Kung Fu Panda 4 (2024), recensione in anteprima: passaggio di testimone?

«Sei stato scelto per essere di più di quello che già sei.» –Maestro Shifu

Si sa, in quest’epoca in cui ci troviamo costantemente di fronte a flop al botteghino, i sequel sembrano l’unico modo per fare incassi sicuri, eppure sono anche il modo più rapido per rovinare un film e catalizzare l’ira dei fan. Una gran bell’arma a doppio taglio, direi. La Dreamworks stessa non è di certo estranea a questa dinamica: infatti, tra Shrek, Madagascar, Dragon Trainer e, appunto, Kung Fu Panda (per non parlare delle saghe più recenti), è chiaro che non si sia mai tirata indietro quando si tratta di produrre sequel e spin off dei film più di successo, con risultati variabili.

Non è infatti semplice mantenere alta la qualità del prodotto di origine, e film come gli ultimi Shrek ne sono la prova. È difficile inventarsi nuove storie quando la pellicola precedente era stata progettata per essere autoconclusiva e il rischio di rovinare quei personaggi così amati dal pubblico è alto. Un caso a parte nella filmografia Dreamworks Animation è rappresentato da Dragon Trainer: la saga è infatti tratta da una serie di libri e, proprio per questo, non è stato difficile creare dei seguiti sensati che non rovinassero l’originale. Nel caso di Kung Fu Panda, invece, si tratta in tutto e per tutto di un prodotto originale, benché sia ispirato alle leggende cinesi e al genere wuxia (i film cinesi sulle arti marziali), e tutti i sequel, i corti e le serie TV nascono dall’enorme successo del primo capitolo.

A distanza di ben otto anni dal film precedente, la Dreamworks è tornata a cavalcare l’onda del successo di Po con il quarto capitolo della saga, Kung Fu Panda 4, diretto da Mike Mitchell – già regista di film d’animazione come Trolls e Shrek 4, ma anche del film per ragazzi Sky High – Scuola di Superpoteri – e co-diretto da Stephanie Ma Stine.

Questo quarto capitolo segue Po, il panda gigante protagonista della saga, durante la sua ricerca di un successore come nuovo Guerriero Dragone, mentre una strega mutaforma conosciuta come “La Camaleonte” minaccia di portare il caos nella Valle della Pace.

Seppur leggermente più debole dei suoi predecessori, Kung Fu Panda 4 non perde lo spirito originale della saga, mantenendo alto il livello sotto ogni punto di vista, dall’animazione, ai combattimenti, ai personaggi, eppure alcuni aspetti non convincono del tutto. In primis, si sente molto la mancanza dei Cinque Cicloni, personaggi centrali nelle storie precedenti che nel quarto capitolo vengono tenuti lontani dall’azione con la scusa che “sono impegnati a combattere il male in giro per il mondo” (che poi non è altro che la scusa utilizzata dai cinecomicsper giustificare l’assenza di personaggi il cui aiuto farebbe finire il film in pochi minuti). Non mi è ben chiaro il motivo di questa scelta, forse lo scopo era quello di mettere in risalto Po e i suoi possibili successori, o semplicemente non avevano intenzione di pagare tutta la combriccola di attori famosi che doppiano i Cinque Cicloni in inglese? Misteri della vita.

Importante new entry del film è Zhen, una volpe corsac arrestata da Po mentre lei tentava di rubargli il bastone di Oogway. Zhen convince Po a farla uscire di prigione in cambio del suo aiuto a trovare la Camaleonte, è una ladra ricercata con un passato difficile e ben presto lei e Po scopriranno di avere più cose in comune di quanto pensassero all’inizio. Incredibile come, anche con il doppiaggio italiano, sia lampante che il personaggio sia stato scolpito intorno alla personalità di Awkwafina, voce inglese di Zhen. Esatto, ancora lei. Ormai Awkwafina è come il prezzemolo e la sua comicità – odiata da alcuni e amata da altri – è un tratto caratteristico di tutti i personaggi che interpreta, anche nei film d’animazione. Che sia un bene o un male sta a voi decidere.

Interessante anche la nuova antagonista, la Camaleonte, dal potere di cambiare forma e prendere le sembianze di chiunque, compresi i nemici dei precedenti film. Il suo scopo finale è quello di assorbire i poteri e le tecniche di tutti i guerrieri più spietati, per diventare invincibile. Un’antagonista degna dei suoi predecessori, seppur con delle motivazioni più deboli e dunque, nel complesso, più dimenticabile.

Highlight del film i due padri di Po, Mr. Ping, padre adottivo, e Li Shan, padre biologico. Un duo comico incredibile, nonché palese quota queer della saga. Non potete dirmi che non siano innamorati, non vi crederò mai.

In conclusione, Kung Fu Panda 4 è un sequel che non delude le aspettative, nonostante sia forse il più debole della saga. Con una comicità in linea con i predecessori, combattimenti coreografati divinamente e un’incredibile cover di Baby One More Time sul finale, questo quarto capitolo saprà divertirvi e incantarvi.

Kung Fu Panda 4 sarà disponibile nelle sale a partire dal 21 marzo, distribuito in Italia da Universal Pictures.

-Tiziana

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