«Il porno è il futuro.»

Immaginate in questo momento di aprire l’homepage di un sito pornografico a vostro piacimento e di ritrovarvi davanti la classica sfilza di video che mostrano in anteprima donne nude. Cosa notate? Non so voi, ma io noto in primis la disumanizzazione del corpo femminile, sminuito a mero oggetto sessuale per il piacere dell’uomo. Insomma, l’industria pornografica non è mai stata famosa per aver posto particolare attenzione sui bisogni delle proprie attrici, è anzi spesso e volentieri lo specchio di una società maschilista che normalizza lo sfruttamento delle donne per il piacere dell’uomo.
Potete dunque immaginare che, da ragazza giovane che non sa niente sulla storia della pornografia italiana – se non che il nome della protagonista del film d’animazione Oceania è stato cambiato a causa di un’omonimia con un’attrice porno – quando alla 81esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia mi sono ritrovata in sala a vedere un film sulla prima casa di produzione pornografica del panorama italiano, ho un po’ storto il naso temendo il peggio. Era invece in serbo per me una bella sorpresa.

Diva Futura, il secondo lungometraggio della regista Giulia Louise Steigerwalt, nasce come adattamento cinematografico del romanzo autobiografico “Non dite alla mamma che faccio la segretaria – Memorie di una ragazza normale alla corte del re dell’hard” di Debora Attanasio. Il film vede come protagonista proprio una giovane Debora (Barbara Ronchi), che a fine anni ’80 si ritrova un po’ per caso a fare la segretaria di Riccardo Schicchi (Pietro Castellitto), co-fondatore, insieme a Ilona Staller (Lidija Kordic), dell’agenzia Diva Futura. Con continui salti temporali, Diva Futura racconta la storia dell’omonima casa di produzione, narrandone la nascita, la prosperità e, infine, il declino.
La regia delicata e umana di Steigerwalt mette in luce l’umanità del progetto Diva Futura, creato sì per un pubblico principalmente maschile, ma atto a esaltare la bellezza della donna in modo sensuale ma mai volgare. La dolcezza del female gaze per raccontare la vita, il lavoro e l’intimità di pornostar italiane del calibro di Moana Pozzi (Denise Capezza), Éva Henger (Tesa Litvan) e Ilona “Cicciolina” Staller, affiancate dalla figura della segretaria Debora Attanasio, è stata una scelta vincente per il film. Anche Riccardo Schicchi, intorno a cui girano tutti gli altri personaggi, ha una rappresentazione estremamente positiva, è mostrato come un artista il cui scopo è quello di far risaltare i corpi femminili per rivelarne la sensualità al mondo, è un uomo gentile che si preoccupa per il benessere delle ragazze con cui lavora e che promuove la sua visione dell’amore e della sessualità. Dovrebbe essere il minimo della decenza umana, direte voi, e avreste assolutamente ragione, ma in un panorama come quello pornografico, purtroppo, non è affatto da dare scontato.

Ma Riccardo Schicchi era così nella vita reale o si tratta di una visione romanticizzata della sua figura? Purtroppo, non so rispondere. Per quanto ami l’idea che sia esistita un’agenzia pornografica così liberale e positiva, non posso far altro che pensare che si tratti più di un’utopia che della realtà. Attenzione, però, perché il film non si professa sostenitore della pornografia in sé, anzi, presenta apertamente l’altra faccia della medaglia, rappresentandone anche il lato disumanizzante. Lo scopo di Diva Futura è piuttosto quello di mostrare come anche un’industria come quella erotica possa essere un’espressione artistica, che spinge il pubblico ad avere una visione più libera della sessualità, così che tutti, uomini e donne, possano viverla apertamente senza vergogna.

È inutile ribadire come solo una donna poteva essere in grado di raccontare il porno con così tanta dolcezza, senza includere inutili scene esplicite, che sarebbero servite solo a creare scalpore e a far parlare del film, e mettendo in primo piano le donne e la loro intimità fisica e mentale. Già in Settembre, suo lungometraggio d’esordio alla regia, Giulia Louise Steigerwalt ha dimostrato la sua grande sensibilità nel raccontare storie di donne senza pregiudizi, così diverse tra di loro per carattere, estrazione sociale, mentalità, ma unite da una forte identità femminile.
Da un punto di vista narrativo, il film risulta a tratti confusionario, con continui salti temporali che farebbero invidia anche a Nolan, ma sempre gli stessi attori che interpretano i rispettivi personaggi in una spanna temporale di interi decenni. Barbara Ronchi decisamente poco credibile come ragazza che si sta appena affacciando al mondo del lavoro, Pietro Castellitto pieno di trucco prostetico per interpretare Schicchi da più anziano, e non è, inoltre, assolutamente chiaro nel film che Schicchi e Henger nella realtà avessero oltre vent’anni di differenza, in quanto impersonati da due attori che si passano solamente cinque anni. Insomma, una migliore gestione dei passaggi temporali, insieme all’aggiunta di attori per interpretare alcuni personaggi in diverse fasi delle loro vite, avrebbe sicuramente giovato al film, rendendolo ancora più piacevole e scorrevole.
Diva Futura vi aspetta in sala a partire dal 6 febbraio, distribuito da Piper Film. Non perdetevelo, mi raccomando!
-Tiziana

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