«Meglio stare alla larga da James Hunter.»
È incredibile quanto sia semplice riconoscere un film adolescenziale trash già dalla locandina: una ragazza graziosa e dal viso innocente e un ragazzo con l’aria da bello e dannato. Non mi credete? Vi lascio giusto un paio di esempi.




Ma cosa rende un film adolescenziale trash ancora più trash? Esatto! Il triangolo amoroso tra suddetti ragazza e ragazzo e, ovviamente, il povero “bravo ragazzo” della situazione che verrà irrimediabilmente friendzonato. Ogni libro, film o serie facente parte di questa sottocategoria degli young adult sogna di avere qualcosa di nuovo da raccontare, ma la verità è che sono (quasi) tutti fatti con lo stampino.
Questo è il caso anche di Love me love me, nuovo Prime Video Original tratto dal romanzo omonimo di Stefania S., primo di una tetralogia. Segue la storia di June White (Mia Jenkins), diciottenne britannica trasferitasi a Milano che inizia a frequentare un’elitaria scuola internazionale nel cuore della città della moda. Lì incontra Will (Luca Melucci), un ragazzo attraente ma un po’ timido e impacciato con cui scatta subito una scintilla, ma June dovrà fare i conti con James Hunter (Pepe Barroso), un giovane maleducato e tormentato da cui dovrebbe stare alla larga…

Fermi tutti. June, James e Will? Quindi la storia è ambientata in Italia ma i personaggi sono tutti inglesi o americani? Ma assolutamente no, perché James è spagnolo e Will è italiano. Non era ovvio? D’altronde James Hunter, si sa, è il classico nome iberico, mentre Will è un nome così diffuso in Italia, non lo sapevate? Scopro durante la conferenza stampa che il romanzo è in realtà ambientato in California ma che, data la produzione italiana e il cast internazionale, il regista Roger Kumble in persona ha proposto di spostare l’ambientazione in Italia e di far interpretare a ogni attore un personaggio della sua nazionalità. Fin qui tutto ha senso, ma a questo punto sarebbe stato necessario cambiare i nomi dei personaggi o almeno i cognomi. Va bene la sospensione dell’incredulità, ma come può un ragazzo al 100% italiano, nato e cresciuto a Gae Aulenti, chiamarsi Will Cooper? Quasi quasi potevo accettare un Will Colombo (per quanto ridicolo), ma Cooper, insomma… Pensateci, è come se Kate Sharma e Sophie Baek di Bridgerton fossero rimaste Kate Sheffield e Sophie Beckett anche dopo aver cambiato le loro etnie nella serie TV. Avranno forse dato pensato che le fan di Love me love me siano fuori di testa al punto che si sarebbero presentate agli Studios di Prime con torce e forconi se avessero osato cambiare anche un singolo dettaglio dei loro amati personaggi? Probabilmente.

Ma andiamo avanti, perché ne ho di cose da dire. Il film inizia in maniera anche simpatica, con qualche animazione carina durante i titoli di testa, delle divise scolastiche super sgargianti che non potrebbero mai esistere in una scuola milanese e una protagonista comunque piacevole, che si impegna a ripetere a memoria le poche frasi di italiano che ha imparato per il suo primo giorno di scuola e desiderosa di farsi nuovi amici. È la classica not like other girls? Assolutamente sì, ma almeno non lo è in modo fastidioso. Mi spiego meglio: lei è ovviamente “diversa” e “unica” perché è impacciata con gli uomini e non è a suo agio con una maglietta scollata o una minigonna, ma perlomeno non è una che si lagna se qualche amica la trascina a una festa e che si mette in un angolo a leggere un libro. Insomma, eravamo partiti moderatamente bene!
Tutto crolla con l’arrivo del ✨ bad boy ✨, quello che tutte vogliono ma nessuna può avere perché lui è bello e dannato, misterioso e maleducato. Lui profuma di menta e tabacco, indossa giacche di pelle, fa combattimenti clandestini, guida una moto e, ovviamente nasconde un passato triste e burrascoso. Noia, basta, noi come società dovremmo aver superato questo trope nel 2012 e invece eccoci qui ad assistere alla protagonista che, nel 2026, sacrifica la sua già traballante personalità per fare da crocerossina al bullo incompreso che dopo neanche quindici minuti di film l’ha già molestata e umiliata pubblicamente davanti a tutti. Bell’insegnamento che diamo alle ragazzine, come al solito.

