Siamo nelle campagne del sud-ovest della Spagna e Sara è un’adolescente sovrappeso che lavora nella macelleria dei genitori e che, proprio per questi motivi, viene spesso presa di mira dai coetanei che la chiamano “Cerdita”, “Maialina”. Durante un pomeriggio estivo, Sara sta cercando di rilassarsi in tranquillità nella piscina del suo piccolo paese quando un gruppo di tre bullette, tra cui la sua ex amica Claudia, iniziano a insultarla e infastidirla, rubandole infine telefono e vestiti mentre lei è in acqua. Nel frattempo, un misterioso sconosciuto osserva tutta la scena in silenzio.

Sara si vede costretta a tornare a casa in costume e, sulla strada del ritorno, si imbatte in un camioncino dal cui finestrino posteriore si affaccia Claudia, insanguinata, che implora il suo aiuto. L’uomo misterioso la vede, le lascia l’asciugamano di Claudia per coprirsi, e sale sul camioncino, allontanandosi con le tre ragazze nel rimorchio.
Sara decide di non raccontare a nessuno ciò che ha visto, ma la sparizione delle tre ragazze e il ritrovamento di un cadavere nella piscina non passano di certo inosservati in paese e lei diventa inevitabilmente il fulcro delle indagini, essendo presente sulla scena del crimine.

Durante la visione del film sorge ripetutamente una domanda spontanea: per quale motivo Sara non demorde e continua imperterrita a non dire una parola sul rapimento? Non c’è un’unica risposta corretta.
In primis, Sara ha paura. Ha paura di essere messa in mezzo, di non essere creduta, di spiegare il motivo per cui ha lei l’asciugamano di Claudia. Inoltre, più tempo passa senza che lei ammetta di aver visto l’accaduto, più è probabile che, una volta che la polizia scoprirà le sue bugie, lei sarà sospettata come complice del rapimento. Ma questo non è certo l’unico motivo.
Rifletteteci un secondo, se voi foste tormentati quotidianamente da un gruppo di bulli e improvvisamente aveste la possibilità di disfarvi di loro senza nemmeno dovervi impegnare, per quanto sia una cosa orribile, non pensereste almeno per un secondo di approfittarne? Sara è consapevole che sia una cosa cattiva e sbagliata, ma non può fare a meno di sentirsi sollevata che le bullette siano finalmente fuori dai giochi, dunque a che pro aiutare la polizia a ritrovarle se questo significa farle tornare? Ammetto che, in una simile situazione, anche io avrei vacillato. Perché qui non parliamo di qualche battuta antipatica o qualche occhiataccia, ma di veri e propri abusi fisici e psicologici, perciò il mio primo istinto sarebbe stato quello di lasciare che venissero trucidate nel peggiore dei modi, se questo avesse significato togliermele di torno una volta per tutte.
A queste prime due possibili motivazioni se ne aggiunge una terza, ovvero l’attrazione che Sara prova per l’uomo misterioso. Per tutto il film mi sono chiesta, ma sarà vera attrazione o Sara è infatuata del rapitore semplicemente perché lui le rivolge attenzioni come mai nessuno aveva fatto prima? L’uomo, nonostante sia letteralmente un criminale, è molto gentile con lei e prende di mira nello specifico le persone che la trattano male, ma può questo essere considerato amore?

Piggy è un thriller psicologico con sfumature horror (che si concretizzano soprattutto negli ultimi sanguinosi minuti) che funge da critica sociale a diversi livelli, indagando le conseguenze del bullismo, del body-shaming, ma anche delle relazioni tossiche. Ed è proprio la scelta finale di Sara a dare un senso al film.
Se siete arrivati fino a questo punto, ma non avete ancora visto il film e non volete rovinarvi la sorpresa, vi ringrazio e vi saluto, perché da questo momento la recensione conterrà SPOILER. Per chi ha già visto il film, per chi tornerà dopo averlo visto, ma anche per i curiosi, godetevi pure la recensione fino alla fine.

La parte più interessante del film, a mio avviso, è proprio il finale. Dopo che Sara viene portata in questa sorta di magazzino dove il rapitore tiene rinchiuse le tre (ormai diventate due) ragazze, l’uomo, convinto di averla ormai persuasa a essere come lui, chiede a Sara di uccidere le bulle con le sue mani. Sara però decide di non assecondarlo e, dopo una lotta all’ultimo sangue, riesce ad avere la meglio su di lui. A questo punto le regole del genere revenge vorrebbero che Sara uccidesse anche le ragazze, per vendicarsi di tutti i torti subiti, ma proprio nell’ultima scena si scopre che, nonostante tutto, le ha risparmiate. Certo, da una parte mi rendo conto che in questo finale manchi la tipica soddisfazione che si prova nei revenge movie, soprattutto quelli con protagoniste donne, quando queste sfogano tutta la loro rabbia lasciandosi andare a un catartico killing spree. Tuttavia ho anche passato gli ultimi minuti a sperare che, sebbene avesse avuto tutte le motivazioni per ucciderle, Sara si rendesse conto che non sarebbe stata la scelta giusta. Questo non significa certo porgere l’altra guancia, parliamoci chiaro, ma con questa decisione Sara spezza il ciclo, dimostrando a sé stessa e agli altri di essere migliore.
– Tiziana
Piggy diretto da Carlota Pereda arriva al cinema dal 20 luglio distribuito da I Wonder.
Lascia un commento