Lilo e Stitch (2025), recensione in anteprima: un live action senz’anima

«Stitch cattivo?»

Altro giro, altra corsa, altro live action di un classico Disney. Pochi mesi dopo Biancaneve (e un sacco di altri prima di questo), è toccato a Lilo e Stitch, ben – o solo? – ventitré anni dopo il classico animato. Si sa, Stitch è uno dei personaggi Disney più amati, addirittura protagonista di un tentativo di rebranding da parte della casa di produzione, che ai tempi iniziò a pubblicizzare il personaggio per renderlo quasi un sostituto di Topolino come suo simbolo. Anche adesso, nonostante siano passati oltre due decenni, Stitch compare ovunque: magliette, tazze, pupazzi, gadget di ogni tipo. La Stitch-mania non è mai finita, anzi, forse non fa che aumentare nel corso degli anni. Ma il live action sarà riuscito a rendere giustizia a un personaggio così amato da grandi e piccini?

Tralasciando il fatto che ogni singolo live action è nato esclusivamente come film acchiappasoldi, è innegabile che alcuni siano decisamente meglio di altri. E non mi riferisco al livello di fedeltà rispetto all’opera originale – a volte anche i remake che si discostano molto dal film animato sono comunque degni – quanto all’anima e al cuore che i creatori hanno messo nel progetto: è questo che fa davvero la differenza.

Dunque, il nuovo Lilo e Stitch, diretto da Dean Fleischer Camp, regista precedentemente candidato all’Oscar per Marcel the Shell, è… un film, sicuramente. Un film con tanta anima? Mi dispiace, ma assolutamente no.

In quanto remake più moderno, il nuovo Lilo e Stitch presenta vari cambiamenti dall’originale, alcuni accettabili, altri meno. Innanzitutto – e questo già si sapeva da alcuni annunci da parte di Disney – manca completamente Gantu, l’antagonista principale. Per quanto mi dispiaccia, posso farmelo andare bene, magari lo sostituiscono con un personaggio equivalente… Spoiler: non è così. La mancanza di Gantu va a intaccare la storyline di un altro protagonista già conosciuto, che non rivelerò per non rovinarvi la “sorpresa”, ma, credetemi, pessima idea a mio parere.

Un’altra differenza riguarda la presenza di due nuovi personaggi: la signora Kekoa (Tia Carrere, doppiatrice originale di Nani), l’assistente sociale a cui è affidato il caso di Lilo, e Tūtū (Amy Hill), vicina di casa delle protagoniste, nonché nonna di David. Due aggiunte innocue, che non arrecano grandi sconvolgimenti alla trama e che hanno a cuore la situazione di Nani e Lilo. Non temete, la signora Kekoa non è affatto il rimpiazzo di Cobra Bubbles (Courtney B. Vance), anzi, quest’ultimo è molto presente nel film in un ruolo affine a quello del cartone, ma non del tutto identico.

Il sogno di Nani (Sydney Elizabeth Agudong) di diventare biologa marina è anch’esso una novità offerta dal live action: la sorella maggiore di Lilo (Maia Kealoha) non solo si è ritrovata a dover fare più lavori per poter mantenere sé stessa e una bambina di sei anni dopo la morte dei genitori, ha anche dovuto abbandonare il suo sogno di andare all’università. Una piccola differenza che non cambia le sorti della storia, ma che modernizza il personaggio.

Quindi, Gantu a parte, non sono le modifiche a non far funzionare questo live action, dunque cos’è?

Nonostante per buona parte del remake la trama segua abbastanza fedelmente quella del cartone, già dopo i primi minuti c’è qualcosa che non quadra: è tutto troppo veloce. Tutta l’introduzione del processo della Federazione Galattica viene limitato a un paio di battute e qualche pew pew di pistole, mentre Stitch scappa nella navicella e precipita sulla Terra. D’accordo, possiamo limitare questa parte di trama per dare invece più spessore a Lilo e Nani e al loro rapporto, giusto? GIUSTO? Peccato che questo live action non riesca per niente a mostrare il forte legame tra le due sorelle. Lilo e Stitch è un remake che dà tante cose per scontato, ma che riesce comunque a durare quasi mezz’ora in più del film originale. Come? Ancora non mi è chiaro.