A questo punto potreste chiedermi “ma quindi tifavi per Will”? Certo, senza dubbio tifavo per il sedicente bravo ragazzo (ricordate ragazze, se si autodefinisce “non come gli altri”, scappate) che per tutto il film non fa altro che ricattare emotivamente la protagonista e considerarla come un oggetto di sua proprietà.
Ma sapete cos’è la cosa peggiore? Tra scrittrice del romanzo e sceneggiatrici, questo film è frutto della scrittura di tre, ripeto tre donne. Me lo posso aspettare da un uomo che non capisce niente di adolescenti e inserisce il male gaze in tutto ciò che tocca, ma il fatto che ben tre donne sono complici di questo scempio mi rattrista molto. Sì, perché tutto ciò che succede nel corso del film, ogni comportamento tossico e sbagliato di entrambi i personaggi maschili è giustificato e mai mostrato come problematico. Tutto è ridotto al trope: il libro deve essere #enemiestolovers #spicy #whodidthistoyou #lovetriangle eccetera eccetera.
Eppure, negli ultimi anni sono usciti numerosi prodotti validi per un pubblico adolescenziale che, pur partendo o mantenendo alcuni di questi tropi, hanno saputo sviluppare in modo originale e maturo la trama e i personaggi. Sto pensando a Non ho mai, alla trilogia di Tutte le volte che ho scritto ti amo, seguita dallo spin-off XO Kitty, persino al film di Disney Channel Prom Pact, e questi sono solo un paio di esempi. Non saranno capolavori del cinema contemporaneo, ma almeno non perpetrano la concezione antiquata e profondamente antifemminista del bad boy che viene curato dalla forza dell’amore.
“Eh ma è per divertirsi e staccare il cervello, nessuno vuole una relazione del genere nella vita reale!”, certo, poi però quanto vi ritrovate un gruppo di tredicenni in libreria che sghignazzano leggendo scene altamente inappropriate per la loro età e discutono su quanto sia affascinante il ragazzaccio di turno quando ammazza di botte un altro personaggio per difendere la protagonista, voglio vedere se non cambiate idea.

Tossicità a parte, a rendere a lungo andare noiosa la pellicola è la totale mancanza di originalità. Questo è sicuramente un difetto proveniente da, come ho già detto, l’utilizzo dei tropi del romance solo per il puro piacere di inserirli, ma anche quelle che vorrebbero essere le idee più “innovative” nel genere sono state già utilizzate di recente. Per esempio, la scena dell’inseguimento in auto è non solo presente ma anche migliore nel film spagnolo È colpa mia? e i combattimenti clandestini sono li abbiamo già visti in chiave molto più divertente in Uno Splendido Disastro. A proposito, se volete vedere una trasposizione di un romanzo trash per adolescenti che è consapevole di quanto ridicola sia la storia e la sfrutta a suo vantaggio, Uno Splendido Disastro è esattamente quello che cercate!
Prima di concludere, spezzo una lancia a favore del cast, che era visibilmente molto affiatato e che crede molto nel progetto. Love me love me è un film recitato molto bene rispetto alla media di questo tipo di prodotto e anche la regia non è affatto male (Roger Kumble non è di certo un novellino all’interno del genere), tuttavia la sceneggiatura distrugge tutto ciò che c’era di buono.
Vedrò i sequel, nel caso dovessero andare avanti? Ovvio! Non c’è mai fine al trash e io sarò sempre in prima fila!

Love me love me sarà rilasciato direttamente su Prime Video il 13 febbraio, sintonizzatevi (a vostro rischio e pericolo)!
-Tiziana
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