante della narrazione. Ritengo, tra l’altro, che Awkwafina spicchi di più nelle sue interpretazioni totalmente comiche (come in Crazy Rich Asians o in Jumanji: The Next Level) o totalmente sobrie (come in The Farewell), e che questa via di mezzo non le faccia giustizia.

Ma tornando agli aspetti positivi, la caratteristica più divertente di Renfield è senza dubbio l’enorme quantità di violenza gratuita. Spesso, in questo genere di film, la comicità è data principalmente dalle battute dei personaggi e dalle situazioni ridicole in cui si ritrovano, mentre, anche in contesti come questo in cui si presuppone che ci siano grandi spargimenti di sangue, la violenza viene notevolmente ridotta, così che tali film possano essere apprezzati anche da un pubblico molto giovane. Renfield, invece, non lascia che la classica comicità hollywoodiana prenda il sopravvento e gran parte del suo umorismo arriva proprio dal sangue e dalle budella. Renfield non fa altro che fuggire dalla violenza, ma nel corso dell’intera pellicola è costretto a combattere contro i nemici più disparati e si ritrova inevitabilmente coperto di sangue dalla testa ai piedi ogni dieci minuti.

Ricapitolando, Renfield è un film violento, camp e cazzone. Sicuramente non ci troviamo davanti a un capolavoro del cinema contemporaneo, ma sono certa che saprà divertire e intrattenere gli amanti della storia di Dracula e dello splatter e chiunque voglia farsi quattro risate con gli amici.

-Tiziana

P.S. Ma quanto sono belle le scene in cui hanno inserito i Nic(h)olas nel footage originale di Dracula (1931)?

Renfield arriva al cinema dal 25 maggio distribuito da Universal Pictures.

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