«Non avevo mai trascorso un vero Natale in famiglia fino ad ora.» – Angus Tully
L’amore per l’insegnamento è da sempre un tema ricorrente nel cinema e le storie di professori entusiasti del loro lavoro che trasmettono le loro conoscenze e impartiscono lezioni di vita ai loro studenti emozionano milioni di spettatori, dall’appassionante John Keating ne L’Attimo Fuggente, al ribelle Dewey Finn in School of Rock, all’anticonformista Katherine Ann Watson in Mona Lisa Smile. Nei film troviamo insegnanti di ogni età, genere, etnia e provenienza, ma essi hanno tutti un importante elemento in comune: il desiderio di fare la differenza e di lasciare un segno indelebile nei cuori dei loro studenti.
In questa ampia categoria non rientra tuttavia Paul Hunham, il burbero professore protagonista della nuova commedia natalizia di Alexander Payne, The Holdovers – Lezioni di vita.

Paul Hunham (Paul Giamatti) non ha una vita particolarmente invidiabile: single e senza famiglia, lavora da tutta la vita nello stesso collegio che ha frequentato da ragazzo, dove sembra disprezzare tutto e tutti. Durante le vacanze di Natale del 1970 viene incaricato contro la sua volontà di badare ai cinque ragazzi che non torneranno a casa dalle loro famiglie, tra i quali vi è anche Angus Tully (Dominic Sessa), uno studente intelligente ma testardo e impulsivo con cui Paul non ha affatto un buon rapporto. Poco dopo l’inizio delle vacanze, i genitori di uno dei ragazzi rimasti nel collegio vanno a prendere il figlio e invitano tutti gli altri studenti a unirsi a loro, previo consenso dei loro genitori. La madre di Angus, tuttavia, sembra irreperibile e per questo motivo al ragazzo non è concesso di lasciare il campus. Paul e Angus dovranno quindi trascorrere il resto delle festività in compagnia l’uno dell’altro, nonché di Mary Lamb (Da’Vine Joy Randolph), la capocuoca del collegio che ha da poco perso il figlio nella guerra del Vietnam.
Prendete una tazza di cioccolata e una copertina calda per immergervi al meglio nell’atmosfera natalizia di The Holdovers, che è già considerato da molti un nuovo classico di Natale. Certo, strana scelta quella di portarlo nelle sale italiane a fine gennaio, quando ormai le feste sono finite, eppure per gli amanti delle festività invernali questa può essere l’occasione perfetta per fingere di essere ancora nel periodo più magico dell’anno.

The Holdovers è un piccolo capolavoro di una tenerezza impareggiabile, in grado di emozionare senza mai nello smielato. È l’equivalente di quella sensazione di calore che emana il caminetto di una baita montana durante una nevicata, nonché l’unica plausibile risposta a quel trend di Instagram “dove il cuore riposa e l’ansia scompare”.
Un film di formazione al contrario, in cui il legame che si crea tra professore e studente, seppur di reciproco supporto, è molto più decisivo per il futuro del primo che del secondo. Paul è un insegnante di professione, ma non lo è nello spirito, ha da tempo perso la passione per il lavoro e la fiducia nel prossimo e riversa il suo malcontento sui suoi studenti, ma grazie a Angus e a Mary impara ad aprire gli occhi e a vedere il mondo da una diversa prospettiva. Paul, Angus e Mary sono tre persone che, a loro modo, hanno sofferto e la loro sofferenza altro non è che quel filo invisibile che, inevitabilmente, li unirà.

Tra i maggiori protagonisti di questa Award Season 2024, The Holdovers sta già ricevendo numerosi riconoscimenti. In attesa delle nomination agli Academy Awards, il film si è già portato a casa premi importanti, tra cui quelli di miglior attore protagonista a Paul Giamatti e di miglior attrice non protagonista a Da’Vine Joy Randolph ai Golden Globes, ai Critics’ Choice Awards e non solo. Ricco invece di nomination come miglior giovane attore o miglior attore esordiente è Dominic Sessa, interprete ventunenne di Angus per cui The Holdovers è il primissimo film. Se devo essere onesta, io sono dell’opinione che quest’ultimo si meritasse molte più nomination come miglior attore non protagonista, invece che limitarsi alle categorie destinate unicamente ai giovani, perché una performance del genere da un’esordiente non si vede spesso. Dominic Sessa dona al personaggio di Angus una vulnerabilità rara, c’è una tale innocenza nel suo sguardo da finto gradasso che durante la visione mi ha fatto credere che ci fossero dietro anni di esperienza, per poi scoprire a fine film che questo è il suo primissimo lavoro. La delusione che ho provato a non vederlo nominato ai Golden Globes è pari a quella che provai l’anno scorso a non vedere Gabriel LaBelle tra i nominati agli Oscar e ai Globes come miglior attore protagonista per The Fabelmans. Sogno un futuro in cui giovani attori e attrici, se meritevoli, vengano considerati sempre più sullo stesso piano dei loro colleghi veterani, ma nel frattempo mi accontento e mi rallegro di questi importanti traguardi.

Ma ora torniamo alle cose belle. The Holdovers arriverà finalmente nelle sale italiane il 18 gennaio, distribuito da Universal Pictures Italia. Invito caldamente tutti voi ad andarlo a vedere, rivolgendomi in particolare ai nostalgici degli anni 70, agli amanti del Natale e soprattutto a chi ritiene che il found family sia il trope per eccellenza.
-Tiziana
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