Il Mio Posto è Qui (2024), recensione in anteprima: l’Italia dei pregiudizi e del patriarcato

«Siamo convinte che siamo noi donne che possiamo fare la differenza.»

La Calabria del secondo dopoguerra fa da sfondo a un’incredibile storia di amicizia ed emancipazione nel film Il mio posto è qui, scritto e diretto da Cristiano Bortone e Daniela Porto, quest’ultima anche autrice del romanzo da cui è tratta la pellicola. Per questo film i due registi, marito e moglie nella vita reale, hanno vinto il premio come miglior regia al Bari International Film Festival, mentre la protagonista Ludovica Martino si è aggiudicata il premio di migliore attrice.

Poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, in un piccolo paesino calabrese, Marta (Ludovica Martino) è una ragazza madre che deve vedersela con i pregiudizi della sua comunità a causa del figlio concepito prima del matrimonio. Rimasta sola a causa della morte del fidanzato in battaglia, Marta non può contare nemmeno sul sostegno di genitori, i quali, pur accettando di mantenere lei e il bambino, non celano la loro delusione e vergogna. Quando Gino, un vedovo del suo paese, la chiede in moglie, Marta accetta, persuasa dai genitori che vedono finalmente per lei e per l’intera famiglia un’occasione di riscatto sociale. Durante gli incontri in chiesa in preparazione del matrimonio, Marta inizia a legare con Lorenzo (Marco Leonardi), un uomo apertamente omosessuale che lavora come sacrestano della parrocchia. La sua amicizia con Lorenzo le aprirà gli occhi e la metterà in contatto con nuove realtà dell’Italia post-bellica, portandola a desiderare un altro tipo di vita per sé stessa e per suo figlio.

Vicino per tema e ambientazione storica al pluripremiato C’è Ancora Domani di Paola Cortellesi, Il mio posto è qui sceglie tuttavia una narrazione più tipicamente drammatica ed esplora due importanti tabù dell’epoca: l’omosessualità e il concepimento prematrimoniale. Marta e Lorenzo sono due reietti nel loro paese, tanto che la stessa Marta è inizialmente riluttante ad aprirsi con Lorenzo a causa dei suoi pregiudizi verso l’omosessualità, ed è proprio questa solitudine in cui entrambi (apparentemente) vivono che li fa avvicinare. Lorenzo, un uomo adulto che ha compiuto le sue scelte nella vita e conosce il mondo, funge da intermediario tra Marta e quella parte progressista della società che ancora non conosce. Ed ecco che Marta decide di migliorare la sua istruzione, imparando a dattilografare per assicurarsi un posto di lavoro, inizia a partecipare attivamente ai comizi politici e alle discussioni, sviluppando la facoltà di pensare con la sua testa.

Con l’aiuto di Lorenzo, Marta, proprio come Delia di C’è Ancora Domani, impara a farsi strada nella società patriarcale in cui vive e, soprattutto, impara a dire di no. Un “no” che era pericoloso ai tempi, come lo è tutt’ora. Un “no” che potrebbe costarle la vita. Ma ha davvero senso vivere una vita su cui non si ha alcun controllo? Ha senso vivere passivamente, soggiogata dalle decisioni altrui?

Ludovica Martino si riconferma una delle migliori giovani attrici del panorama cinematografico italiano, la sua capacità espressiva e la sua versatilità hanno dato vita a un personaggio che entrerà nel cuore di molte persone. Il suo accento calabrese è assolutamente credibile e, se non sapessi che è romana, non avrei dubitato per un secondo che fosse la sua normale parlata. Affiancata da un Marco Leonardi in ottima forma, il duo ha una chimica incredibile in grado di sciogliere persino i cuori più ghiacciati.

Il mio posto è qui sarà al cinema a partire dal 9 maggio 2023, distribuito da Adler Entertainment.

-Tiziana

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