Hunger Games – La Ballata dell’Usignolo e del Serpente (2023), recensione: il prequel che ci meritavamo

«Sono le cose che amiamo di più a distruggerci.»

“C’era Haymitch, c’era Finnick, c’era Johanna, c’erano un sacco di personaggi interessanti di cui esplorare il passato. Avevamo proprio bisogno di un prequel su Snow?” – cit. me stessa, un clown, nel 2020.

Ebbene sì, purtroppo devo ammetterlo, quando Suzanne Collins pubblicò La Ballata dell’Usignolo e del Serpente nel 2020 non ero affatto convinta della sua scelta di concentrarsi, tra tutti i bei personaggi della saga, proprio su Snow. Il cattivo. Il personaggio che più si è portati a detestare durante la lettura della trilogia originale (a parte Gale ovviamente, vaf*****lo Gale). Possiate perdonarmi, ero giovane e ingenua e ancora non avevo capito l’immenso potenziale di una villain origin story ben fatta per raccontare uno degli antagonisti più spietati della distopia moderna.

Siamo in un epoca in cui il cinema contemporaneo sembra non essere più in grado di raccontare storie dal punto di vista degli antagonisti senza edulcorarne azioni e comportamenti. L’esempio più lampante sono i live action targati Disney come Maleficient e Cruella, i quali, per quanto godibili, perdono completamente di vista lo scopo originale, ovvero quello di raccontare un cattivo. Malefica e Crudelia, in quanto protagoniste dei loro rispettivi film, ne diventano le eroine, perdendo la loro caratteristica principale: la malvagità. Forse l’unico vero esempio di villain origin story fatta come si deve che mi viene in mente è la trilogia prequel di Star Wars, il cui terzo capitolo risale in ogni caso a quasi 20 anni fa. In un simile contesto, Hunger Games: la Ballata dell’Usignolo e del Serpente ci ricorda una cosa fondamentale: non è necessario dover tifare per il protagonista per apprezzare un film d’intrattenimento.

Ma facciamo un passo indietro. Siamo a Panem, 64 anni prima del primo capitolo di Hunger Games, e Coriolanus Snow (Tom Blyth), il futuro presidente, è un brillante studente dell’Accademia di Capitol City. È il decimo anno di Hunger Games, ma i cittadini stanno iniziando a perdere interesse nei giochi, che fino a quel momento non sono stati altro che un gruppo di ragazzini che si ammazzavano brutalmente in un’arena (sempre la stessa) in massimo un paio d’ore. La decima edizione sarà dunque decisiva per il futuro dei giochi: verranno ufficialmente aboliti o diventeranno una tradizione per Panem allo stesso modo in cui il Festival di Sanremo lo è per l’Italia? Naturalmente il pubblico già conosce la risposta, così come è già consapevole del destino di quasi tutti i personaggi principali, eppure il bello non è scoprire cosa sia successo, ma come.

La Ballata dell’Usignolo e del Serpente di Francis Lawrence è un prequel intelligente che non si perde nel fan service e unisce tutti i tasselli alla perfezione, senza strafare (velatissima frecciatina a J.K. Rowling? Assolutamente). Sfrutta al meglio l’effetto nostalgia dei fan storici della saga, fornendo loro nuove informazioni sulla lore di Hunger Games e mostrando nel dettaglio degli avvenimenti che nella saga originale vengono solo menzionati, ma non risulta mai ripetitivo o già visto. Il contesto storico in cui è ambientato, infatti, fa sì che vi siano dinamiche completamente differenti dalla trilogia (tetralogia, se consideriamo i film) originale. Se in Hunger Games i distretti sono ormai da decenni soggiogati da Capitol City, che vive invece nel lusso e si gode i giochi annuali come un evento di intrattenimento, ne La Ballata dell’Usignolo e del Serpente Panem è ancora in subbuglio dopo “i Giorni Bui” e Capitol City è alla ricerca di una stabilità in cui poter rifiorire. Molte famiglie di Capitol, tra cui gli Snow, hanno perso tutto e sono sommerse dai debiti, mentre i cittadini più illustri dei distretti, come i Plinth, hanno fatto fortuna e si sono guadagnati un posto nella capitale pur non essendone originari. È proprio in questo contesto che viene analizzata la psicologia dei personaggi principali del prequel, da Coriolanus Snow, alla ragazza tributo del distretto 12 Lucy Gray Baird (Rachel Zegler), all’ex abitante del distretto 2 Sejanus Plinth (Josh Andrés Rivera), e le dinamiche in atto tra di loro.

