Lo sguardo di Emma (2026), recensione in anteprima: il circolo della violenza

Prendete una ragazza nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, una ragazza adolescente, che lavora duramente su se stessa per acquisire la propria libertà, una ragazza con una bellezza singolare, che nasconde le sue forme dentro lo stesso vestito che usa per lavorare per la famiglia del Pastore Protestante del suo paesino in mezzo alla Svizzera; una ragazza che conservi ancora i tratti bambineschi.
Ora, prendete un uomo, un ragazzo proveniente da una famiglia agiata, che vuole fare il fotografo e il giornalista, che incontra la ragazza della quale parlavamo prima e la fotografa, la cattura con la luce del sole e la rende immortale. Non è solo lo sguardo che rende immortale, però; pochi istanti dopo, quello stesso ragazzo renderà immortale la violenza. La ragazza sembrerà la stessa persona di prima, niente di fuori luogo, se non qualche stelo d’erba tra i capelli; le balze del vestito tornerà a posto e a noi spettatori rimarrà il ricordo dell’atto, inaspettato e cruento, visionato attraverso il prato circostante, la piccola mano della ragazza che mostra gli scossoni che si ripercuotono sul suo corpo pallido. L’atto non si vede, ma si capisce e si sente; arriva come una cattiva notizia, un temporale che mostra la via oscura che prenderà la storia, da quel momento in poi.

“Mia madre è una poco di buono”

Così dice Emma (interpretata da Lila Gueneau), all’inizio del film. La scena già si posiziona in un sistema di riferimento arcaico; ha gli occhi stretti e la voce piena di vergogna, mentre dice quelle parole. La ragazza, quella stessa ragazza, che poi verrà violentata, conserva in sé un grande pudore instillato dalla società; non vuole assomigliare a sua madre, vuole scagionarsi da quella gabbia e diventare tutt’altra persona. È proprio su questo desiderio, però, che Lo sguardo di Emma (À bras-le-corps), diretto da Marie-Elsa Sgualdo, tesse le fila della narrazione, creando un circolo infernale, che avrà fine solo con la l’espressione della libertà.

Lo sguardo di Emma è un film che illustra una vita qualsiasi nel contesto della Seconda Guerra Mondiale, una vita fragile e precaria, che sembra non avere niente di particolare. A fine film, ho pensato che vedere un film così sia necessario, “Eppure”, ho pensato, “forse doveva dirci qualcosa di più?”. Mano a mano che la violenza nasce nel corpo della ragazza, si trasforma in una gravidanza, un seme che ripudia, che detesta, che cerca di estrarre da sé e quell’incontro con il ragazzo, che appare come una sciocchezza, un evento misero e ridicolo, diverrà il centro della vita di Emma.

Quando mi sono resa conto di quanto la trama fosse così lineare nella sua malvagità, mi sono chiesta se la pellicola in sé avesse potuto dire altro, rendersi più riconoscibile in mezzo a tutte le storie di violenza, ma il punto sta proprio qui. Se togliessimo il contesto storico e le regole religiose e ascoltassimo attentamente ogni battuta della sceneggiatura che provenga dalla bocca di un uomo, potremmo benissimo pensare che sia un film contemporaneo. Lo sguardo di Emma è un film contemporaneo e senza svicoli di trama assurdi (anche se i cambi di trama meritano la visione), perché la violenza, molto spesso, è coerente nella sua incoerenza. Un uomo qualunque violenta una ragazza qualunque, da un primo gesto di ferocia, si crea altra malignità e discontento e tutto il peso della negazione del rispetto nei confronti del genere femminile, ricade sulla donna, soppiantato dalle regole di un sistema patriarcale, che vede l’uomo come innocente e la donna come pura figura peccatrice.

Lo sguardo di Emma non ha bisogno di essere più di ciò che è. La violenza lo permea come una seconda pelle; è presente la sofferenza fisica autoindotta ed eteroindotta; è visibile la sofferenza mentale, prosperata per anni nella mente di Emma, alimentata dal desiderio di evitare cambi di rotta nei grafici di un sistema errato.
Il film, chiamato anche Silent Ribellion, spiega esattamente come questa sofferenza possa bruciare nel sangue, fino a diventare spirito di sopravvivenza.

Il film vi aspetta al cinema dal 2 Aprile 2026, distribuito da Trent Film!

-Francesca

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