«Non la temeranno finché non l’avranno compresa. E non la comprenderanno finché non l’avranno usata.» – J. Robert Oppenheimer
Tutte le invenzioni scientifiche, anche la più apparentemente irrilevante, hanno contribuito a cambiare il mondo. Ma quando un’invenzione è così distruttiva, così decisiva per il futuro dell’umanità, rivelarla è davvero la cosa migliore da fare?

Oppenheimer, il nuovo film di Christopher Nolan che è già sulla bocca di tutti anche in Italia, si pone questo quesito sin dall’inizio del film, che racconta la storia del fisico inventore della bomba atomica, J. Robert Oppenheimer, dal 1926 al 1963, senza seguire rigorosamente l’ordine cronologico. Questi salti temporali potrebbero risultare un po’ confusionari all’inizio, soprattutto per chi (come me, lo ammetto) non è molto famigliare con gli avvenimenti. Certo, tutti sappiamo che le bombe sono scoppiate, queste sono proprio le basi, ma io personalmente non sapevo niente di tutto il resto, a partire dalla vita privata di Oppenheimer, fino al Progetto Manhattan e a tutto il processo che ha seguito la fine della Seconda Guerra Mondiale. Ma non temete, se siete abituati ai film di Nolan, per quanto la mancanza di un vera successione cronologica degli avvenimenti e la presenza di tantissimi personaggi secondari possano essere fattori un po’ stranianti, Oppenheimer non è nulla a confronto con altre pellicole del regista. Non ci sono salti temporali o risvolti fantascientifici a cui star dietro, è tutta storia.

Il ritmo del film è velocissimo, le azioni si susseguono con rapidità, eppure a mandare avanti il film sono i dialoghi, profondi e ben scritti. Questo rende le tre ore di durata della pellicola abbastanza svelte, seppur inesorabilmente pesanti, non tanto per la lunghezza in sé, quanto per la sensazione di fatalità e impotenza che aleggia dall’inizio alla fine; un’oppressione per l’inesorabile catastrofe causata dall’invenzione della bomba atomica. E non si tratta solamente del bombardamento alle città di Nagasaki e Hiroshima, ma delle ripercussioni che quest’invenzione sta avendo e avrà nel nostro futuro. Uscirete dal cinema con il groppo alla gola e la testa pesante, dopo aver condiviso per tre ore i pensieri e la visione di J. Robert Oppenheimer, nonché la sua piccolezza davanti a una creazione così imponente. Perché Oppenheimer potrà anche aver inventato la bomba atomica, ma non ha alcun potere su di essa e sull’utilizzo che ne farà il mondo.
Oppenheimer è un uomo che porta un fardello pesante, forse il più pesante di tutti. È confuso, è spaventato, e tutti questi sentimenti contrastanti sono rappresentati nel film attraverso luce (decisamente accecante) e suoni (decisamente assordanti, vi ho avvisati). Un attimo prima sembra tutto normale e un attimo dopo SBAM, tutto diventa bianco, le casse del cinema esplodono, la scena si svuota completamente e rimane solo Oppenheimer, intrappolato nei suoi pensieri.

Oppenheimer sente un enorme senso di responsabilità per via della sua invenzione, eppure sembra non volersi mai schierare. Nella maggior parte delle scene in cui interagisce con qualcuno, gli viene chiesto di prendere una posizione (sulla sua invenzione, sul Progetto Manhattan, sul suo credo, sul suo orientamento politico, ecc.), ma per quasi l’intera durata del film non fa altro che liquidare in fretta le domande o evitare di schierarsi chiaramente. A schierarsi però sono tutti gli altri, dalla moglie Kitty, ai politici e membri dell’esercito, agli scienziati suoi colleghi, offrendo agli spettatori una miriade di punti di vista, soprattutto sulla questione bomba. Perché se all’inizio il dilemma era “è giusto sganciare una bomba atomica per porre fine alla guerra spazzando via dalla faccia della terra un’intera città, pur di sconfiggere una volta per tutte i nazisti?”, ben presto esso si è trasformato in “è una buona idea condividere con il mondo un’invenzione che ha la possibilità di mettere fine all’esistenza come la conosciamo, con il rischio che cada nelle mani sbagliate?”. E credetemi quando dico che Nolan non ha una risposta molto rassicurante a quest’ultima domanda.

Data l’inesorabile demoralizzazione che mi ha causato questo film, e che suppongo causerà anche a voi, ho deciso di terminare questa recensione con qualche osservazione un po’ più simpatichella, così, per non sprofondare definitivamente nella depressione.
Ditemi, avete notato anche voi che in questo film Cillian Murphy (che tra l’altro si legge “Killian” e non “Sillian”, mi dispiace di essere io a darvi questa notizia) è più simile che mai a Zeta la Formica? Ora cercate su google delle foto di Zeta la Formica e immaginatela con gli occhi azzurri. Ecco. Perdonate il trauma, ma è un’informazione che andava condivisa.
E se siete curiosi di vedere il film ma non volete concentrarvi tutto il tempo sulla bomba atomica per non diventare anche voi Barbie-Inesorabili-Pensieri-di-Morte (citazione colta), vi propongo un gioco: “Riconosci l’uomo bianco”. Il film è strapieno di attori più o meno famosi che compaiono anche per pronunciare tre parole e poi sparire nel nulla. Ovviamente il 98% di loro sono uomini bianchi perché, insomma, politici, militari e fisici nel XX secolo? Cos’altro dobbiamo aspettarci. Però ce ne sono a decine. Io ero a conoscenza solo del cast più importante, quello che ha partecipato alla première per intenderci, quindi mi sono divertita molto a riconoscere tutti gli attori che si presentavano a sorpresa sullo schermo. Un secondo prima ero concentrata sulla storia e un secondo dopo BOOM, ecco che compare Josh Peck (chi è cresciuto con Nickelodeon sa), o “Rodrick Rules!”, o il mitico Polka-Dot Man. E questi sono solo i primissimi che mi sono venuti in mente, ma potrei andare avanti per ore.

Detto questo, Oppenheimer vi aspetta in sala a partire dal 23 agosto, perché in Italia pure il Barbenheimer ci dovevano rovinare. E, mi raccomando, se ne avete la possibilità, andate a vederlo in un cinema che offre la proiezione in 70mm!
-Tiziana
Oppenheimer diretto da Christopher Nolan arriva al cinema dal 23 agosto distribuito da Universal Pictures.
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