#RoFF18 – C’è Ancora Domani (2023), recensione: un passo alla volta verso la libertà

«Guarda quanta gente c’è, a bocca chiusa» – Daniele Silvestri, A bocca chiusa

Ho pensato a lungo a come parlare di questo film. Un film che sta rompendo record su record in Italia dopo essere stato presentato come film di apertura alla 18^ edizione della Festa del Cinema di Roma. Un film diretto e interpretato da Paola Cortellesi. Un film storico ma oggi più attuale che mai. Ci ho pensato a lungo perché avevo la sensazione che tutto fosse stato detto a riguardo e non riuscivo a trovare uno spunto personale da cui partire.

Lo spunto, purtroppo, è arrivato ieri, quando è stato ritrovato il corpo di Giulia Cecchettin, la ventiduenne veneta scomparsa una settimana prima, vittima dell’ennesimo episodio di violenza di genere da parte dell’ex fidanzato. Ed è quindi con estrema rabbia che scrivo questa recensione.

Nella mia prima bozza non avevo altro che parole positive, dicevo che ero uscita dalla sala con il cuore colmo di gioia e le lacrime agli occhi, ne parlavo in modo entusiasta. Ma oggi sono arrabbiata, sono furiosa. E oggi più degli altri giorni voglio parlare di C’è Ancora Domani, di ciò che ci racconta del passato, ma soprattutto di ciò che ci mostra del presente.

Roma, 1946. Delia è una donna con una famiglia apparentemente normale, due figli piccoli, una figlia adolescente, un marito e un suocero anziano che vive in casa con loro. Si occupa della casa e svolge lavoretti in giro per la città per guadagnare qualche spicciolo in più da aggiungere allo stipendio del marito. Delia è anche vittima di violenza da parte del marito, subisce continue minacce, viene picchiata ogni volta che fa o dice qualcosa di “sbagliato” o “inopportuno”, eppure lei questa situazione la vive come se fosse la normalità, perché ormai per lei è normalità. La migliore amica Marisa la mette in guardia ripetutamente, la avvisa che, un giorno o l’altro, le minacce e le percosse si trasformeranno in un vero e proprio omicidio. La figlia Marcella, invece, le rimprovera la sua incapacità di reagire, con un continuo «mamma, tu non fai mai niente».

Questa è la storia della presa di coscienza di Delia, ma in realtà è la storia di tutte le donne, degli sgarri che subivano in passato e che, in forma diversa, subiscono tutt’ora. Paola Cortellesi ci mostra con lucidità e ironia la realtà dei fatti, ci mostra un’Italia figlia del patriarcato, in cui un ragazzo al primo giorno di lavoro guadagna più di Delia perché «quello è omo, no?», in cui le vicine di casa sentono le botte e le percosse e stanno in silenzio, spettatrici inermi, in cui le microaggressioni verso le donne sono all’ordine del giorno.

Ma C’è Ancora Domani ci indica anche una via di fuga, una soluzione al patriarcato e una possibilità di un’Italia e un mondo migliore. Nel 1946, in Italia viene esteso il diritto di voto anche alle donne, che il 2 e 3 giugno sono accorse in massa a far sentire la propria voce. Ma quindi il diritto di voto è la soluzione a tutti i mali del mondo? Assolutamente no, ma la lotta femminista è fatta di piccoli passi, di tanti mattoncini apparentemente minuscoli e insignificanti, che all’aggiungersi l’uno sopra l’altro costruiscono una nuova società. Nel 1946, quel mattoncino fu il diritto di voto. Nel 2023, in cui nonostante gli enormi passi avanti avviene in Italia ancora un femminicidio ogni quattro giorni, non dobbiamo smettere di aggiungere mattoncini, di combattere per una società migliore.

Quella di Delia è una lotta silenziosa, in onore di tutte le donne “dimenticate”, che non vengono ricordate dai libri di storia, le cui azioni sono passate inosservate, ma che hanno combattuto affinché ci potesse essere un futuro migliore per le generazioni successive. «Mamma, tu non fai mai niente», le rimprovera Marcella, ma Delia fa eccome. Delia lotta per salvare sua figlia da un matrimonio infelice e per darle la possibilità di studiare, lotta per non far compiere alla figlia gli stessi errori compiuti da lei. E a un certo punto Delia lotta anche per se stessa e per la sua autodeterminazione. Eppure non può essere solo uno sforzo personale. Paola Cortellesi nel finale del film (di cui parlerò in modo molto generico per non fare spoiler) ci mostra come sia l’unione a fare la forza. L’uomo violento, figlio del patriarcato, è intimidito dalla massa, fa il gradasso quando sa di essere in una posizione di potere, ma è costretto a tirarsi indietro appena si trova isolato.

In un momento storico come il nostro in cui la nostra società si nasconde dietro una facciata di apparente libertà, i figli del patriarcato si sentono legittimati a comportarsi in determinati modi, perché si trova sempre un modo per giustificarli e allo stesso tempo di colpevolizzare le vittime. Sono le donne a dover cogliere i segnali, a non dover aizzare l’uomo, a non dover provocare, a non dover fare questo o fare quello. Gli uomini invece, poverini, bisogna capirli, bisogna mettersi nei loro panni, avevano problemi mentali, problemi in famiglia, problemi al lavoro, frequentavano giri loschi, avevano una vita difficile… «hanno fatto due guerre». Giustificazioni su giustificazioni. In questo modo non cambieremo mai, ma Daniele Silvestri, con la sua bellissima A Bocca Chiusa, scelta come canzone di chiusura del film, ci ricorda una cosa molto importante. Ci ricorda che c’erano, ci sono e sempre ci saranno persone pronte a combattere, e che non saranno mai sole. Guarda quanta gente c’è, che sa rispondere dopo di me, a bocca chiusa.

C’è Ancora Domani è un film importante, che si sta facendo sentire. Se non lo avete ancora fatto, recuperatelo, per ricordarvi che il cambiamento parte da noi. Per fare in modo che ci sia sempre “ancora domani”.

-Tiziana

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