Elio (2025), recensione in anteprima: la solitudine in ogni sua declinazione

«Siamo soli?»

Dopo il successo di Inside Out 2, la Pixar torna alla ribalta con un nuovo film d’animazione, questa volta originale! Sto parlando di Elio, diretto da Domee Shi (regista di Red e vincitrice del premio Oscar per il cortometraggio Bao) e Madeline Sharafian (candidata all’Oscar per il cortometraggio La Tana).

Elio Solis è un ragazzino vispo e curioso, amante dello spazio e grande sostenitore dell’esistenza degli alieni. Dalla morte dei suoi genitori, vive con zia Olga, una militare che lavora con i detriti spaziali, con cui non riesce a instaurare un rapporto. Non ha amici e si sente fuori posto sulla Terra, ecco perché passa tutto il suo tempo libero a cercare di essere rapito dagli alieni, con la speranza di poter finalmente trovare un posto nell’universo. Ma quando il Comuniverso, un’organizzazione interplanetaria di alieni, lo scambia per il leader della Terra, Elio si ritrova a fare i conti con una crisi intergalattica, per la quale dovrà fungere da mediatore.

Elio è un film coloratissimo, con una grafica eccezionale e a tratti psichedelica, che proietta gli spettatori nel Comuniverso insieme a Elio. L’aspetto visivo è l’arma più potente di questo film, in grado di tenere incollati allo schermo per tutta la durata, senza sentirne mai la pesantezza. Ad aiutare sotto questo aspetto è senza dubbio la scorrevolezza e il ritmo del cartone, che si prende i giusti tempi per sviluppare ogni fase della trama, senza affrettarsi e senza annoiare. Elio è un protagonista facile da amare, sia per il suo senso di inadeguatezza che molti di noi hanno provato almeno una volta nella vita, sia per l’entusiasmo che dimostra per le sue passioni, quell’entusiasmo tipico della gioventù che, purtroppo, gli adulti tendono a perdere.

I temi trattati sono importanti, sia da un punto di vista dei rapporti personali, sia da quello dei rapporti internazionali, andando così a colpire argomenti anche politici, seppur in maniera delicata e, purtroppo, un po’ utopistica. Il tema della solitudine è dunque articolato sotto due aspetti, privato e pubblico. Elio scoprirà infatti di non essere solo sulla Terra: nella sfera privata, si renderà conto di non essere poi così incompreso, in quella pubblica, invece, imparerà che c’è sempre qualcuno su cui si può contare, anche dall’altra parte del mondo, perché gli esseri umani, nonostante tutti i loro difetti, sanno anche essere incredibilmente altruisti.

Il film, tuttavia, non è esente da difetti. Certo, è colorato, divertente, con un ottimo ritmo, eppure… ho avuto la sensazione che mancasse sempre qualcosa. Ed è una sensazione che sento spesso nei film Pixar – ma anche Disney – degli ultimi anni, che, per quanto trattino temi nobili e siano nel complesso abbastanza originali, è come se non avessero bene il focus sulla storia che vogliono raccontare, buttando, forse, troppa carne al fuoco. Elio sembra non decollare mai al cento per cento, sembra avere tantissime buone idee, ma tutte sviluppate parzialmente. Ciò potrebbe essere dovuto all’introduzione di troppi personaggi, dei quali pochissimi effettivamente sviluppati, come ad esempio i vari ambasciatori del Comuniverso, i ragazzini che conosce Elio a inizio film, o ancora il ricercatore spaziale che lavora alla stessa base di zia Olga. Alla fine, gli unici personaggi sviluppati, oltre al protagonista, sono la zia, l’antagonista Grigon e il piccolo Glordon, primo amico di Elio. Oppure è dovuto al fatto che, nonostante tutto, molti temi li abbiamo già visti sviluppati in modi simili (un ragazzino che vive con una sola figura adulta con cui è in conflitto protagonista di un film sugli alieni… mi ricorda qualcosa). E no, non sto insinuando che Elio e Chicken Little siano due film particolarmente simili, solo che trattano tematiche pressoché identiche sfruttando entrambi il genere fantascientifico.

Infine, lasciatemi fare questo piccolo sfogo, ma quanto è brutto questo stile di disegno degli esseri umani che sta prendendo piede negli ultimi anni? Una brutta moda iniziata da Soul, ma perpetrata da Luca, Red, Elio e forse anche altri. Va bene, i bimbi saranno anche carini – anche se Elio sembra un bambino di cinque anni, quando ne ha undici – ma gli adulti hanno davvero le fattezze di scimmie deformi, con la zona inferiore del volto enorme e tonda, la bocca enorme, la fronte alta e le orecchie sporgenti. Brutti da far paura, spero che questo stile venga presto accantonato.

In conclusione, per quanto non perfetto, Elio è un film che merita e che può essere apprezzato a qualsiasi età, in grado di impartire in maniera non didascalica insegnamenti cruciali, soprattutto per il periodo storico che stiamo vivendo. Inoltre, diciamocelo, finalmente c’è la possibilità di supportare un progetto originale, e non l’ennesimo sequel o remake. Perciò, mi raccomando, Elio vi attende al cinema a partire dal 18 giugno 2025, distribuito da The Walt Disney Company Italia.

-Tiziana

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