«Gli anziani non ci hanno detto tutto su questo mondo, perché non lo sapevano.» – Noa

Sono felice di poter iniziare questa recensione affermando che Il Regno del Pianeta delle Scimmie è un validissimo primo capitolo della nuova trilogia ideata dalla 20th Century Fox come sequel della saga di Cesare.
Con il termine della prima trilogia reboot del Pianeta delle Scimmie, tramite cui Rupert Wyatt e Matt Reeves sono riusciti ad appassionare milioni di spettatori in tutto il mondo, facendo avvicinare al genere anche i più scettici, un quarto capitolo ambientato trecento anni nel futuro non era di certo un’impresa semplice. Le aspettative erano altissime, quanto lo erano però le probabilità di rovinare una trilogia pressoché perfetta.


L’era del regno di Cesare è ormai lontana. Le scimmie hanno definitivamente preso il controllo della Terra, mentre gli esseri umani sopravvissuti, ormai privi della parola, sono regrediti al livello degli uomini primitivi e non sono altro che bestie. Le scimmie, d’altro canto, sono sempre più civilizzate, ma per Proximus Cesare non è abbastanza. La sua sete di potere e di conoscenza lo spinge ad assoggettare altri clan di scimmie, con la scusa di seguire l’insegnamento del grande Cesare “Scimmie insieme forti”, per tentare di accelerare l’evoluzione della sua specie. Quando il suo clan viene attaccato e catturato da Proximus, Noa, una giovane scimmia scampata all’agguato, è disposto a tutto pur di liberare la sua famiglia, anche allearsi con un’umana.

Matt Reeves passa il testimone a Wes Ball per dirigere questo quarto capitolo della saga, regista già conosciuto per aver lavorato a Maze Runner, trilogia distopica young adult, che talvolta Il Regno del Pianeta delle Scimmie ricorda nelle ambientazioni e nella regia delle scene d’azione. Nonostante il cambio di regia, il quarto capitolo della saga è perfettamente coerente con i precedenti e Cesare riesce a esserne il fulcro pur non essendo più fisicamente presente. Cesare è e sarà sempre il cuore pulsante della saga, un personaggio sempre positivo, ma ricco di sfaccettature, che continua a lasciare il segno anche tre secoli dopo la sua morte. Noa, il nuovo protagonista, deve fare i conti con un predecessore pressoché impossibile da eguagliare, eppure c’è qualcosa in lui che lo rende un ottimo personaggio principale. Noa è solo un ragazzo, non ha la stoffa del leader e non si sente all’altezza del padre, l’addestratore di aquile del clan, nonché una delle figure più importanti nella loro società. Eppure, Noa è anche sveglio, perspicace e curioso, ed è proprio questa sua curiosità che lo porta a scoprire di più sul passato della Terra, che ormai sta per essere dimenticato.


Il Regno del Pianeta delle Scimmie, proprio come i suoi predecessori, è un film principalmente character-based (ovvero che si basa sullo sviluppo dei personaggi, più che della trama). Il personaggio di Noa, come Cesare prima di lui, è in grado di reggere il film sulle sue spalle, creando subito un legame con lo spettatore. Anche gli altri nuovi personaggi sono ben sviluppati, in particolare Mae, la ragazza umana che Noa conosce durante il viaggio per salvare il suo clan. Il rapporto tra Noa e Mae è senza dubbio ciò che rende questo film così interessante: i due non si fidano l’uno dell’altra, non per motivi personali, ma semplicemente per i reciproci pregiudizi delle loro razze. Questo incontro-scontro tra scimmie e umani, di cui Noa e Mae sono i portavoce all’interno della pellicola, delinea un nuovo status quo nell’universo del Pianeta delle Scimmie, ben diverso dagli equilibri stabilitisi nella trilogia precedente. Scimmie ed esseri umani possono davvero coesistere pacificamente, o una delle due razze deve avere il controllo sull’altra perché non si spezzi il precario equilibrio del nuovo mondo? Un film di fantascienza, ma anche una riflessione su cosa siamo e cosa scegliamo di essere, in quanto umani.

I parallelismi tra la storia dell’umanità e il presente delle scimmie non mancano neanche in questo capitolo. Nel regno che Proximus Cesare cerca di fondare, noi spettatori vediamo tutti gli orrori delle dittature degli esseri umani. Proximus è assetato di potere e di conoscenza, non accetta che sia il tempo a stabilire il passo con cui i primati si evolveranno, vuole ottenere tutto subito, al costo di sacrificare i suoi simili, arrivando a ribaltare gli slogan di Cesare per i suoi scopi personali, senza comprenderli davvero.
Per gli esseri umani, invece, il futuro non sembra affatto roseo; gran parte dell’umanità è stata spazzata via o è regredita allo stato primitivo, ma le rare comunità di umani ancora civilizzate non smettono di lottare. Mae è un personaggio grigio, le cui intenzioni sono sconosciute o incerte per gran parte del film, in lei, infatti, sono racchiusi i pregi e i difetti dell’intera umanità. L’antagonista potrà anche essere una scimmia, ma la vera minaccia, in fondo, continuano a essere gli esseri umani. Gli stessi umani che Cesare amava e al fianco dei quali si è ripetutamente schierato nel corso della trilogia precedente. Alla fine, la verità è che gli umani, così come le scimmie, non saranno mai completamente buoni, né completamente cattivi, ed è per questo motivo che una convivenza pacifica tra le due razze sembra così irrealizzabile.

Saremo mai in grado di imparare dal passato, per evitare di compiere nuovamente gli stessi errori? Toccherà ai prossimi capitoli stabilire quale sarà il destino del Pianeta delle Scimmie.
Il Regno del Pianeta delle Scimmie, diretto da Wes Ball, è nelle sale italiane a partire da mercoledì 8 maggio 2024 in anteprima mondiale, distribuito da 20th Century Studios.
-Tiziana
P.S.: Why is Noa Kinda…
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