Material Love (2025), recensione in anteprima: l’intramontabile dilemma tra ragione e sentimento

«Non sto chiedendo un miracolo, voglio solo qualcuno da amare

Soldi o amore? Sembra banale e tutti noi pensiamo di avere la risposta, ma le scelte nella vita reale sono ben più complesse del previsto. È questo il tema che Celine Song vuole approfondire in Material Love, il suo secondo lungometraggio dopo l’acclamatissimo Past Lives.

Lucy (Dakota Johnson) è un’organizzatrice di incontri romantici che lavora per l’agenzia di incontri Adore. Eccezionale nel suo lavoro, vede ormai le questioni romantiche come una scienza: per combinare i suoi clienti si basa sulle loro richieste riguardo ad aspetto fisico, professione, interessi e stipendio, calcolando con precisione ogni fattore. Single per scelta, è convinta che, se mai si sposerà, sarà con un uomo molto ricco che soddisfa tutti i suoi requisiti, in modo da rendere il suo matrimonio un perfetto accordo commerciale. Nonostante le sue ferme convinzioni, la vita la mette di fronte a un bivio: Harry (Pedro Pascal), un uomo d’affari ricco e affascinante, o John (Chris Evans), il suo storico ex fidanzato con cui si era lasciata per problemi finanziari? Inoltre, Lucy avrà a che fare anche con problemi al lavoro, dopo che una sua cliente farà causa ad Adore a causa di uno stupro avvenuto durante un appuntamento da lei organizzato.

Partiamo dal dire che non vedevo un trailer così fuorviante dai tempi del remake musical di Mean Girls, che lo faceva apparire come tutto tranne che un musical. Bene, il trailer di Material Love vende agli spettatori un prodotto totalmente diverso, li illude di star andando a vedere una commediola romantica con al centro il solito intramontabile triangolo amoroso, eppure il suddetto triangolo è solo uno dei molteplici mezzi di cui si serve Celine Song per approfondire il tema principale del film. Non ci troviamo davanti a un filmetto romantico che vuole creare fandom wars à-la “team Edward o team Jacob?”, ma a una pellicola composta per il 90% da dialoghi, che parla di soldi, amore, ma soprattutto di priorità. Lucy crede di sapere quali sono le sue priorità nella vita, ormai ha avuto abbastanza esperienze da sapere cosa vuole e cosa no ed è arrivata a un punto in cui è convinta dei suoi obiettivi. Eppure, la teoria è un conto, la pratica è un altro: quando Lucy inizia a ottenere tutto ciò che ha sempre desiderato, si rende pian piano conto di non essere felice e tutto il suo mondo inizia a crollare.

Fondamentale è il personaggio di Sophie (Zoë Winters), soprattutto il suo sviluppo attraverso gli occhi di Lucy: inizialmente Sophie non è altro che una cliente come le altre, con le sue esigenze in quanto a uomini e con un profilo fitto di dati, insomma, un insieme di numeri nella mente matematica della protagonista; tuttavia, la terribile disavventura di Sophie fa aprire gli occhi a Lucy, che inizierà a vedere finalmente i suoi clienti come persone, e non un insieme di dati da analizzare. Ed è questo il fulcro di tutto il film: la vita non può essere vissuta come un semplice calcolo aritmetico, per quanto questo possa darci apparenti certezze e rassicurazioni.

Lucy deve imparare a fidarsi un po’ anche del cuore, oltre che della testa. Deve accantonare la razionalità per poter finalmente vivere. Attenzione però, Material Love non vuole far passare banalmente il messaggio “se c’è l’amore, non serve altro”, anzi. Lucy e John sono proprio un esempio di come, in un mondo così materialista, solo l’amore non basta, ma, in fondo, tutto sta nell’imparare a bilanciare.

Da un punto di vista di fruizione, temo che Material Love abbia lo stesso “handicap”, passatemi il termine, di Past Lives: se lo spettatore non riesce a immedesimarsi nei dilemmi interiori della protagonista, il film potrebbe risultare quasi solo un esercizio di stile. Con Material Love, Celine Song non ha certo aperto un vaso di pandora e non ha rivelato al mondo nessuna sconvolgente verità sull’amore, ma chi si è ritrovato, anche nel suo piccolo, a vivere un dilemma simile a quello di Lucy sarà di certo più propenso ad ascoltare i numerosissimi dialoghi del film rispetto a chi ne è completamente estraneo. È innegabile, tuttavia, che il punto forte di Celine Song sia la sua capacità di indagare negli angoli più bui del cuore, bilanciando alla perfezione cinismo e ottimismo: commedia, sì, ma in un contesto molto reale.

Material Love vi aspetta al cinema a partire da oggi, 4 settembre, distribuito in Italia da Sony Pictures.

-Tiziana

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