People We Meet on Vacation (2026): quando una commedia romantica sa sfruttare la formula

«Poppy, tu vai in vacanza per lavoro, molte persone ucciderebbero per questo.»

In tutto il 2025 le commedie romantiche decenti che ho visto si possono probabilmente contare sulle dita di una mano. Non solo, ormai una commedia romantica per poter offrire qualcosa di nuovo deve per forza rientrare anche in altri generi o sottogeneri, come se avesse bisogno di “appoggiarsi” a qualcos’altro. Propongo due casi a favore di questa mia teoria, entrambi film rilasciati nel 2025 e finiti nella mia top 10 dell’anno appena passato: Material Love di Celine Song ed Eternity di David Freyne, entrambi tecnicamente considerabili commedie romantiche, eppure in qualche modo subordinati a qualcosa di “più grande” per essere appetibili al grande pubblico. È bello che il genere si stia espandendo, ma qualche volta non sentite la mancanza della classica commedia leggera con i soliti tropi, le solite situazioni e il solito finale? È così semplice, eppure nessuno sembra più essere in grado di utilizzare la formula originale in modo efficace.

Ma, quando tutto sembrava perduto, ecco arrivare dalla linea dell’orizzonte in sella al suo maestoso destriero (il New York Times, probabilmente) la fantasmagorica Emily Henry, che ha fatto della classica formula da commedia romantica il suo lavoro. Eh sì, perché alla fine tutti i suoi romanzi sono assolutamente uguali… eppure non lo sono. Emily Henry è in grado di sfruttare la Formula™ per eccellenza conferendole ogni volta sfumature diverse, sfornando così un best seller dopo l’altro. Leggere i suoi romanzi dà sempre una sensazione di comoda familiarità, senza mai dare l’impressione di aver già letto quella storia.

Di tutti i romanzi della scrittrice, uno in particolare ha catturato da subito il mio cuore, e questo è proprio People We Meet on Vacation, per questo motivo ero elettrizzata all’idea di una trasposizione cinematografica (seppur direct-to-streaming). Ed eccola pronta su Netflix il 9 gennaio – scelta peculiare per una storia che parla di vacanze estive – diretta da Brett Haley e interpretata da Emily Bader e Tom Blyth.

Poppy e Alex, due amici di lunga data che hanno sempre condiviso una sola cosa: una settimana di vacanza all’anno. Ognuno con la propria vita, il proprio partner, la propria carriera scolastica o lavorativa, ma entrambi con la certezza che, ogni estate, sarebbero tornati a viaggiare insieme, pur avendo due personalità talmente opposte da essere apparentemente inconciliabili. Eppure, due anni prima, durante la loro ultima vacanza insieme qualcosa è andato storto, ma ora il matrimonio del fratello di Alex a Barcellona li porta a rincontrarsi, ed ecco che inizia il viaggio del lettore – e poi spettatore – nella vita dei due ventenni, dal loro primo incontro, alla famigerata vacanza che ha rovinato tutto… fino all’inevitabile reunion in Spagna. Due amici, ma probabilmente qualcosa di molto di più.

Il friends-to-lovers è probabilmente il tropo romantico più difficile da far funzionare, perché implica il dover trovare una motivazione valida per cui due persone, che finiranno ovviamente per innamorarsi, abbiano trascorso molto tempo, in questo caso parecchi anni, in un semplice rapporto di amicizia invece di rendersi subito conto di essere fatte l’una per l’altra. Bene, qui le motivazioni sono ben due: la prima è che, semplicemente, i due si vedono circa una volta all’anno, la seconda, più importante, è la consapevolezza da parte di entrambi di volere cose diverse dalla vita e di avere caratteri inconciliabili per una relazione. Poppy ha fatto del viaggiare uno stile di vita, fa un lavoro che le permette di essere sempre da qualche parte all’estero e non fa in tempo a mettere piede a casa che è già con le valigie pronte per una nuova avventura. Alex ama viaggiare come distrazione dalla sua routine, a cui è però molto affezionato e dalla quale ama ritornare una volta finita la magia della vacanza.