Lilo per me è stata il problema principale del film, è assolutamente tediosa. Nel cartone riusciamo a empatizzare subito con lei: è pasticciona, rovina sempre tutto, ma lo fa in buona fede. Se nell’originale, durante le prove di hula, Lilo “rovina” la danza bagnando il pavimento, nel live action spinge deliberatamente una sua compagna giù dal palcoscenico. È vero, l’altra bambina l’aveva trattata male, ma in generale i comportamenti di Lilo nel film sono molto più meschini. Più volte mi sono messa nei panni della povera Nani che deve avere a che fare con un incubo fatto a bambina. Lilo dice di non voler essere separata dalla sorella, eppure non sembra fare niente per impedirlo. Anche nel cartone fa un sacco di disastri, ma li fa spesso ingenuamente, nel film invece è semplicemente una bambina fastidiosa. Anche Stitch, nel complesso, è più fastidioso dell’originale, ma forse è la sua vicinanza a Lilo che me lo fa trovare così seccante. Addirittura, ho spesso pensato che non fosse più Stitch quello con impulsi malvagi che deve essere educato. Stitch è semplicemente un alieno che non conosce il codice morale, ma non è mai effettivamente cattivo. Eppure, lui e Lilo insieme sono assolutamente fuori controllo in questo live action.

Un altro problema riguarda i travestimenti di Jumba (Zach Galifianakis) e Pleakley (Billy Magnussen), che non sono più dei palesi alieni vestiti da turisti, ma indossano un aggeggio che fa prendere loro completamente le sembianze di esseri umani. Volevano forse rendere più verosimile il loro essere sotto copertura? Così però si perde il divertimento. Nel cartone animato era spassosissimo vederli girovagare inosservati mentre erano travestiti male da persone, così come era divertente vedere che nessuno si ponesse davvero il problema del fatto che Stitch non assomigliasse assolutamente a un cane. Tutti dubitavano all’inizio con una o due battute, ma poi accettavano che quell’essere blu fosse un animale domestico senza battere ciglio. Allo stesso modo, l’assurdità dei travestimenti di Jumba e Pleakley rappresentava uno dei migliori elementi comici della pellicola. Nel live action, invece, diventano semplicemente due tizi a caso. Billy Magnussen nei panni di Pleakley è comunque spassoso? Decisamente, ma, diciamoci la verità, ha mai interpretato un personaggio non divertente?

David (Kaipo Dudoit), invece, è diventato una tristissima macchiettina rispetto alla sua controparte animata. Se nel cartone David è sì uno spasimante di Nani un po’ maldestro, il suo ruolo non si limita a quello: il ragazzo capisce la situazione in cui si trova Nani e la aiuta attivamente, creando un legame non solo con lei, ma anche con Lilo e Stitch. Qui, invece, oltre a due battutine da scemo, non ha molto spessore e potrebbe tranquillamente non essere presente in gran parte delle sue scene senza che ci si accorga della differenza.

In conclusione, il live action di Lilo e Stitch manca completamente della magia dell’originale, puntando tutto su continue citazioni dirette al cartone animato, spesso non contestualizzate. Immaginate non aver visto o non ricordare il film del 2002 e vedere la scena di Stitch che urla disperato quando Lilo dice che non ci sono grandi città. La frase è identica, eppure nel remake non ha senso senza Jumba che rivela a Pleakley che Stitch verrà naturalmente attratto dalle grandi città per via del suo istinto di distruzione. Nel cartone era divertente, nel film è una frase buttata lì a caso, e questo è solo uno di svariati esempi che potrei fare. Il peggior difetto di questo live action, dunque, è la sua incapacità di trattare i temi principali del suo predecessore, diventandone inevitabilmente la brutta copia, creata esclusivamente per fatturare sull’alieno blu. Il senso di Lilo e Stitch è sempre stato quello di sviluppare una grande found family, una famiglia non di sangue, ma composta da tanti individui diversi che si amano e si supportano. Il remake è completamente incapace di sviluppare questi legami, risultando così vuoto e privo di anima.

Non ho dubbi, tuttavia, che i bambini lo ameranno (la bambina seduta di fianco a me era in lacrime, per qualche motivo…), dunque Lilo e Stitch vi aspetta in sala a partire da oggi, 21 maggio 2025, distribuito da The Walt Disney Company Italia.

-Tiziana

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