«Tu non cerchi un’alleanza, tu cerchi un trono.» – Helm Mandimartello

Ormai, si sa, ai prodotti originali molte case di produzione prediligono sequel, prequel e spin-off di saghe già conosciute, tuttavia, questa scelta è spesso un’arma a doppio taglio, soprattutto quando si parla di uno degli universi immaginari più famosi al mondo. Ampliare la lore di un mondo fantastico così complesso ma soprattutto così amato dal pubblico come quello tolkeniano del Signore degli Anelli è, infatti, già di per sé un’ardua impresa, in quanto si rischia non solo di intaccare un universo costruito minuziosamente, ma anche di essere linciati dai fan al minimo errore.
Prodotto interamente in Giappone con una grafica in stile anime, Il Signore degli Anelli – La Guerra dei Rohirrim di Kenji Kamiyama si prefissa l’obiettivo di espandere l’universo di Tolkien narrando una vicenda scollegata da Sauron e gli anelli, che va invece ad ampliare i dettagli riguardanti le terre degli uomini, in particolare il regno di Rohan. Miranda Otto di nuovo nei panni di Éowin funge da voce narrante, raccontandoci di Héra, l’unica figlia femmina del re Helm Mandimartello, e di Wulf, figlio di Freca del Dunland. Amici di infanzia, il destino li ha separati e molti anni dopo Wulf è tornato per chiedere la mano di Héra in matrimonio, nonostante lei sia già promessa a un lord di Gondor. Tuttavia, questa non è una storia d’amore, bensì di guerra, tradimenti e sacrifici.

Pur non essendomi molto informata sul contenuto del film prima di andarlo a vedere, le mie aspettative su di esso erano comunque abbastanza alte in quanto parte dell’universo tolkeniano del Signore degli Anelli. Intrigata da quel poco che sapevo riguardo alla premessa e dalla scelta di renderlo un film in stile anime giapponese, sono entrata in sala pronta a godermi nuovamente le emozioni del Signore degli Anelli sul grande schermo. Purtroppo, il film ha deluso le mie aspettative sotto diversi punti di vista.
In primis, l’animazione risulta piuttosto statica e poco espressiva soprattutto sui movimenti e sui volti dei personaggi, di certo sotto la media per un film del 2024. Molto suggestivi invece gli sfondi e le scene di guerra, ricche di colore e dettagli. Il mio problema più grande con l’animazione, tuttavia, riguarda il labiale. Ho visto il film in inglese, lingua originale della pellicola, eppure spesso e volentieri i personaggi sembravano doppiati da un’altra lingua, e neanche particolarmente bene: la bocca faceva movimenti troppo diversi dalle parole pronunciate e talvolta si muoveva addirittura mentre il personaggio non emanava nessun suono. Spero – anzi, confido – che il doppiaggio italiano sia riuscito a sistemare questa falla.


La mancanza di carisma da parte della protagonista Héra e di altri personaggi fondamentali alla trama è certamente un altro punto a sfavore del film. La figlia di Helm, infatti, non riesce mai a brillare, è poco caratterizzata e risulta dunque difficile interessarsi veramente a lei e alla sua storia. Stessa cosa vale anche per molti altri personaggi di rilievo, come i fratelli Haleth e Hama, la guardiana Olwyn e, in parte, anche l’antagonista Wulf. Spicca sugli altri invece proprio Helm Mandimartello, forse l’unico personaggio veramente interessante del film.

La storia inizialmente fatica a prendere piede, con un primo atto solo a tratti interessante, ma si riprende notevolmente a partire da metà film, quando la trama prende una direzione molto più stimolante e si raggiunge il vero climax del racconto. Nel complesso, tuttavia, ritengo che si tratti di uno sviluppo di trama poco originale, che non riesce a trasmettere il pathos a cui siamo stati abituati dalla trilogia di Peter Jackson, e che rischia dunque di non lasciare il segno. In più, la pellicola sembra spesso dimenticarsi dell’importanza della regola “show, don’t tell”, secondo cui è sempre meglio mostrare gli avvenimenti piuttosto che raccontarli. Senza entrare nei dettagli per evitare gli spoiler, alcuni passaggi talvolta indispensabili per la trama vengono solamente riportati ad avvenimento svolto, quando sarebbe invece stato molto interessante vederli da vicino per capirne le dinamiche. Che abbiano evitato di aggiungere troppi dettagli non presenti negli scritti di Tolkien per non rischiare di commettere errori? Possibile, ma in questo modo si è forse ottenuto l’effetto contrario: cambiando i nomi dei personaggi e dei luoghi, gran parte del film avrebbe potuto essere un qualsiasi anime fantasy medievale senza alcuna correlazione con l’universo tolkeniano.

Insomma, Il Signore degli Anelli – La Guerra dei Rohirrim non è di certo un film tremendo, ma sicuramente non eccelle in nessuno degli obiettivi che si era prefissato, risultando, purtroppo, poco ispirato e non abbastanza avvincente.
Il Signore degli Anelli – La Guerra dei Rohirrim vi aspetta in sala a partire dal 1° gennaio 2025, distribuito in Italia da Warner Bros. Pictures.
-Tiziana
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