Lucy Gray Baird è una co-protagonista estremamente interessante, che sotto molti aspetti è da considerare come diametralmente opposta a Katniss Everdeen, protagonista della saga originale. Se da una parte Katniss è una cacciatrice costretta a dare spettacolo davanti alle telecamere per avere qualche speranza di vincere gli Hunger Games, dall’altra Lucy Gray è una musicista e performer costretta a combattere durante i giochi per sopravvivere. Katniss è schiva e riservata, Lucy Gray è frizzante e piena di energie. Tuttavia le due eroine sono accomunate da un grande amore per la famiglia e da un forte desiderio di ribellione, nonché dal legame con Coriolanus Snow, di cui entrambe sono state, a loro modo, la rovina. Rachel Zegler, interprete di Lucy Gray, ha dimostrato già dalle prime interviste di aver compreso a fondo il suo personaggio (il sopracitato parallelismo tra Lucy Gray e Katniss è stato menzionato da Rachel stessa) e la sua formazione da performer la rende semplicemente perfetta per il ruolo. Il titolo del prequel, infatti, non è un caso: Lucy Gray per tutto il film fa quello che sa fare meglio, esibirsi. Ed ecco che le sue canzoni diventano parte integrante della trama e una in particolare fa da collegamento diretto con i sequel (e credo che sappiamo tutti a quale mi riferisco).

Ma il protagonista indiscusso rimane il giovane Coriolanus Snow, di cui il film racconta le origini, mostrandoci la sua tragica infanzia e le motivazioni che lo spingono a voler diventare a tutti i costi lo studente migliore dell’Accademia. Tuttavia questo prequel non vuole giustificare il futuro presidente o far provare al pubblico compassione per lui, vuole semplicemente analizzare la sua evoluzione, alla fine della quale diventerà il terribile dittatore che tutti già conosciamo. Non si tratta però di un percorso in negativo, in cui il personaggio parte prevalentemente buono per poi diventare un vero e proprio antagonista, perché Coriolanus Snow non è mai un personaggio positivo. C’è senza dubbio del buono in lui e per una discreta parte di film assistiamo ai tentativi di Coriolanus di bilanciare il suo innato individualismo con sentimenti positivi come il rispetto e la compassione, spinto dapprima dalla cugina Tigris (Hunter Schafer) e in seguito da Lucy Gray, ma da un certo momento in poi rinuncia, abbracciando fino in fondo il suo lato oscuro. Incredibile pensare che Tom Blyth, interprete di Coriolanus, sia un attore relativamente alle prime armi, la cui filmografia conta giusto un paio di titoli prima di questo film, perché l’intera caratterizzazione del suo personaggio è sorretta dalla sua fantastica capacità espressiva. Mi auguro vivamente di vederlo in futuro in progetti sempre più importanti, perché se lo merita.

E ora, prima di chiudere, vorrei aggiungere un paio di commenti frivoli che non guastano mai. Prima di tutto vogliamo parlare di come abbiano perso l’occasione di fare la cosa più divertente del mondo assegnando la parte dell’antenato di Caesar Flickerman (interpretato da Stanley Tucci) a Mark Strong? Io che spesso e volentieri faccio fatica a distinguerli avrei potuto seriamente andare in palla. Poi ovviamente chi sono io, persona semplice, per non commentare “if Snow bad, why hot? :(” ? Seriamente, quando hanno dato la parte a Tom Blyth hanno messo la moralità di molt* a dura prova.

Scherzi a parte, Hunger Games: la Ballata dell’Usignolo e del Serpente potrebbe non essere il prequel che ci aspettavamo, ma è senza dubbio il prequel che ci meritavamo. Il film è uscito nelle sale italiane il 15 novembre 2023 e spero rimarrà ancora a lungo. Mi raccomando, andate a vederlo sul grande schermo, perché ne vale la pena.

-Tiziana

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