«Avresti dovuto dire “Polo”.»

Vorrei poter iniziare questa mia recensione affermando “la Blumhouse è sempre una garanzia!”. Purtroppo, sappiamo bene tutti che non è così. Se da una parte devo ringraziare Jason Blum per film come Get Out, Sinister, Split, Auguri per la tua morte o la saga di Insidious, dall’altra rabbrividisco al pensiero che è colpa sua se mi sono dovuta sorbire venticinque Paranormal Activity e film discutibili come Ouija, Obbligo o Verità, o il reboot de L’Esorcista. Insomma, fidarsi della Blumhouse equivale a fidarsi di un ubriaco bendato che scocca frecce nella tua direzione mentre tu sei incatenato al muro.
La Blumhouse ha dato nuovamente prova della sua incostanza con Night Swim, scritto e diretto da Bryce McGuire – e non da James Wan, come può sembrare dalla locandina del film, di cui è semplicemente co-produttore.

Night Swim è un horror su una… piscina posseduta?
Più penso a quale sia stato il processo creativo che ha portato a questa decisione finale, più mi viene da ridere. Immaginate Jason Blum e collaboratori seduti intorno a un enorme tavolo (esatto, proprio come Will Ferrell e colleghi in Barbie) a tentare di tirare fuori la prossima idea geniale per un nuovo film horror.
“Bene signori, abbiamo bisogno di nuove idee. Non possiamo usare di nuovo il solito cliché ella casa infestata. Chi vuole fare una proposta?”
“Capo, io ho un’idea: manteniamo i demoni che vanno sempre forte, ma questa volta niente casa infestata. Invece di una casa sarà una piscina!”
“Geniale, Giangerardo, meriti un aumento!”
Seriamente, chi ha pensato che fosse una buona idea? Ma andiamo per gradi.

Night Swim inizia nell’estate del 1992, una bambina guarda dalla finestra della sua cameretta e vede la barca giocattolo del fratello galleggiare sull’acqua della piscina, decide quindi di andarla a recuperare… in piena notte. Se di notte a me scappa la pipì aspetto qualche minuto nella speranza che magicamente mi passi lo stimolo pur di non essere costretta ad alzarmi e fare tre passi e mezzo per arrivare al bagno, la bambina invece non esita a uscire in giardino a notte fonda per prendere una barchetta che galleggia nella sua stessa piscina. C’era fretta? Decisamente no, è casa tua, la barca mica scappa. Insomma, la bambina sta facendo di tutto per raggiungere il giocattolo, quando qualcosa la trascina in acqua. Lei chiede aiuto ma nessuno la sente, poi, a un certo punto, scompare.
Nel presente, un ex giocatore di baseball affetto da sclerosi multipla (Wyatt Russell) si trasferisce con la moglie (Kerry Condon) e i due figli in quella stessa casa, scelta proprio per la presenza della piscina, dove l’uomo potrà fare idroterapia per migliorare le sue condizioni di salute. Mentre per lui la piscina, la cui acqua si scopre ben presto derivare direttamente da una sorgente naturale, ha effetti estremamente benefici, la moglie e i figli iniziano a vedere e sentire cose strane.

Night Swim ha principalmente due grandi problemi.
In primis, come succede spesso in questi film horror su persone o oggetti posseduti da entità indefinite, non si capisce bene quali siano i poteri di suddette entità. Il demone acquatico in questione, oltre a rendere più forte il protagonista, ha i fantastici poteri di… ampliare illimitatamente il fondo della piscina, imitare le voci di precedenti vittime, tirarti per i piedi verso il fondo… far girare la manovella del telone di copertura… far navigare una barchetta giocattolo e… spostare un bicchiere d’acqua di rubinetto? Ancora mi chiedo perché non abbia ammazzato qualcuno subito come ha fatto con la bambina negli anni ’90 e chi si è visto si è visto, invece che dar loro il tempo di spaventarsi, capire che qualcosa non torna e fare ricerche a riguardo. Mistero della fede.
Il secondo enorme problema del film è l’estrema somiglianza con la struttura del primo The Conjuring. Ti rode non aver prodotto la saga dei coniugi Warren, vero Jason Blum? Si vede, perché hai praticamente fatto copia e incolla: un demone sfrutta le fragilità di un membro in particolare della famiglia per possederlo e diventare più forte. Peccato che manchino le figure fondamentali che hanno decretato il successo della saga di James Wan, ovvero i Warren. Senza una o più figure che si oppongono alle presenze demoniache con mezzi religiosi o scientifici, sembra tutto buttato lì un po’ a caso, e non basta certo un dialogo di cinque minuti con la ex-proprietaria di casa a sciogliere tutti i dubbi.
Night Swim, purtroppo, si prende troppo sul serio, fallendo in ciò che altri film, come per esempio M3GAN, hanno azzeccato in pieno: abbracciare la loro natura trash. Per citare solo uno dei tanti momenti in cui avrebbe potuto rendere una scena iconica: quando il protagonista gioca con il ragazzino tenendolo sulle spalle, aveva la possibilità di mettere in atto un indimenticabile body slam indemoniato. Mi sarei letteralmente ribaltata dalla poltrona. Invece la scena si svolge in modo troppo classico, senza aggiungere alcun brio.

Se Night Swim avesse accettato fin dal principio di essere un film trash e l’avesse sfruttato a suo vantaggio, sarei uscita dal cinema contenta di essermi divertita, invece che pensare “che grande cazzata”. Ma purtroppo questa volta Blumhouse ha decisamente toppato.
Night Swim vi aspetta al cinema a partire dal 22 febbraio, distribuito in Italia da Universal Pictures.
-Tiziana
P.S.: Ma secondo voi i Warren hanno mai esorcizzato una piscina posseduta? Io non lo escluderei.
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