Elemental (2023), recensione in anteprima: il rinascimento delle rom-com nell’animazione

«Perché qualcuno dovrebbe dirti cosa fare della tua vita?»
– Wade a Ember

Mercoledì 21 giugno uscirà finalmente nelle sale italiane Elemental, il nuovo film targato Disney Pixar, diretto da Peter Sohn, già regista de Il Viaggio di Arlo e del cortometraggio Parzialmente Nuvoloso.

Ammetto che, nonostante il trailer abbastanza convincente e la bellissima grafica, le mie aspettative non erano altissime, soprattutto per il fatto che l’unico altro lungometraggio del regista è, a mio avviso, uno dei film Pixar meno riusciti e più dimenticabili. Sono molto felice di poter affermare che il film ha superato le mie aspettative. Sono uscita dalla sala entusiasta di Elemental, dei suoi personaggi e della sua storia, che trae spunto dalla vita del regista stesso.

Peter Sohn è infatti nato in America da una famiglia di origini coreane che si è trasferita dall’altra parte del mondo nella speranza di una vita migliore, e questa sua situazione famigliare è stata di ispirazione per la storia della protagonista Ember, una ragazza di fuoco nata a Element City da genitori fuochesi, fuggiti dal loro Paese a causa di una terribile tempesta che ha distrutto la loro casa. Ember rappresenta tutti i figli di immigrati di seconda generazione, giovani con un forte senso di responsabilità nei confronti dei loro genitori, consapevoli dei sacrifici che hanno compiuto per offrire loro una vita migliore. Ma se da una parte Ember sente un grande senso di appartenenza alla comunità fuochese che vive nei quartieri periferici di Element City, dall’altra sogna di poter frequentare tutti quei luoghi della città in cui non è accettata per via delle sue origini, nonostante a Element City vi sia nata e cresciuta.

Wade, il ragazzo acquatico co-protagonista del film, vive invece una situazione diametralmente opposta a quella di Ember, in quanto la sua intera famiglia è originaria di Element City e lui ha tutti i privilegi possibili grazie alla sua natura di acquatico. Anche i loro caratteri sono apparentemente molto diversi: Ember è ambiziosa, determinata, appassionata, ma perde facilmente la calma e rischia spesso di lasciarsi andare ad attacchi di rabbia; Wade invece è ingenuo, ottimista, pacifico, ma non è in grado di controllare la sua emotività e scoppia a piangere ogni due per tre.

Sebbene il primo incontro tra Ember e Wade non sia proprio la definizione di meet-cute (lui piomba per sbaglio nella cantina del negozio di lei e le fa una marea di multe in quanto ispettore sanitario), tra i due nascerà presto un interesse romantico, ma i loro mondi sembrano essere incompatibili.

Elemental è una vera e propria commedia romantica con tutti i trope principali del genere ed è fortemente influenzata da altre rom-com in cui i protagonisti sono una coppia mista, da Indovina chi viene a cena (1967), a Il mio grosso grasso matrimonio greco (2002), a The Big Sick (2017), nei quali l’incontro-scontro tra diverse realtà e culture è fondamentale per lo sviluppo della storia d’amore.

Personalmente, non potrei essere più contenta della scelta di Peter Sohn di rendere Elemental una commedia romantica (basata tra l’altro sulla relazione tra lui e sua moglie), data la carenza di storie d’amore nei recenti film targati Disney e Pixar. Negli ultimi anni, infatti, ho avuto la sensazione che i prodotti d’animazione Disney si siano volutamente allontanati dalla rappresentazione dell’amore romantico, soprattutto in film con protagoniste femminili. Inizialmente questa tendenza ha rappresentato un grande passo avanti, trovo infatti fondamentale insegnare alle bambine che per essere felici e sentirsi complete non sia necessario avere un uomo al proprio fianco, tuttavia iniziavo ad avere sempre più la sensazione che la Disney volesse smettere del tutto di trattare storie d’amore nei suoi prodotti animati, come se l’amore romantico non potesse coesistere con le storie di giovani forti e indipendenti. Elemental, da questo punto di vista, rappresenta un nuovo inizio e finalmente il rinascimento delle commedie romantiche ha raggiunto anche i prodotti per bambini.

Un altro aspetto interessante del film è la grande fusione di culture che ha dato vita al popolo fuochese nell’immaginazione di Peter Sohn. Il regista, infatti, ha affermato che inizialmente la cultura della gente di fuoco avrebbe dovuto attingere esclusivamente da quella coreana, ma che, dopo l’avvio del progetto, ogni membro del team proveniente da una famiglia di immigrati ha aggiunto del suo, creando una miscela di culture diverse. Ed ecco che i fuochesi, nei loro abiti e nelle loro tradizioni, presentano elementi di origine africana, asiatica, sudamericana e altro ancora.

In conclusione, Elemental è la prova che, per funzionare, un film non deve per forza basarsi su idee nuove ed estremamente originali e che talvolta la scelta migliore è proprio quella di raccontare ciò che ci è più famigliare, per poter trasmettere agli spettatori i nostri ideali e le nostre emozioni con più autenticità.

-Tiziana

P.S. Preparatevi a non togliervi mai più dalla testa la colonna sonora cantata da Mr. Rain, io vi ho avvisati.

Elemental arriva al cinema dal 21 giugno distribuito da The Walt Disney Company Italia.

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