«Io non sono d’accordo! Prima del parto Nicola e Aristide si devono sposare!»
«Perdonate mio marito, è un uomo all’antica.»
Il 2023 si sta rivelando un anno a dir poco proficuo per il cinema italiano: C’è Ancora Domani di Paola Cortellesi sta ancora sbancando al botteghino dopo più di un mese nelle sale; diversi altri attori, come Michele Riondino e Pilar Fogliati, hanno debuttato alla regia con progetti ambiziosi e interessanti; Sydney Sibilla è tornato con un nuovo lungometraggio; Io Capitano di Matteo Garrone e La Chimera di Alice Rohrwacher hanno vinto premi a festival nazionali e internazionali; Nuovo Olimpo di Ferzan Özpetek è stato rilasciato su Netflix, ottenendo così la possibilità di raggiungere le case di tutto il mondo, e tanto altro ancora.

In questo contesto, anche Santocielo, il nuovo film di Ficarra e Picone, diretto da Francesco Amato, non sta certamente passando inosservato. Pur non essendo ancora stato distribuito nelle sale, il film sta a dir poco spopolando su X (ex Twitter), TikTok e altri social media a causa delle somiglianze tra il suo trailer e la serie tv di Neil Gaiman Good Omens. Cominciato come un semplice scherzo tra i fan italiani di Good Omens, le voci sulla somiglianza con tale serie si sono presto sparse anche all’estero, tanto che gli stessi Ficarra e Picone, due giorni dopo la pubblicazione del trailer, lo hanno ricaricato con i sottotitoli in inglese, per renderlo accessibile a tutti.
L’idea di avere una sorta di Good Omens italiano con tanto di Mpreg era talmente assurda che io stessa non vedevo l’ora di sapere effettivamente che tipo di film fosse questo benedetto (pun not intended) Santocielo, perciò mettiamoci subito all’opera. Dunque, possiamo davvero considerare Santocielo il nostro Good Omens?

Santocielo segue le vicende dell’angelo Aristide (Valentino Picone), che si offre volontario per compiere l’annunciazione del nuovo Messia con la speranza di veder accettata la sua richiesta di cambiare reparto in Paradiso e salire finalmente al “settimo cielo”, ovvero il coro angelico. Conferitogli il potere di ingravidare toccando con la mano il ventre della prescelta, Aristide scende sulla Terra per completare la missione, ma tocca per sbaglio il ventre di Nicola (Salvo Ficarra), un uomo incontrato in un bar, che si ritrova così incinto del nuovo figlio di Dio. Nicola e Aristide dovranno quindi fare squadra per tentare di risolvere questa bizzarra situazione.
Già qui notiamo la prima grande differenza con Good Omens, ovvero l’identità di Nicola. Mentre Aristide è a tutti gli effetti un angelo come Aziraphale, Nicola, al contrario di Crowley, non è affatto un demone, ma un comunissimo essere umano. C’è però da dire che Nicola è un professore di matematica bigotto, misogino e narcisista, probabilmente l’umano più simile a un demone che potessero creare, perciò non disperate, perché le dinamiche del duo non sono poi così dissimili da quelle degli Ineffable Husbands.

Ma in fin dei conti so qual è la domanda che la maggior parte di voi si sta ponendo, nonché il motivo per cui tutti quanti sperano che il film sia, in qualche modo, simile a Good Omens: Santocielo è queer o no?
Seppur io non possa addentrarmi troppo nei dettagli per non fare spoiler, di base oserei dire che no, Santocielo non è propriamente queer, ma non potrei nemmeno definirlo davvero non queer. State però certi che non si tratta neanche di un film eterosessuale. Santocielo, infatti, va oltre la classica concezione di amore romantico, scegliendo invece di rappresentare altre forme di amore, in primis quello platonico e quello genitoriale, e di raccontare la famiglia in senso lato, come nucleo di persone che si vogliono bene. La famiglia, secondo Ficarra e Picone, va oltre il matrimonio, oltre le parentele e oltre i legami di sangue: la famiglia è ovunque ci sia amore.

Nonostante ciò, il film non osa troppo, limitando i momenti queer a semplici indizi durante i dialoghi, nei quali vari personaggi accennano a una possibile relazione tra Nicola e Aristide, senza mai rischiare di esporsi troppo, forse per paura che una certa porzione di pubblico italiano non sia ancora pronto? Non ci è dato saperlo, eppure il sottotesto e il messaggio sono ben chiari.
Interessanti anche le due donne del film, ovvero Giovanna (Barbara Ronchi), (quasi) ex-moglie di Nicola che fa di tutto per convincere il marito a firmare le carte del divorzio, e Suor Luisa (Maria Chiara Giannetta), direttrice del coro della scuola in cui lavora Nicola. Due donne complesse, entrambe con un percorso da affrontare, due personaggi splendidi che entrano a far parte della famiglia allargata di Santocielo. Qualche volta, infatti, una famiglia è composta da un burbero professore di matematica incinto, un angelo ottimista e impacciato, una suora timida e brillante e una psicologa in cerca di autodeterminazione.

Santocielo ha la classica comicità di Ficarra e Picone, ma il duo riesce a renderlo qualcosa di più di un semplice film comico. È un film che parla di amore, famiglia, accettazione, religione, affrontando tutti questi argomenti con approccio non tradizionale, ma tratta anche di pregiudizi, mascolinità tossica, bigottismo e stereotipi di genere, lanciando un messaggio di speranza per il genere umano.
Vi invito caldamente a vedere questo film nelle sale per supportare ancora una volta il cinema italiano, che negli ultimi anni ci sta dando parecchie soddisfazioni, nella speranza che il sottotesto queer diventi prima o poi esplicito e che Ficarra e Picone se lo tirino davvero questo tanto agognato limone.
Santocielo sarà nelle sale a partire dal 14 dicembre 2023, distribuito da Medusa Film.
-Tiziana
P.S.: Giovanni Storti che interpreta Dio è la cosa più bella che vedrete nella vostra vita.

Lascia un commento