«Voglio solo che la squadra segni un goal. Un goal.» – Tavita, manager della squadra
Non sono mai stata un’amante degli sport, e di certo non mi sono mai interessata al calcio, eppure c’è un qualcosa nei film sportivi che mi ha sempre affascinata. Ricordo quando ero bambina, accendevo Disney Channel e guardavo con passione tutte quelle storie in cui il o la protagonista inseguiva il proprio sogno, fosse esso quello di diventare campione o campionessa di calcio, basket, hockey, pattinaccio, ecc., o più semplicemente quello di riscattarsi e rendere fieri i propri genitori.

Chi Segna Vince, diretto da Taika Waititi e ispirato al documentario del 2014 Next Goal Wins, ricorda molto questi film di Disney Channel che tanto amavo da piccola e ne riprende quasi tutti i temi principali: la rinascita personale grazie alla passione per uno sport, il desiderio di vittoria, l’importanza dell’amicizia e soprattutto la realizzazione che, nonostante tutto, il calcio è solo un gioco.
Ispirato a fatti realmente accaduti, Chi Segna Vince narra la storia dell’allenatore Thomas Rongen (Michael Fassbender), il quale nel 2011 fu mandato nelle Samoa Americane ad allenare la squadra di calcio più scarsa del mondo, dopo essere stato sollevato dal suo incarico negli Stati Uniti a causa della sua difficoltà a gestire la rabbia. Lì dovrà aiutare la squadra a migliorare in vista delle qualificazioni per il campionato del mondo di calcio, con il solo scopo di far segnare alle Samoa Americane almeno un goal, il primo della loro storia.

La premessa del film è abbastanza scontata e immagino che tutti possiate indovinare a grandi linee cosa succederà, ma questo non è per forza un difetto. La banalità della trama può talvolta essere bilanciata dall’importanza dei temi trattati o dalle innovative scelte registiche, eppure sarà questo il caso? Be’, non proprio.
Non fraintendetemi, Chi Segna Vince è sicuramente un film godibile e divertente, un’ottima scelta per passare un paio d’ore in spensieratezza al cinema con qualche amico, ma sono certa che si potesse fare di più.

Il principale difetto di questo film, a mio avviso, è la centralità del personaggio di Thomas rispetto al resto della squadra. Se da una parte è vero che la rinascita della squadra delle Samoa Americane altro non è che lo specchio della rinascita del protagonista, dall’altra ho trovato troppo sbilanciate le due componenti, al punto da considerare più volte irritante il fatto che Thomas fosse così tanto protagonista rispetto a tutti gli altri. L’uomo bianco burbero e arrabbiato impara un’importante lezione di vita, bene, siamo contenti per lui, eppure quanto sarebbe stato interessante scoprire qualcosa di più sui membri della squadra? Un film sulle Samoa Americane che, nel complesso, non parla quasi mai delle Samoa Americane.

Il personaggio più caratterizzato dopo Thomas è di certo Jaiyah (Kaimana), la prima giocatrice non-binaria transessuale ad aver preso parte alle qualificazioni per i mondiali di calcio. Jaiyah ci viene presentata come una donna forte e fiera della sua identità di fa’afafine, ma… che cos’è una fa’afafine? Questo il film non lo spiega. Io ero infatti certa che fosse semplicemente il termine samoano per indicare le persone transessuali, eppure mi è bastata una breve ricerca su internet per scoprire che si tratta invece di una sorta di identificazione non-binaria che fa riferimento agli individui biologicamente maschi che si percepiscono come donne. Fa’afafine, così come il corrispettivo maschile fa’atama, è un concetto unico della cultura samoana che non ha una vera e propria traduzione nelle altre lingue. Ora, di certo non pretendevo che il film includesse un monologo di cinque minuti in cui Jaiyah spiega la sua identità di genere a Thomas, ma almeno un paio di frasi esplicative sarebbero state utili.

Fatta eccezione per Jaiyah, tutti gli altri giocatori non sono altro che macchiette comiche all’interno della pellicola, senza una personalità distinta. Anche quelli considerati più importanti, come il portiere Nicky Salapu (Uli Latukefu) o il figlio del manager della squadra Daru Taumua (Beulah Koale), non hanno abbastanza spazio per poter essere definiti dei personaggi a tutto tondo. Avrei di gran lunga preferito un approccio che mettesse più in risalto la squadra e i suoi membri, invece che concentrare tutte le energie sullo sviluppo psicologico dell’allenatore, soprattutto dal momento che Taika Waititi, di origini aborigene neozelandesi, ha spesso messo in risalto la comunità maori nei suoi film. Mi sarei aspettata una scelta simile da un regista bianco? Sicuramente. Da Taika Waititi? Un po’ meno.

Il terzo atto, che comprende il climax della partita contro Tonga, è indubbiamente il meglio riuscito del film. La partita è interessante da seguire e mi ha tenuta incollata allo schermo (e non solo perché il capitano della squadra di Tonga era un bono da paura). Dopo un secondo atto un po’ debole e a tratti noioso, la partita di qualificazione riesce subito a catturare nuovamente l’attenzione, grazie soprattutto a un’interessante scelta narrativa (della quale non entro nei dettagli per non rovinarvi la visione) che mi ha finalmente ricordato che si tratta di un film di Taika Waititi e non di una qualsiasi commediola sportiva di quelle che si trovano in prima serata su TV8.
Chi Segna Vince, diretto da Taika Waititi, vi aspetta al cinema a partire dall’11 gennaio 2024, distribuito da The Walt Disney Company Italia.
-Tiziana
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