La trasposizione cinematografica del romanzo è, in questo senso, ottima: i caratteri di Alex e Poppy sono fedelissimi all’originale e rendono alla perfezione le dinamiche presenti nel libro, nonostante la riduzione degli eventi in quantità e durata (purtroppo inevitabile se non si vuole realizzare un film di cinque ore e mezza) e gli innumerevoli cambiamenti della trama. Per fortuna People We Meet on Vacation sa cosa può sacrificare del romanzo e cosa invece è fondamentale che rimanga anche in una trasposizione televisiva e fa di questa consapevolezza la sua carta vincente. Ci sono tagli netti sui personaggi secondari, sui dettagli riguardanti le loro vacanze e molte semplificazioni degli avvenimenti, ma tutto con lo scopo di dare più spazio all’unico elemento su cui è necessario concentrarsi nel poco tempo a disposizione: il rapporto tra Poppy e Alex. Che tipo di persone sono? Come possono funzionare come amici e, nel caso, come coppia? Cosa li rende speciali singolarmente e insieme? Perché si piacciono nonostante le loro differenze apparentemente inconciliabili? Il film ha saputo focalizzarsi sulle cose giuste, risultando così un adattamento ben riuscito, nonostante abbia cambiato parecchio le carte in tavola rispetto al romanzo.

È dunque un film perfetto? Assolutamente no, non prendiamoci in giro. Il difetto principale che gli ho trovato è un drastico calo nell’intrattenimento durante il terzo atto (esclusa la scena finale, promossa invece a pieni voti). Fino al fatidico “viaggio in Norvegia” ho trovato tutto perfetto, avevo male alla faccia da quanto stessi sorridendo ininterrottamente, poi è come se la magia si sia piano piano dissolta, ma non per gli avvenimenti in sé, quanto più per il modo di raccontarli. In realtà questo calo è comune in tantissime rom-com: il “conflitto da terzo atto” è spesso il loro tallone d’Achille, perché in generale non c’è mai una motivazione abbastanza forte per il litigio o l’allontanamento dei due protagonisti, ma succede in quanto deve succedere per seguire la formula. Eppure, uno dei miei punti più a favore del libro è proprio la costanza di interesse che ha caratterizzato la mia lettura, conflitto compreso.

Dunque, cosa è andato storto nel film? Non ho realizzato subito, ma a un certo punto mi si è accesa una lampadina: il terzo atto non è in grado di mantenere lo stesso livello di comicità a cui aveva abituato lo spettatore nei primi due. Il primo incontro tra Poppy e Alex, seppur diverso dal libro, è esilarante, così come molte delle avventure che vivono nei loro viaggi. Dal conflitto in poi, invece, il tono si fa molto più serio, il che va bene per dare credibilità alla storia, ma un cambio così drastico non è necessario. Prendo come esempio Ricatto d’Amore – ovvero la migliore commedia romantica mai creata, se non siete d’accordo non possiamo essere amici – dove il conflitto riesce a essere di alto impatto emotivo pur non togliendo la parte comica del film (SPOILER ALERT): la scena in cui Margaret decide di abbandonare la sceneggiata perché si sente in colpa, pur essendosi innamorata di Andrew, è emozionante, ma ciò non impedisce al film di inserire una manciata di minuti dopo la gag della nonna che finge la sua morte per il vero amore. Semplicemente iconico. Ecco, se People We Meet on Vacation avesse saputo bilanciare meglio questa componente, le mie cinque stelle di Letterboxd sarebbero state assicurate!

Ma alla fine, chiudendo un occhio su queste pecche, People We Meet on Vacation è un’ottima commedia romantica che urla 2010 nel senso migliore possibile, con protagonisti carismatici e divertenti, gag esilaranti e una grande riflessione su cosa significhi sentirsi a casa. Solo su Netflix, non perdetevelo!

-Tiziana

P.S. August di Taylor Swift in quella scena è stato il colpo di grazia definitivo.

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