«In questo gioco la violenza è premiata, quindi impara a godertela.»
Ah, che bello, finalmente al cinema a vedere un nuovo film di Jordan Peele- ah no?
Ebbene sì, nonostante Jordan Peele sia semplicemente uno dei quattro produttori di questo film, la sua presenza nel dietro le quinte del film è stata pubblicizzata al punto che molte persone fossero convinte si trattasse del suo quarto lungometraggio. E magari fosse stato questo il caso.

Eppure, HIM, secondo lungometraggio del regista Justin Tipping, vorrebbe con tutto se stesso essere un film di Jordan Peele, tentando di emularlo nello stile, nella colonna sonora, nell’uso degli espedienti narrativi dell’horror e nei temi, con, tuttavia, un risultato assai diverso.
Him racconta la storia di Cam (Tyriq Withers), una giovane promessa del football americano, a cui viene offerta l’opportunità di prendere il posto di Isaac (Marlon Wayans), l’attuale quarterback dei San Antonio Saviors, ormai pronto al ritiro. Isaac lo invita a partecipare a una settimana di allenamento intensivo in un complesso isolato insieme al suo team, per prepararlo a prendere il suo posto. Ma le sfide a cui Cam viene sottoposto diventano a mano a mano più disturbanti.
Il vero problema di Him, a mio parere, è che il regista ha tentato di fare il passo più lungo della gamba: aveva bene in mente di cosa parlare e che metafore usare per farlo, ma non aveva veramente i mezzi per poterselo permettere. Ho passato l’intero film a tentare di capire se ci fosse qualcosa di più grande dietro, un’allegoria profonda che mi stava sfuggendo o che sarebbe stata rivelata con un colpo di scena finale. Purtroppo, devo dirvi di non illudervi: il film è esattamente quello che sembra dall’inizio alla fine, senza chiavi di lettura più impegnative di quelle servite su un piatto d’argento. Cosa che, in molti casi, mi è sempre andata bene! Ma c’è un elemento che contraddistingue Him da tutti gli altri film che non vanno oltre quello che mostrano: Him se la crede da morire. Pensa di essere un film tanto intelligente e illuminato, ed è proprio questa sua presunzione a farlo affondare.

La prima metà del film è in grado di mantenere alta la tensione in maniera piuttosto costante, questo finché lo spettatore è ancora catturato dalla convinzione che sta per succedere qualcosa di grandioso. L’attesa scema sempre di più dal momento in cui risulta chiaro che è tutto lì quello che Him vuole raccontare. Sogna di essere Scappa – Get Out, talvolta anche The Substance, senza avere alcuna base per poter mandare avanti un progetto di questa portata. I due film sopracitati, così come tanti altri altrettanto validi, partono da una verità universale e la affrontano tramite allegorie più o meno velate, ma ugualmente funzionali all’importanza del tema, sia esso il razzismo, la condizione femminile o altro. La grande verità universale che Him vuole portare alla luce è… “i trionfi e le sconfitte, gli epici alti e bassi del football studentesco”? (Citazione colta, chi vuole intendere, intenda.)
Prima di concludere, una piccola PARTE SPOILER, perché devo sfogarmi.

Secondo questo film il picco più alto della sceneggiatura, la grande metafora ricercata è davvero… l’accostamento tra Cam e Gesù Cristo, con tanto di scena che va a “omaggiare” in tutto e per tutto l’Ultima Cena di Leonardo. Certo, perché Cam è il G.O.A.T (Greatest of all time), esattamente come Gesù, eh già, e giocherà per i Saviors, sì sì, i “salvatori”, guardatemi tutti quanto sono colto e intelligente!
E con questo, credo di aver esaurito la mia dose di cattiveria per oggi, dunque chiudo informandovi che, se volete valutare con i vostri occhi e, in caso, controbattere, Him vi aspetta al cinema a partire dal 2 ottobre, distribuito da Universal Pictures Italia!
-Tiziana

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